Massimiliano Riverso
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Vincenzo Nibali, il campione dell’era post doping

Vincenzo Nibali è il volto nuovo (e per il momento pulito) del ciclismo italiano, un campione anomalo che domenica entrerà nell'albo d'oro della corsa a tappe più importante al mondo

Vincenzo Nibali, il campione dell’era post doping
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Ci sono sport che lasciano segni indelebili nelle memorie degli appassionati, ci sono campioni che hanno inciso sull’asfalto ruvido e bollente delle vette alpine e pirenaiche storie di sport. Il 24 Luglio 2014 il nome di un altro eroe della bicicletta è stato inciso sui tornanti di uno dei mostri sacri del Tour de France, quell”Hautacam che ha ridato all’Italia lo splendore che mancava dai tempi di Gimondi.

Vincenzo Nibali è il volto nuovo (e per il momento pulito) del ciclismo italiano, un campione anomalo che domenica entrerà nell’albo d’oro della corsa a tappe più importante al mondo. Anomalo per la sua provenienza (la Sicilia di Montalbano e Leonardo Sciascia), anomalo per la sua esplosione avvenuta gradualmente nel tempo e, escludendo possibili sorprese, senza le ‘bombe’ del nuove millennio.

Eritroproietina, trasfusioni di sangue, ematrocrito superiore alla media hanno offuscato uno sport in cui gli ‘aiutini’ ci sono sempre stati ma la cui efficacia non era tale da stravolgere le classifiche di fine Tour. Il ciclismo sta riprendendo sembianze umane, riportando migliaia di corridori da Marte sul pianeta Terra. “La rimonta del secolo” messa a segno da Marco Pantani sul Santuario d’Oropa, Armstrong che saliva come uno scooter sulle rampe del Mont Ventoux, Contador che volava come un jet sulle pendenze impossibili dell’Alto del Angliru, il caso Festina e i Vinokourov di turno, un mare di merda (causa interessi economici) ha sommerso quanto di pulito c’era in uno sport raccontato quando non esisteva il tubo catodico da Radio Corsa e dalle Radio colombiane, uno sport dove la poesia flirta con le imprese sportive.

Lo Squalo sembra esser fatto di un’altra pasta e non lasciamoci trarre in inganno dai distacchi abissali inflitti agli avversari. Questo ciclista proveniente dallo Stretto ci ha sempre messo il cuore, anche quando le gambe erano di diverso avviso. Il trionfo sotto la bufera sulla Tre Cime di Lavaredo era già un segnale chiaro della portata di questo campione e al di là dei ritiri di Froome e Contador questo Tour l’avrebbe vinto a mani basse. Maturità mentale e forma fisica impeccabile frutto di una preparazione ad hoc pianificata dallo staff di Martinelli. Non sarà mai un campione spettacolare, ma la sua forza d’animo lo ha portato a scattare in un punto (10 km dalla vetta) che nel ciclismo moderno è sinonimo di pura follia. Non sarà mai come Coppi e Bartali, non sarà mai come Gimondi, ma con la probabile vittoria nel Tour 2014 entrerà di diritto nella storia del ciclismo moderno.

Invece di dare risalto alle fighe delle ‘Wags’ e alle goliardate di Balotelli, la testata per antonomasia in Italia e tutte le sue sorelle dovrebbero mettere in evidenza l’impresa sportiva italiana dell’anno.

@MassiRiverso

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