Elisa Belotti
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Mandela: la vita da film e il lungo cammino verso la libertà

Buon compleanno a Nelson Mandela, buon compleanno alla libertà

Mandela: la vita da film e il lungo cammino verso la libertà
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Morgan Freeman interpreta Nelson Mandela in "Invictus"

Morgan Freeman interpreta Nelson Mandela in “Invictus”

NELSON MANDELA. IL COMBINAGUAI Il 18 luglio 1918 a Mvezo, Sudafrica, lungo la riva di un fiume nasceva Rolihlahla Mandela. Il cognome è indicativo, ma leviamo ogni patina di ambiguità: Nelson è l’appellativo che gli fu dato da un insegnante. Quel suo strano nome di battesimo – che ti si arrotola la lingua mentre lo pronunci – significa “attaccabrighe”.Nomen est omen, dicevano i latini. I guai iniziano per Nelson quando, ventitreenne, si rifiuta di sposare la ragazza assegnatagli dal capo tribù. Insomma, a Mandela le imposizioni vanno strette: meglio sovvertire il sistema, piuttosto che rinunciare alla propria libertà. Così fugge col cugino alla volta di Johannesburg. Studente di legge, subito si schiera contro l’apartheid entrando a far parte della resistenza e fornendo assistenza legale a prezzi irrisori a chi non poteva permettersela. Co-fondatore e comandante della ANC, organizza piani di guerriglia per sabotare il governo e la segregazione razziale. Verrà arrestato, la prima volta, nel 1956. Poi nel 1962. Scagionato, viene nuovamente arrestato nel 1963, e l’anno successivo si decide per l’ergastolo. L’11 febbraio 1990 Nelson Mandela esce da quella cella di Robben Island che aveva abitato per 27 anni. Bastavano tre passi per percorrerla tutta. Un posto veramente piccolo per sognare una libertà tanto grande. Ma lui resiste. Fonda la Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Nel 1993 gli viene assegnato il premio Nobel per la Pace. Il 10 maggio 1994 diviene il primo presidente sudafricano di colore.  Muore a Johannesburg il 5 dicembre 2013, esattamente cinquantasette anni dopo il suo primo arresto. Insomma, ci ha messo quasi sessant’anni la vita a fermare quest’uomo. In estrema sintesi, questa, la biografia di Mandela. Niente male per uno che di nome fa “colui che provoca guai”. Se i guai combinati sono la rivendicazione dei più elementari diritti umani e il raggiungimento di libertà e dignità per chi mai ne ha avute, ben vengano tutti i Rolihlahla del mondo.

FILM SU MANDELA- Nel 1999 esce The Long Walk of Nelson Mandela un documentario della PBS. Nel 2007 Bille August dirige Il colore della libertà: la vera storia di una guardia carceraria bianca (James Gregory) che ebbe l’onore di conoscere Mandela negli anni di detenzione. Nel 2009 Clint Eastwood si cimenta in un film di grande successo: Invictus. Film che si focalizza sul ruolo svolto dalla vittoria rugbistica mondiale del Sudafrica nel 1995 e sul ruolo che essa svolse nel processo di integrazione post apartheid. 2013, il nuovo film di Justin Chadwick: Mandela: Long Walk to freedom basato sull’autobiografia dell’ex presidente del Sudafrica. E allora ricordatelo guardandovi una di queste perle. Perché il cinema ha tante funzioni: una di queste è eternare chi deve rimanere in eterno. Mandela deve.

SULLE SPALLE DEI GIGANTI-È il 1933 e Albert Einstein sbarca negli USA. Così, giunto nell’ufficio immigrazione si trova, penna in mano, a compilare il questionario di prassi. Nel modulo gli viene anche richiesto di specificare a quale razza appartenga. È questo l’insegnamento più grande che il suo genio lascia al mondo. Forse più del Nobel per la Fisica. Einstein scrisse, semplicemente: “umana”. Tutti i figli di Dio hanno le ali, ci informa una nota pièce teatrale di O’Neill, ma non tutti hanno il coraggio di fare quel salto definitivo, netto, pericoloso capace di trasformare il cielo nell’unica superficie su cui appoggiare i piedi. Poi ci sono i figli di Dio speciali, quelli coraggiosi, che non solo hanno le ali,  ma riescono a trasformarsi da minuscole formiche in immense creature dalle fattezze mitologiche. E non per questo si vestono di superbia, anzi, si chinano paternamente su noi -piccole impaurite formichine-, ci raccolgono con le loro grandissime mani carezzevoli e come padri buoni ci appoggiano sulle loro spalle forti e ampie e ci rassicurano: «Il coraggio non è una cosa semplice, figliolo. È una scelta. Nessuna scelta è semplice. Anche io avevo paura di saltare, sai? Resta su queste spalle. Lo vedi meglio il cielo? Lo vedi meglio il mondo? Salta da qui. Da qui fa meno paura. Da qui vedi tutto meglio» sembra ci dicano, questi giganti alati.

Elisa Belotti

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