Manlio Mattaccini
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Tour: Nibali, “tocca ferro” e vedrai i Campi Elisi

La potenza dello "squalo", unita ai ritiri di Froome e Contador, sembra un ostacolo insormontabile per i rivali rimasti in corsa

Tour: Nibali, “tocca ferro” e vedrai i Campi Elisi
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Mani salde sul manubrio, due occhi davanti e un paio ai lati e la non necessità di prendere rischi. Il Tour di Nibali, ancor prima d’inerpicarsi sulle vette di Alpi e Pirenei, passa da questi dettagli. La corsa si deciderà nei prossimi sette giorni, anzi si è già decisa. Perchè gli eventi di questa edizione, con fior di campioni già finiti anzitempo fuori dai giochi, ci dicono di una corsa già forse segnata sul piano agonistico. Se in testa ci fosse un Valverde, che non ha mai visto il podio alla Gran Boucle, l’interesse cadrebbe, imitando i tanti capitomboli in gruppo. Ma per fortuna (nostra), l’Italia attende un simile momento dal 1998: dopo il giallo di Pantani, la maglia più ambita era diventata per i nostri corridori, un “giallo”. Per questo ogni giorno con Nibali pedalano milioni di appassionati, in cerca di un riscatto che possa, quantomeno, limitare la pesante decadenza in cui è caduta lo sport italiano.

A “PORTATA DI MANO” – Cadute a parte, e classifica alla mano, alle spalle di Nibali non c’è comunque il nulla. Tra ex gregari in cerca di gloria, o campioncini rampanti che vogliono ricalcare le gesta di Hinault, il messinese deve sapere chi, potenzialmente, può mettergli qualche bastone tra le ruote. Il ritiro di Froome ha dato via libera a Richie Porte, che è 2°in classifica a 2’23”. Di lui si ricorda un 7° posto al Giro 2010, ottenuto grazie ad una “fuga bidone” delle prime tappe, e una 19° posizione nel Tour 2013. Un curriculum scarno per pensare di diventare l’erede di Cadel Evans: ma l’australiano è alla sua prima grande occasione di pedalare da capitano del Team Sky e siamo certi che lotterà fino alla fine. In salita regge ma non è un fenomeno; dalla sua ha la lunga cronometro dell’ultimo giorno, ma va detto che in quel giorno potrebbe aver accumulato un ritardo tale da renderlo inoffensivo.

Pinot, nel Tour 2012 si piazzò in 10°posizione

Pinot, nel Tour 2012 a 22 anni si piazzò in 10°posizione

ALLONS ENFANTS DE LA PATRIE.. – Il terzo gradino è momentaneamente occupato da Alejandro Valverde, mister “al Tour sono sempre tra i favoriti” ma “puntualmente fallisco l’obiettivo”. Il corridore spagnolo, ormai 34 enne, in patria è un profeta (Vuelta vinta nel 2009 e quattro volte sul podio), ma sulle strade di Francia si è sempre dimostrato incapace di reggere il confronto con avversari più quotati. Per lui forse è l’ultima grande occasione della carriera, ma per insidiare il nostro Nibali dovrà inventarsi qualcosa di memorabile.
Il nuovo che avanza, portatori sani di speranze per il presente e per il futuro, ha due nomi: Bardet e Pinot. Le “frecce” del ciclismo transalpino, entrambi classe 1990, hanno dalla loro parte l’allegria e la spensieratezza di non dover (almeno per ora) necessariamente puntare a tutti i costi alla maglia gialla finale. Il Tour di quest’anno s’inserisce all’interno di un proprio percorso, che potrebbe accelerarsi per via degli importanti ritiri, volto a riportare in Francia l’erede di Bernard Hinault, ultimo vincitore transalpino nel 1985. In classifica viaggiano ad oltre tre minuti, ma la sensazione è che almeno uno dei due possa, il 27 luglio, occupare il gradino più basso del podio. Mentre, davanti ai Campi Elisi, magari risuona l‘Inno di Mameli.

Manlio Mattaccini

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