Jacopo Rosin
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Olanda mondiale, l’eterna sconfitta

Una storia ricca di campioni, ma povera di successi e trionfi per un paese ancora in attesa della gioia mondiale

Olanda mondiale, l’eterna sconfitta
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L’Olanda piange ancora. L’ennesima delusione mondiale colpisce gli oranje, sempre protagonisti, ma mai vittoriosi nella loro storia mondiale. Dal 1974 ad oggi il popolo arancione ha dovuto abituarsi a convivere con il sapore amaro della sconfitta, senza mai poter gustare quello dolce della vittoria, sempre arrivandoci vicino, sempre dovendo piegare la testa all’ultimo step. In Brasile ha avuto dagli Dei del calcio un’occasione rarissima: dopo aver battuto la Spagna, poteva eliminare l’Argentina e strappare alla Germania la Coppa del Mondo, la prima della sua storia, prendendosi la rivincita sulle tre Nazionali che gliel’hanno portata via nelle finali che l’Olanda ha disputato nella sua storia. Così non è stato. Ancora una volta prevale il sapore amaro.

La grande Olanda del 1974 che incantò il mondo con il suo calcio totale

La grande Olanda del 1974 che incantò il mondo con il suo calcio totale

UNA STORIA DI SCONFITTE – Per portare a termine questa missione mondiale non è bastato l’esperto Van Gaal, come non bastò il maestro Rinus Michels nel 1974, quando l’Olanda perse la sua prima finale pur avendo, secondo molti, la squadra più forte di tutti i tempi. Dopo la delusione del 2010 in Sudafrica un’intera nazione sperava di poter finalmente rompere quella che per molti è una vera e propria maledizione, al pari del famoso sortilegio di Béla Guttmann che ha investito il Benfica, eterna seconda tra i club. La storia insegna però che il club portoghese, prima di quel fatidico 1° maggio del 1962, qualche vittoria importante l’aveva anche ottenuta, ben diverso invece per l’Olanda che da lucidare in bacheca ha solo il trofeo vinto agli Europei del 1988, perdendo tre finali su tre giocate nella kermesse mondiale.  Eppure, tra i tulipani e i mulini a vento, si sono allenati grandissimi campioni arrivati sul tetto del mondo con i loro club, basti pensare ai sette palloni d’oro vinti e portati in Olanda da Johan Cruijff (3), Marco Van Basten (3) e Ruud Gullit (1), senza contare chi non l’ha vinto, ma ci è andato vicino come Rob Rensenbrink, Ruud Krol, Frank Rijkaard e Dennis Bergkamp; più tutti gli altri che pur non gareggiando da protagonisti per questo riconoscimento, hanno reso grande il loro paese, come Neeskens, Seedorf e gli attualissimi Sneijder, Robben e Van Persie. All’Olanda il destino ha donato giocatori tra i più vincenti della storia del calcio, ma la Nazionale più perdente tra quelle di prima fascia.

L’INIZIO DELLA FINE – Mondiali in Germania del 1974. Da qui inizia la storia delle generazioni d’oro d’Olanda e il cambio di filosofia che ha reso immortale il mito dell’Arancia Meccanica e il suo calcio totale. Quella Nazionale, capitanata dal mitico Cruijff, scese in campo per la sua prima finale dopo aver strabiliato il mondo con il suo gioco spettacolare, illuse il popolo olandese segnado su rigore dopo solo un minuto e si fece poi raggiungere e superare dalla Germania Ovest. Quattro anni dopo in Argentina perse contro i padroni di casa guidati da Mario Kempes e dal regime dittatoriale di Jorge Videla che fece sentire il suo peso nel discutibile arbitraggio. Nonostante questi fattori fu solo il palo colpito al 90′ da Rensenbrink a non dare il titolo all’Olanda. Poi il buio mondiale durato 32 anni, passando dalla crisi degli anni ’80 al bagliore a cavallo degli anni ’90, con gli orange del Milan come simboli di una nuova grande generazione, per poi tornare nell’anonimato fino al Mondiale del 2010, quando la Spagna più forte di tutti i tempi inflisse l’ennesima coltellata alle ambizioni di vittoria dell’Olanda. La sconfitta ai rigori contro l’Argentina nel Mondiale brasiliano è solo l’ennesima delusione sportiva, con la consapevolezza che questa Nazionale olandese guidata da Van Gaal non è stata certo la migliore di sempre, se vogliamo anche mediocre dal centrocampo in giù, ma con i soliti giovani di buona speranza per il futuro, per cercare di sollevare un giorno quel maledetto/benedetto trofeo che sicuramente la povera bacheca olandese meriterebbe di poter esporre.

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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