Jacopo Rosin
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Mondiali 2014: l’impietosa Flop 11

Portieri con la papera facile, difensori sbadati, centrocampisti di cartone e attaccanti senza gol: ecco la formazione più deludente dei Mondiali

Mondiali 2014: l’impietosa Flop 11
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Tu chiamale se vuoi, delusioni… mondiali. Tra le tante eredità lasciate da questa kermesse appena conclusa, ci sono quei giocatori, stelle e campionissimi che, con le loro prestazioni mediocri, hanno deluso le aspettative non solo dei propri connazionali, ma anche di tutti coloro in spasmodica attesa di spettacolo. Gli esiti Mondiali decretano i migliori, le sorprese, ma anche la specialissima classifica delle grandi delusioni brasiliane. Ci sarebbero potute essere squadre intere come Spagna, Italia o Portogallo, ma sarebbe stato troppo facile. Quindi, ecco a voi la FLOP 11 di SportCafè24:

La speciale formazione dei Flop 11 dei Mondiali appena conclusi

La speciale formazione dei Flop 11 dei Mondiali appena conclusi

MISTER SAPONETTA – Il premio di peggior portiere dei Mondiali è conteso da Iker Cassilas e da Igor Akinfeev. La spunta l’estremo difensore del Real Madrid in un serratissimo testa a testa, con il russo che si accomoda in panchina. Per Casillas un premio meritato, soprattutto grazie alla prestazione terrificante esibita contro l’Olanda nella gara d’esordio. Paga sicuramente la scarsissima forma complessiva della sua Nazionale, ma se Mourinho prima, e Ancelotti poi, gli hanno preferito Diego Lopez, tra i pali del Madrid, un motivo reale ci deve pur essere. La spiegazione tecnica la dà lui stesso con l’uscita sciagurata nella finale di Champions, completando l’opera con veri e propri gioielli da Gialappa’s Band durante i Mondiali.

DIFESA MATERASSO – Sulla destra il ballottaggio lo stravince Dani Alves, a cui non è bastata la tinta da “Super Sayan” per aumentarne la forza. Inizia il Mondiale dei Mondiali da titolare del suo Brasile, ma si accomoda in panchina a furor di popolo per lasciare posto a Maicon. Di sicuro i brasiliani si aspettava di più dal terzino del Barça, e sicuramente non solo loro. Sull’altra corsia è scontro tra Jordi Alba e Leighton Baines. Vince lo spagnolo, più che altro per prestigio nei confronti dell’inglese. Al Camp Nou ci eravamo abituati a vedergli arare costantemente e senza sosta la corsia mancina, caratteristica che in questi Mondiali ha praticamente dimenticato a casa. La delusione raddoppia se si pensa che l’ex Valencia è stata la rivelazione assoluta dell’ultimo Europeo. Al centro Paletta e Sergio Ramos si accomodano in panchina per lasciare posto alla coppia magica: Pepe-Pique. Il portoghese riesce a non deludere le aspettative di tutti coloro che, ansiosi, aspettavano uno dei suoi tipici show. Lui non perde tempo e lo dona alla folla dopo appena 37 minuti di Mondiale, decretando la fine del Portogallo di un incolpevole CR7. Per Pique, invece, è una disfatta da condividere con tutto il resto della squadra, ma da uno che fino all’anno scorso era ritenuto tra i migliori nel suo ruolo certe disattenzioni non sono perdonabili. Nella FLOP 11, per ora, c’è solo Liga.

REGISTI A 2 Km/h – Si inizia a fare sul serio. Il Belgio era una delle grandi possibili rivelazioni di questi Mondiali, anche grazie a quel n°10 in grado di avvicinarsi per tecnica e talento ai pochi eletti del calcio mondiale. Eden Hazard si è fatto rubare la scena da un ottimo De Bruyne, vero motore dei Diavoli Rossi. Per il fantasista del Chelsea i 7 minuti in cui ha acceso il motorino contro la Russia non sono sufficienti per spaccare un Mondiale e probabilmente ad un Belgio effettivamente promettente è mancato proprio lui per andare oltre. Per non essere troppo crudeli con la Roja, Xavi va in panchina e lascia il posto a centrocampo a Yaya Toure. Premessa: il lutto subito durante i Mondiali ne hanno ovviamente influenzato le prestazioni, ma prima che il fratello lo lasciasse il vero Yaya non si è mai visto in Brasile. 20 gol da centrocampista la stagione scorsa in Premier sono un biglietto da visita troppo gustoso per poi non dare spettacolo in nemmeno un minuto di Mondiale. Se Prince Boateng e Steven Gerrard seguono Xavi in panchina, Thiago Motta è uno dei titolari inamovibili di questa squadra. Inspiegabilmente messo in campo da titolare da Prandelli nel match perso con il Costa Rica, riesce a sudare più di tutti pur non uscendo mai dal cerchio di centrocampo. Gioca solo all’indietro anche se ogni tanto rischia pure il passaggio in orizzontale. Risultato: fuori dopo 45 minuti. Nei 25 minuti giocati con l’Uruguay amministra lo svantaggio con grande maestria. La cabina di regia di questa FLOP 11 è assolutamente sua.

Balotelli con il fucile, foto messa su Twitter poco dopo la fine dei Mondiali

Balotelli con il fucile, foto messa su Twitter poco dopo la fine dei Mondiali

TRIDENTE SPUNTATO – Parlare male di Fred sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ma onestamente in pochi avrebbero pronosticato un Mondiale così pessimo da parte dell’attaccante della Flu, soprattutto in considerazione della Scarpa d’Oro ottenuta solo l’estate scorsa nella Confederation Cup, vinta anche grazie ai suoi 5 gol. Non è Ronaldo, questo si sapeva, ma si è dimostrato assolutamente inadeguato a vestire la maglia n°9 di un Brasile che senza punte è stato davvero una bestemmia calcistica. Diego Costa sarebbe potuto essere l’attaccante che è mancato alla seleção, sfortuna vuole che è mancato anche alla Spagna. Tre partite giocate, zero gol e prastazioni imbarazzanti, imputabili solo alla controfigura scarsa di quel giocatore in grado di trascinare a suon di reti l’Atletico Madrid ad alzare il titolo della Liga e a sfiorare l’impresa europea. Quello era il Diego Costa in grado di valere 40 milioni, non questa punta timida e indecisa vista in Brasile; ora al Chelsea dovrà dimostrare sul campo fino all’ultimo centesimo. Ci si aspettava qualcosina in più da Aguero, ma l’infortunio probabilmente l’ha condizionato. In ogni caso, il tridente delle meraviglie non poteva essere chiuso diversamente se non dal nostro caro Mario Balotelli. Da grande illusione nel match contro gli inglesi, a solita conferma di ragazzo con qualche problema dentro e fuori dal campo. Decide di rimanere bad boy con i suoi incomprensibili atteggiamenti, piuttosto che diventare idolo di un paese intero che chiedeva solo sacrificio e grinta per la maglia, doti che gli avrebbero permesso di prendersi tante rivincite nei confronti di chi gli vuole male, ma lui preferisce imbracciare un fucile e farsi una foto. Niente da fare, a 24 anni c’è chi è uomo e chi decide di rimanere bambino. Lo scarica persino il Presidente Berlusconi quando dice che dopo questi Mondiali non è buono nemmeno per essere venduto. L’Italia voleva un campione, Mario potrebbe forse esserlo, ma ci sarà ancora da aspettare… per chi ne abbia voglia.

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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