Manlio Mattaccini
No Comments

Amarcord: da Bottecchia a Nibalì, quando il Tour parla “italiano”

Bottecchia pioniere nel 1924, poi i duelli tra Bartali e Coppi passando per la sorpresa Nencini e Gimondi; poi 33 anni di attesa per il "mito" Pantani

Amarcord: da Bottecchia a Nibalì, quando il Tour parla “italiano”
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Nibali ha riscritto una pagina importante del nostro ciclismo, e questo durante queste lunghe tre settimane, per fortuna l’abbiamo capito. A colpi di pedalate, di pavè “domato”, salite addomesticate e avversari lasciati letteralmente per strada, ai meno giovani sono tornate in mente alcune imprese del nostro Tricolore nel passato. “Vincent” adesso è nella storia, e insieme a lui altri nostri campioni che sulle strade di Francia sono riusciti, con le loro imprese, a oscurare il male oscuro delle due ruote (il doping) oppure a sventare una sommossa popolare (attentato a Togliatti nel 1948). Poteri dello sport, e del ciclismo.

BOTTECCHIA “PIONIERE” –  Sulla storia della Gran Boucle non basterebbe un solo articolo ma un’enciclopedia. Maurice Garin, francese, nel 1903 vinse la prima edizione, ma lo “spazzacamino” nato in Val d’Aosta assunse la cittadinanza transalpina soltanto nel 1901. Per vedere il primo Tricolore sventolare a Parigi bisogna attendere il 1924, quando Ottavio Bottecchia conquistò la maglia gialla dalla prima tappa (fu il primo a riuscirci, Nibali ci è andato vicino) e vinse un’edizione che prevedeva un abbuono di tre minuti ad ogni vincitore di tappa (ne vinse quattro). Nel 1925 arrivò uno strepitoso bis, dove fu in grado d’infliggere al secondo, il belga Buysse, un distacco di quasi un’ora.

IL DOMINIO BARTALI – COPPI – Un pò di anni di attesa, e poi il duello che appassionò milioni di italiani, in cerca di un sogno dopo gli anni della guerra, mentre i francesi osservavano con più di un pizzico d’invidia. Prima del conflitto bellico, “Ginettaccio” nel 1938 vinse il suo primo Tour conquistando la maglia gialla a Briançon. Poi i sette anni di stop, che rubarono a Bartali gli anni migliori della sua carriera. Al ritorno alle corse il più giovane rivale ed ex gregario Coppi gli diede del filo da torcere, ma nel 1948 fu sempre il toscanaccio che, con le sue imprese in terra francese, dissuase l’attenzione da una possibile rivolta popolare dopo l’attentato a Togliatti. Fausto Coppi, “l’airone” di Castellania, incise il suo nome nell’albo d’oro un anno dopo, al termine di un’incredibile rimonta sul francese Marinelli, che arrivò ad avere anche 17 minuti di vantaggio. Al secondo posto si piazzò Bartali, durante un Tour che vide forse la massima espressione della loro rivalità. Tre anni dopo, nel 1952, l’ormai “agèe” Gino si mise a disposizione di Coppi, aiutandolo (la “foto” della borraccia sul Galibier ne è la più famosa espressione) alla conquista della sua seconda e ultima maglia gialla.

ANNI 60: NENCINI-GIMONDI – Dopo un decennio dominato dagli scalatori, arrivò l’epoca del “Leone del Mugello”. Gastone Nencini, vincitore di un Giro nel 1957, arrivò al Tour del 1960 per riscattare il secondo posto riportato nella corsa rosa del mese precedente. Grande regolarista, ottimo discesista e buon scalatore, vinse quest’edizione senza mai vincere una tappa piazzandosi davanti ad un altro italiano, Graziano Battistini, con un distacco di 5 minuti. Cinque anni dopo, un neoprofessionista di Sedrina s’affacciò per la prima volta nell’Università del ciclismo e ne uscì incredibilmente laureato a pieni voti. Felice Gimondi vinse nel 1965 precedendo l’eterno secondo Poulidor e il nostro Gianni Motta, risultando uno tra i più giovani vincitori di sempre. Di lì a breve sarebbe esploso il fenomeno Merckx: nonostante una carriera in prospettiva molto lunga, l’italiano non riuscì più ad imporsi in giallo sui Campi Elisi.

Pantani sul Galibier: uno scatto entrato di diritto nella storia

Pantani sul Galibier: uno scatto entrato di diritto nella storia

ANNI ’90: LA LEGGENDA DI PANTANI – Negli anni ’80, Saronni e Moser preferivano duellare in Italia, forse spaventati dai “mostri”francesi Fignon e Hinault. Per vedere i nostri atleti competere ad alti livelli, bisogna aspettare i primi anni ’90: Chiappucci e Bugno in strada davano spettacolo, ma Lemond e soprattutto Indurain risultarono ostacoli insormontabili. Ma proprio in quegli anni, stava nascendo la leggenda. Marco Pantani, minuto scalatore di Cesenatico, nel 1994 dopo aver messo paura allo spagnolo al Giro si ripetè anche al Tour conquistando due vittorie di tappa. A Parigi arrivò terzo, stesso piazzamento registrato nel 1997 alle spalle dell’astro nascente Ullrich. Un anno dopo, la vittoria sì della maglia rosa, ma proprio per questo inizialmente nessuno avrebbe scommesso su di lui un centesimo. Il campionissimo tedesco, la Festina di Virenque e Zulle. Incombe l’ombra del doping, intere squadre estromesse dal Tour. L’immagine della corsa, e del ciclismo, è mortificata. Ullrich è saldamente primo, avviato verso una mesta vittoria. Per restituire credibilità e soprattutto entusiamo, ci voleva un’impresa di quelle eroiche. Il 27 luglio del 1998, il Pirata scattò sul Galibier. Tutti sappiamo come andò a finire. Dopo 33 anni, il Tour si tinge di verde, bianco e rosso. Doppietta Giro-Tour riuscita solo ai grandissimi. Nel 2015, Nibali può provarci.

Manlio Mattaccini

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *