Davide Luciani
No Comments

Serie A, il paradosso del campionato: giovani in panchina, vecchi in campo

Nella prossima serie A vi saranno sette allenatori con 45 o meno anni di età, ma solo quattro squadre schiereranno attaccanti italiani con meno di 25 anni

Serie A, il paradosso del campionato: giovani in panchina, vecchi in  campo
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Giocatori vecchi, allenatori giovani. E’ il paradosso della prossima serie A, che si presenterà ai nastri di partenza il 30 agosto. In panchina vi saranno allenatori rampanti, sul campo vecchi mestieranti. Mettendo a confronto gli allenatori con i soli attaccanti titolari delle venti squadre di A, ne esce fuori un quadro incredibile.

Paulo Dybala, protagonista con un gol nella 35esima di Serie B

Paulo Dybala sarà uno dei protagonisti della prossima Serie A

SERVONO VECCHI PER SEGNARE – Tra le venti squadre di serie A, infatti, solo due, il Sassuolo e il Palermo, presentano un attaccante titolare con venti o meno anni: Berardi e Dybala. Ben nove squadre, invece, schierano uno o più attaccanti titolari con trenta o più anni. Parliamo di Atalanta, Chievo, Inter, Juventus, Lazio, Parma, Roma, Udinese e Verona. A queste possiamo aggiungere anche il Genoa, dato che Matri compirà trent’anni ad agosto. Sono nove, anche le squadre che schierano almeno un attaccante sotto i venticinque anni.  Chievo e Inter fanno parte anche di questa classifica grazie a Paloschi e Icardi. Potremmo aggiungere anche l’Udinese, se Muriel diventasse finalmente titolare. Le più “virtuose” però, da questo punto di vista sono Milan e Sassuolo con le coppie italiane Balotelli-El Shaarawi e Berardi-Zaza. Ci sono poi il Cesena (Defrel), il Cagliari (Ibarbo), la Sampdoria (Gabbiadini) e, appunto il Palermo (Dybala, cui potremmo aggiungere Belotti). Da notare che, delle nove sopra citate, solo quattro schierano giocatori italiani. In generale, delle venti squadre di A, quattordici schierano almeno un attaccante italiano, ma solo i già citati Chievo, Sassuolo, Sampdoria e Milan hanno il coraggio di schierare attaccanti under 25.

CONTROTENDENZA IN PANCHINA – Diverso il discorso se si guarda alla panchina. La prossima serie A presenterà ai nastri di partenza sette allenatori con 45 o meno anni (Corini, Montella, Stramaccioni, Inzaghi, Conte, Di Francesco, Mihajlovic). Di questi, l’unico debuttante è, ovviamente SuperPippo, ma, non è il più giovane. Stramaccioni, infatti, con i suoi 38 anni, risulta il baby della compagnia. Strama, che a 36 anni allenava l’Inter, è, dopo Inzaghi, quello con meno esperienza su una panchina professionistica, avendo guidato solo i nerazzurri. Tutti gli altri hanno esperienze sia in serie A che in campionati minori, mentre Mihajlovic è stato addirittura ct. Da notare che, se si allarga il campo agli allenatori under 50, nella categoria rientrano anche Bisoli e Pioli. A quel punto, la differenza tra nuova e vecchia generazione in panchina sarebbe di 9 a 11. Degli 11 “vecchietti”, poi, solo Zeman e Ventura sono degli over 60. Degli altri 9 rimasti, il più vecchio è Gasperini con i suoi 56 anni, mentre, Sarri, arriva a debuttare in A a 55 primavere.

COSA SIGNIFICA? – Questi dati mostrano due correnti di pensiero  diverse che vengono applicate quando sui sceglie un giocatore rispetto a quando si ingaggia un tecnico. I club italiani credono che un calciatore giovane nostrano, abbia bisogno di maggior tempo per maturare di un suo coetaneo straniero. La scelta della Juventus, da questo punto di vista è emblematica. Via Immobile (due titoli di capocannoniere in tre anni in B e in A, per un rotale di 50 gol), dentro Morata (44 gol in tre anni nel Real Madrid Castilla, squadra che ha militato, in Spagna, nelle nostre corrispettive categorie di Lega Pro e B, più 10 nel Real Madrid).   Diversa la scelta per la panchina: un allenatore giovane, va bene, perchè capace di portare, a giudizio dei club, una ventata tattica nuova. Anzi: è ancora meglio se, da giocatore, ha militato nella squadra che ora allena, perchè, così, ne conosce meglio tematiche e situazioni. In quest’ultima categoria rientrano Conte, Corini, Inzaghi e Mihajlovic. Peccato che in campo ci vadano i calciatori, non gli schemi. A cosa serve dare la panchina ad un allenatore giovane, se i giocatori che si trova ad allenare sono vecchi e stranieri? Qual’è il vantaggio per il calcio italiano? Nessuno. I club dovrebbero iniziare ad applicare la filosofia che usano per ingaggiare i tecnici, per l’ingaggio dei calciatori. Così non si migliora e il calcio italiano rischia di essere sempre più periferia d’Europa.

Davide Luciani

 

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *