Enrico Steidler
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Tavecchio fa il Tafazzi e rilancia il partito di Albertini

Le banane di “Opti Pobà” sono diventate un caso politico, e l’elezione di Tavecchio a presidente della Figc non appare più così scontata

Tavecchio fa il Tafazzi e rilancia il partito di Albertini
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Che facciamo adesso?… Si chiedevano angosciati i sostenitori di Albertini dopo l’umiliante mazzata subita tre giorni fa in Lega. Proviamo con la macumba? O è meglio un rito vudù? Qualcuno ha dei capelli di Tavecchio, per caso? Non li ha nemmeno lui… Allora basta un pezzetto di stoffa dei suoi abiti, o qualche unghia… Io ho il suo numero di cellulare, se può servire… Insomma, panico allo stato puro. Nessuno, in quel concitato e disperato dopo-Waterloo, osava sperare in un “aiutino” del Cielo, né tanto meno in un provvidenziale autogol dell’avversario. No. La speranza che qualcosa potesse riaprire un match perso e straperso era ormai quasi rasoterra, e il ricorso alla Magia Nera sembrava essere l’unica luce in fondo a un tunnel sempre più buio.

E invece, guarda un po’, la luce era proprio Tavecchio: bastava solo dargli il tempo di accendersi e di folgorare tutti coi suoi effetti stroboscopici, e poi la vita sarebbe tornata a sorridere. Così è stato. L’Archeotavecchius ha fatto harakiri trafiggendosi con la sua lingua a banana, e il plotone di esecuzione allestito in fretta e furia dai giornali si è già schierato per eseguire la sentenza emessa dal web. Il condannato vuole esprimere il suo ultimo desiderio? Sì, volevo solo dire che sono impegnato da anni nel volontariato, e che in Africa… Fuoco!

NON E’ UN PAESE PER TAVECCHI“La sua frase – di Tavecchio, ndr – non è solo un bisticcio di parole”, scrive il direttore della Gazzetta dello Sport alludendo a «Opti Pobà è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio». “E’ l’indice di una forma mentis che allinea l’extracomunitario all’uomo nero, quindi alla scimmia, quindi alle banane. Un pensiero primordiale, insinuante, pericoloso, censurabile anche dopo una partita a carte. Figuriamoci quando ambisci alla guida dello sport più amato e all’enorme responsabilità sociale che ciò comporta”. (…) “Sul fatto che Tavecchio, con i suoi alleati – conclude Monti non avesse le carte in regola per rinnovare il nostro movimento calcio siamo stati chiari sino alla noia. Ora che la conferma ce l’ha fornita lui stesso gli chiediamo, con tristezza e senza arroganza, di farsi da parte”.

Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport

Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport

“Si sperava che il presidente del Coni, Giovanni Malagò, intervenisse con decisione per frenare l’elezione di questo Re Travicello – rincara la dose Aldo Grasso sul Corriere della Sera – ma se n’è guardato bene, rifugiandosi dietro i soliti regolamenti, fingendo di non capire l’eccezionalità del momento. Insomma, Tavecchio è così debole da mettere tutti d’accordo: il candidato ideale per non cambiare nulla e mantenere il potere costituito. Valori veri, italiani, con pedigree certificato. Ma il calcio non merita un presidente così”.

BANANA DAL CIELO – Ai più autorevoli commentatori si aggiungono poi un po’ tutti, dai partiti politici – PD e Sel in testa – alla casalinga di Voghera, e in difesa di Tafazzi si schierano solo Abodi (“Una frase inaccettabile non fa di una persona un razzista”), Beretta, Gasparri e la Santanchè… In tutto ciò, sia chiaro, in questa unanime e solerte levata di scudi non vi è nulla di sbalorditivo considerando l’enormità della “gaffe” tavecchiana. “L’unica sorpresa – semmai, come osserva giustamente Andrea Monti – è la velocità perentoria con cui l’Ancien Régime ha saputo autoaffondarsi”. Già, è vero: la banana piovuta in men che non si dica dal cielo è stata un “miracolo” inaspettato, e tuttavia non è detto che basti a ribaltare le sorti della guerra ancora in corso, anzi.

Ma se anche ci riuscisse, che cosa ci aspetta? Un Régime meno Ancien del precedente, questo sì, e pure molto più presentabile, ma nel quale non si riesce a intravedere neppure un barlume di Nouveau. E’ di questo che avremmo bisogno, e sotto tutti gli aspetti. C’è così tanta differenza, in fondo, fra morire democristiani o crepare politically correct? Beh, sì, certo. Almeno salviamo le apparenze. Contenti voi…

Enrico Steidler

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