Matteo Masum
No Comments

Medio Oriente: la prova di forza dell’imperialismo israeliano

Almeno 100 i morti nella striscia di Gaza. Israele mostra di nuovo il volto duro dell'imperialismo

Medio Oriente: la prova di forza dell’imperialismo israeliano
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
Medio Oriente: il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Medio Oriente: il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Quanto sta avvenendo in questi giorni in Medio Oriente è noto a tutti. Siamo difronte all’ennesima aggressione imperialista da parte di Israele nei confronti delle popolazioni palestinesi, con il pretesto dei tre giovani israeliani uccisi, forse da estremisti jihadisti, e della risposta agli attacchi portati da Hamas, il movimento al potere nella striscia di Gaza. In effetti, come al solito, Israele ha avuto la mano pesante. Il bilancio, per ora, dei raid israeliani ha prodotto almeno 100 morti tra i civili palestinesi; di contro, i morti provocati dai razzi sparati da Hamas sono…zero. Il tutto accade con la copertura di buona parte dei media internazionali, che giustificano le aggressioni come risposta agli attacchi di Hamas, e, ovviamente, degli Stati Uniti, sempre schierati al fianco degli amici israeliani.

QUALE DIFESA?- Noam Chomsky, con l’acume che lo contraddistingue, nel 2012, ai tempi dell’operazione “Pilastro di difesa“, aveva ammonito a non parlare di “difesa”, quando uno stato nettamente più progredito sotto ogni punto di vista aggredisse un altro che, al contrario, è economicamente, militarmente e tecnologicamente arretrato anni luce (tanto per citare un dato, il Pil pro capite palestinese, nel 2011, era di 1.483$, quello israeliano, nello stesso periodo, di 31.000$). In effetti, una tale disparità risulta evidente dando uno sguardo ad altri dati, relativi all’operazione “Pilastro di difesa”. Tra il primo Gennaio e l’11 Novembre del 2012, i morti palestinesi in Medio Oriente furono 78, contro una sola vittima israeliana. Nella settimana più calda nel conflitto, tra il 13 ed il 21 Novembre 2012, 154 furono i morti palestinesi, mentre quelli israeliani ammontarono a 5. Se non si parlasse di tragedie, ci sarebbe da riderne.

IL RUOLO DI HAMAS-  Il premier Netanyahu, con l’avallo dei media internazionali e l’appoggio incondizionato da parte degli USA, fa apparire gli attacchi in Medio Oriente come una risposta ai razzi sparati da Hamas (in buona parte intercettati da sofisticatissimi sistemi di difesa anti-missilistica israeliani). Lo spauracchio del terrorismo islamico sarebbe quindi alla base della reazione israeliana. In realtà, dopo la caduta dei Fratelli Musulmani in Egitto, Hamas è un movimento in crisi, e la barbara aggressione israeliana non potrà che rafforzare le simpatie dei palestinesi nei confronti di questo movimento estremistico religioso.

LE VERE RAGIONI- Come scrive Roberto Sarti su “Falcemartello”, le vere ragioni delle azioni israeliane in Medio Oriente sono altre. Il governo Netanyahu, sostenuto dall’estrema destra, sta attuando un attacco a pensioni e salari, e l’aggressione nei confronti dei palestinesi è un tentativo di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla politica interna alla lotta contro il nemico di sempre, nel più classico esempio di imperialismo. Inoltre, in una situazione calda come quella che dal 2011 coinvolge l’area nord-africana e mediorientale, una prova di forza israeliana, magari accompagnata da qualche annessione territoriale, può contribuire a rafforzare il ruolo egemonico esercitato da Israele nella stessa area. Di contro, a farne le spese, il popolo palestinese, sottoposto, come sempre, a morte e sofferenze. Affidarsi ad Hamas, come ad Abu Mazen in Cisgiordania, non è la soluzione alla propria tragedia. Il ritorno a casa, non nella riserva indiana in cui li hanno costretti israeliani e americani a Camp David, ma nelle loro terre, potrà avvenire solo in seguito ad una sollevazione di massa non soltanto nella striscia ed in Cisgiordania, ma anche nei territori di Israele. Fino ad allora, le loro ragioni rimarranno inascoltate.

Matteo Masum

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *