Jacopo Rosin
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Carlo Tavecchio, l’uomo giusto per l’Italia di oggi

L'infelice uscita razzista del candidato alla presidenza della FIGC non ne intacca l'attuale posizione di vantaggio. Questa è l'Italia...

Carlo Tavecchio, l’uomo giusto per l’Italia di oggi
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Carlo Tavecchio, nato a Ponte Lambro, provincia di Como, nel 1943. Un passato come esponente di Democrazia Cristiana. L’Italia del dopo-Mondiale voleva un cambiamento, un vero e proprio scossone che mandasse un segnale a tutto l’ambiente, aria fresca, nuovi progetti per rialzare un paese calcistico inopinabilmente in riserva di ossigeno. “Spazio ai giovani!”Sono in tanti a rivendicarlo, sostenendo che la nostra è una Nazione che per troppi settori è in mano a ultra 70enni con una visione ormai antiquata sulla realtà. Chi meglio dei giovani può portare quel tanto agognato vento di cambiamento? Ecco allora scendere in campo lui, il favorito a questa rivoluzione: Carlo Tavecchio, solo 71 anni e per giunta compiuti da poco. L’Italia chiamò.

Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della FIGC

Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della FIGC

FUTURO NELLE SUE MANI? – Se per caso, sul pianeta terra, dovesse esistere un “Opti Poba”, sicuramente in questo momento sarebbe offeso e impegnato a contattare i suoi avvocati. La “gaffe” di ieri fatta da Tavecchio durante la presentazione della sua candidatura come presidente della FIGC ha dell’incredibile. Per chi se la fosse persa ecco lo straordinario ed eccelso pensiero che Sir Tavecchio ha esternato a proposito dei giocatori extracomunitari: “L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che “Opti Poba” è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”. Ok, trattasi di comunissima “gaffe”, ma i collegamenti che il cervello compie a volte signicano e valgono più di mille parole. Ovviamente le scuse da parte di Tavecchio sono arrivate subito dopo la conferenza, ma onestamente è difficile credere che in un paese che lotta ogni domenica contro lo schifo dei buh razzisti, certe affermazioni possano essere perdonate e annoverate con un sorriso nel grande e variopinto mondo delle “gaffe”. Ciò che maggiormente colpisce, lascia pensare e, soprattutto, fa inorridire, è che Tavecchio resta il favorito alla carica di Presidente della FIGC, con ben il 69% dei consensi. Ottima dimostrazione d’intenti di un paese che vuole cambiare pagina e dare inizio ad una crescita sportiva e culturale. Stadi senza barriere, tifoserie pacifiche e il calcio come spettacolo per famiglie; cari presidenti – 18 su 20 in Serie A – sostenendo ancora Tavecchio alle elezioni, dopo la “gaffe” di ieri, dimostrerete di non meritare tutto ciò e di appoggiare un movimento calcistico con a capo una persona che, seppur competente in materia, ha un cervello che associa primordialmente un nome di matrice africana – come quello del povero “Opti Poba” – alle banane. Sarà perchè all’opposizione c’è un ex giocatore, Albertini, minaccia troppo pericolosa per il potere presidenziale. Tifosi razzisti d’Italia unitevi, potreste avere un nuovo portabandiera al quale dedicare i prossimi striscioni ignoranti da esporre negli stadi. Resta ora da chiedersi: con che coraggio la FIGC – eventualmente capeggiata da Lord Tavecchio – potrà disporre sanzioni ai club, chiudendo le curve e imponendo multe in occasione dei prossimi buh,ululati da qualche idiota?

QUESTIONE DI CURRICULUM –  Non basta un tono deciso dicendo frasi ad effetto per meritarsi un’elezione ad una carica tanto importante. Impossibile non pensare che in un altro paese europeo, dopo la “gaffe” su Opti Poba, l’intera platea avrebbe avvolto il colpevole con una bordata di fischi e buh, ma di disapprovazione. Nemmeno le tante mosche presenti ieri al banchetto si sono permesse di spiccare il volo dopo lo sproposito regalato da Tavecchio. Altro ottimo segnale di un paese che lotta per i principi di civiltà e di un cambiamento reale. “Le banane? Non mi ricordo neppure se ho usato quel termine, e comunque mi riferivo al curriculum e alla professionalità richiesta dal calcio inglese per i giocatori che vengono dall’Africa o da altri paesi – ha spiegato poi Tavecchio – Mi riferivo al calcio inglese che sugli extracomunitari ha regole precise: prima di giocare devono mostrare un curriculum di professionalità prestata nel loro paese altrimenti non vengono accettati”. Caro Tavecchio, Lei ha ragione sul discorso riguardante le rivisitazioni ai regolamenti, farebbero bene ad un sacco di settori nel nostro paese, non solo nel calcio, ma tenga presente che nell’Italia di oggi il curriculum è una componente non più necessaria per ottenere un lavoro. Migliaia e migliaia di giovani mandano ottimi curriculum ogni giorno in cerca di un futuro e capita anche che la risposta sia: “Lei è troppo qualificato per lavorare nella nostra azienda” – se hanno la fortuna di ricevere una risposta – già Dott.Tavecchio, nel bel paese di oggi capita anche questo. Curriculum… quindi, cerchiamo di capire: considerando la situazione nazionale attuale riguardo ai curriculum, a Seydou Keita, nuovo acquisto maliano della Roma, per esempio, ma soprattutto per coerenza, Pallotta&Co. avrebbero dovuto rispondere che è troppo qualificato per l’attuale Serie A, avendo vinto tutto ciò che un giocatore può vincere in carriera ai tempi di Barcellona. Poi certo, tutti d’accordo riguardo al settore giovanile italiano che deve essere sostenuto di più. Sempre per rimanere nel campo della situazione nazionale, Albertini ha un progetto, Lei, Carlo Tavecchio, per ora solo un curriculum e che curriculum  abbinato ad una mente che fa collegamenti davvero pericolosi per il futuro del calcio italiano, e chissà cosa sarebbe successo se al Suo amico immaginario citato ieri, quello che mangia le banane tanto per capirci, avesse sbadatamente aggiunto nel mezzo del cognome una G… apriti cielo, sarebbe stata una persona reale…

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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