Modestino Picariello
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O Capitano, mio non capitano: da Leader a Ranocchia

Il degrado di un ruolo e di un calcio che forse non c'è più: la trasformazione della fascia di capitano negli ultimi anni

O Capitano, mio non capitano: da Leader a Ranocchia
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Alla dichiarazione di Mazzarri: “Per la fascia di capitano (dopo Zanetti, ndr)? Vedrei benissimo Ranocchia!” in parecchi, interisti e non, hanno storto il naso. In realtà, nonostante di Ranocchia in queste pagine abbiamo già parlato, e non certo bene, la scelta è tutto fuorché sorprendente, anzi, nel calcio di questi anni, assolutamente logica…

 

Francesco Totti, l'ultimo capitano

Francesco Totti, l’ultimo capitano

NOSTALGIA CANAGLIA – Alla fine ciò che ci manca del calcio di un tempo (ma neanche troppo, forse di meno di vent’anni fa) è la certezza dei ruoli, e di ciò che significavano in campo e fuori dal campo. Sapevi bene chi era il 2, chi il terzino (il terzo della difesa a tre, non nel significato di oggi), cosa rappresentava il 10, sulla maglia di chi andava l’undici, ecc.ecc. Ma soprattutto sul capitano non si sbagliava mai. E non era questione di posizione in campo o bravura tecnica: il capitano era quello a cui tutti dovevano tendere, in campo e fuori dal campo. Non saolo un semplice leader, non solo il giocatore più bravo, ma l’esempio per tutti, il faro di luce nella squadra e colui che ne rappresentava il simbolo, chi ne aveva condiviso fin dall’inizio le sorti anche infauste e poi era assurto in gloria. Insomma, quello che faceva dire agli aspiranti calciatori “Ecco, io voglio essere come lui da grande!”.

DALL’UNIVERSITA’ AL LICEO – Ecco, per fare un paragone didattico, oggi il capitano di una squadra è passato, per la maggior parte delle volte, dall’essere un insegnante universitario (prestigioso, unico, carismatico, teoricamente infallibile, da ascoltare in religioso silenzio) ad essere un insegnante di liceo, che con le nuove riforme deve tendere alla mediocrità dell’alunno invece di provare a portare l’alunno alla sua altezza. Per essere precisi, oggi chi ha la fascia di capitano in campo deve essere un mediatore in campo tra le scelte della società e le esigenze dei compagni. Nessuna superiorità tecnica o carismatica di sorta, se non nell’angusto e proibito spazio degli spogliatoi, ma una comunione d’intenti con chi decide espressa in modo tale da non ferire chi la subisce. In pratica, spesso e volentieri un galoppino di idee e prese di posizione di altri, il copincolla della società in campo.

QUELLE ECCEZIONI CHE SONO ANCH’ESSE REGOLE – Basta vedere i capitani di gran parte della Serie A dell’anno scorso per rendersi conto di quanto la regola sia applicata. Caso di punta il Milan, che ha scelto come capitano il docile e versatile Montolivo invece di chi lo avrebbe meritato almeno per la lunga militanza, ovvero Abbiati. Caso paradossale è la Lazio che ha come capitano un condannato dalla giustizia sportiva, ovvero Mauri. Ma abbiamo avuto tanti capitani “strani”: Perez (Bologna), Gastaldello (Sampdoria), Maietta (Verona), Luci (Livorno), Pasqual (Fiorentina), gente premiata per la fedeltà al vecchio motto dei carabinieri “usi ad obbedir tacendo e tacendo morir”, e, a ben guardare, forse anche gli insospettabili sono ammantati di questi perché. Buffon è capitano perché leader in campo, grandissimo giocatore e uno dei superstiti della B, ma sicuro che non pesino anche le sue entusiastiche accettazioni di tutte le politiche societarie? Su Zanetti, da un certo punto di vista prototipo dei nuovi capitani, non sento il bisogno di ripetermi, su Di Natale si potrebbe dire che è il simbolo della politica dei Pozzo, comprato ad un pezzo di pane e poi diventato il leader della squadra dal 2005 in poi. E così via. Forse l’unico che resta “puro”, con virgolette non a caso, è Er capitano, Francesco Totti: carisma, responsabilità, metterci la faccia anche nelle situazioni più dure, cuore e anima di Roma, dal punto di bista dell’essere leader non ha un difetto, tranne uno, essere l’ultimo della sua specie, almeno in Italia. Per questo, quando appenderà le scarpe al chiodo, perderemo ben più di un semplice calciatore….

Modestino Picariello

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3 Responses to O Capitano, mio non capitano: da Leader a Ranocchia

  1. luigi vasi 5 febbraio 2015 at 19:37

    Piuttosto che prendersela con Ranocchia, che, lo sanno pure i gatti, ha bisogno di essere guidato, e l’Inter un’altro Samuel che guida la difesa non ce l’ha, perche’ non chiedete dov’erano gli altri difendenti…Nagatomo?? Juan Jesus? Forse questi, che di lavoro dovrebbero fare i calciatori, non sanno che sulla rimessa laterale non esiste fuorigioco. Cosa facevano cosi’ alti?? Volevano applicare il fuorigioco appunto?? Un difensore puo’ prendere un falso rimbalzo, puo’ scivolare, puo’ essere preso in velocita’, senza per questo essere considerato scarso. Ne abbiamo nell’Inter, di scarsi…bidoni…gente da prima categoria. Ce la prendiamo con Ranocchia, che mezza Europa sarebbe pronta a prendere, ed il gobbo Conte e’ pronto a rimandare a calci in culo uno scarso vero come Bonucci? Dai…serieta’…Parlate dello scarso Icardi, che e’ un cesso anche come uomo…o di Kuz..o di Kovacic, altro supervalutato. Saluti.

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    • Modestino Picariello 5 febbraio 2015 at 23:37

      A dire il vero, su fallo laterale, la difesa era schierata. Il problema è che Higuain lo teneva Ranocchia. Stavolta gli altri difensori davvero non potevano far nulla

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  2. Indovino Luigi 5 febbraio 2015 at 23:41

    Si parla di port? Per me fino a quel episodio Ranocchia per me era il migliore dell’Inter

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