Simone Viscardi
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L’erba Mondiale del vicino è sempre più gloriosa

L'Argentina prova a vincere il Mondiale in casa dei rivali di sempre, ma la Germania sa bene come si fa. E l'Italia...

L’erba Mondiale del vicino è sempre più gloriosa
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Vincere un Mondiale, si sa, è il sogno più grande di ogni ragazzino che inizia a tirare calci ad un pallone. Come non è importante, la cosa che conta è alzare la coppa, o vedere i propri beniamini farlo. Certo, farlo in casa dei “nemici” (sportivi) di sempre ha un gusto particolare, e la storia della Coppa del Mondo di Calcio è ricca di spunti interessanti. Pagine che potrebbero allungarsi di un ulteriore capitolo domenica, quando l’Argentina scenderà in campo alla caccia del terzo trionfo iridato, nello stadio che più di ogni altro incarna il mito del calcio Made in Brasil: il Maracanà di Rio de Janeiro.

Diego Armando Maradona, protagonista con l'Argentina al Mondiale italiano del 1990

Diego Armando Maradona, protagonista con l’Argentina al Mondiale italiano del 1990

BRASIL DECIME QUE SE SIENTE – I giocatori e tifosi dell’Albiceleste non hanno mai nascosto il desiderio di alzare la coppa all’ombra del Cristo Redentore. Un successo che rimarrebbe scolpito per sempre nella storia del calcio, e che verrebbe sicuramente incastonato in una nuova strofa dell’ormai famosissimo coro che sta diventando la colonna sonora del Mondiale argentino. Un canto che ricorda il successo della Seleccion sui brasiliani negli ottavi di Italia ’90, e che si chiude con l’eloquente “Maradona es mas grande que Pelè”. Per riuscire nel suo intento, la squadra di Sabella dovrà superare un avversario più che ostico, e che già in passato riuscì a trionfare sul territorio dei rivali storici, peraltro proprio in finale contro l’Argentina di Diego. Stiamo parlando, ovviamente, della Germania.

MAGISCHEN NACHTE – Le “Notti Magiche” dell’estate italiana 1990 finirono con una vittoria tedesca. Il rigore di Brehme sancì la rivincita dei teutonici sugli Azzurri, eliminati a un passo dalla finalissima dal gol di Caniggia e dalle parate di Goycoechea. Dopo lo storico 4-3 di Città del Messico e la finalissima di Spagna ’82, finalmente la Germania riuscì a togliersi una soddisfazione nei confronti degli italiani, senza sapere però che 16 anni dopo le parti si sarebbero invertite…

AZZURRI UBER ALLES – Nel 2006 la Germania (unita) ospita i Mondiali, e l’occasione è ghiotta. Una vittoria della Mannschaft sarebbe stata un grande viatico verso la costruzione di una identità culturale comune tra occidentali e orientali. Tutti i tedeschi seguono avvolti dalla bandiera il cammino trionfale degli uomini di Klinsmann, che si arresta in semifinale. Grosso & Del Piero, e aggiungere altro è superfluo. La testata di Zidane e i rigori completano la festa: il cielo è Azzurro sopra Berlino.

LA BELLE EPOQUE – L’Italia è stata anche la prima nazionale, nella storia dei Mondiali, a vincere fuori dai propri confini. Bisogna tornare indietro al 1938, ma i ricordi sono dolci. Nel decennio più grande del calcio italiano (2 Mondiali e un’Olimpiade in 4 anni) i ragazzi di Vittorio Pozzo, trascinati da un certo Giuseppe Meazza, conquistarono la terza edizione della Coppa Rimet nientemeno che in casa della Francia, che in qualsiasi dizionario della lingua di Dante (non quello del Bayern) dovrebbe essere indicata come sinonimo di rivale. Anche in Francia gli Azzurri (in realtà di nero vestiti per volere dittatoriale), si tolsero lo sfizio di eliminare i padroni di casa, dettaglio che all’Argentina in ogni caso mancherà, ma volete mettere con quello “Que se siente”?

Simone Viscardi (@simojack89)

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