Simone Viscardi
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L’involuzione della Serie A: da Parco della Vittoria a Viale del Tramonto

La crisi economica ha impoverito la Serie A, che preferisce però dare rifugio a vecchie glorie piuttosto che lanciare giovani, e la Nazionale piange

L’involuzione della Serie A: da Parco della Vittoria a Viale del Tramonto
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Ashley Cole, a 34 anni debutterà in Serie A.

Ashley Cole, a 34 anni debutterà in Serie A.

Siamo nell’estate del 2008, e la Serie A è la regina del mercato. L’Inter acquista il centrale del Manchester United Nemanja Vidic, a 27 anni uno dei più forti difensori del mondo. Anche la Juventus saccheggia la squadra allenata da Sir Alex Ferguson, assicurandosi le prestazioni del terzino sinistro francese Patrice Evra, che tra gli interpreti del proprio ruolo spicca per atletismo e intensità offensiva e difensiva. La Roma non sta certo a guardare, andando a prendere dal Chelsea Ashley Cole e dal Siviglia il jolly di centrocampo Seydou Keita, bruciando nella trattativa il Barcellona del neo allenatore Pep Guardiola. Il Milan sta fermo? Certo che no! Sempre dal Chelsea ecco il brasiliano Alex, rivelatosi ai tempi del PSV. Il nostro campionato si conferma quindi sempre uno dei più appetibili, capace di convincere a raggiungere il bel paese tanti big nel fiore degli anni. Tutto molto bello, peccato però che non siamo nel 2008 ma nel 2014, che questi non siano Top Player ma figurine sbiadite di vecchi campioni e che la Serie A si stia trasformando da campionato di alto livello a ospizio per ex giocatori alla caccia dell’ultimo contratto.

GERIATRIC PARK – Il mercato di quest’estate parla chiaro, le società italiane sembrano badare più al nome e alle soluzioni low cost piuttosto che agli investimenti su giovani dal potenziale futuro roseo. Così le nostre società riempiono le fila con imbolsiti ultratrentenni scaricati dalle rispettive squadre, col doppio effetto di impoverire ulteriormente una Serie A già patetica imitazione delle sue edizioni di 15/20 anni fa, e di tarpare le ali a un’altra generazione di giovani italiani che rischia di essere sprecata.

LA GENERAZIONE BRUCIATA – Dati alla mano la situazione è tragica e lampante. L’Italia – intesa sia come campionato che, di riflesso, come Nazionale – ha già bruciato una generazione di giocatori, ossia quella compresa tra il 1985 e l’89. Nella squadra di Prandelli, su 23 convocati solo 9 avevano un’età compresa tra i 25 e i 29 anni, quella, per intenderci, coincidente con il picco della condizione psicofisica per un calciatore. Di questi, per’altro, i soli Abate, Bonucci e Marchisio giocano in un Top Club di Serie A, mentre altri come Darmian e Cerci – 25 e 27 anni – sono ancora considerati delle promesse per il futuro, quando alla stessa età gente come Thomas Muller ha già giocato 2 mondiali da protagonista. Così, mentre Sirigu è ancora chiuso dal monumento Buffon, e Paletta è preferito a Ranocchia, altri potenziali azzurri come Astori, Bonaventura, Cigarini, Criscito e Ogbonna sono ai margini del calcio che conta, o relegati in panchina.

SPECCHIO DEL PAESE – Il problema non è della Serie A, ma della società italiana in toto, nella quale per lavorare – che sia su un campo o in un ufficio – è richiesta esperienza, ma che ovviamente non permette alle nuove leve di farsela. Così, mentre dalla politica allo sport ci si riempie la bocca con parole come “rinnovamento” e “progetto giovani”, la situazione ricorda molto da vicino un cane che si morde la coda, e che partorisce solo squadre buone per sfide tra vecchie glorie.

Simone Viscardi (@simojack89)

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