Enrico Steidler
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Caos Figc: scende in campo la Santa Alleanza degli Andrea (Agnelli e Monti)

Il presidente della Juventus attacca a testa bassa Prandelli, Abete e Tavecchio e trova l’immediato sostegno del direttore della Gazzetta dello Sport: “Che la dea Eupalla gliene renda merito”

Caos Figc: scende in campo la Santa Alleanza degli Andrea (Agnelli e Monti)
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La Federcalcio tricolore è allo sbando. Il presidente Abete, travolto – come Cesare Prandelli – dalla débacle azzurra ai mondiali brasiliani, si è dimesso, il tempo stringe senza pietà e sul nome del successore alla carica più ambita si è già scatenata la solita guerra di potere senza esclusione di colpi. Durissimi, tanto per cambiare, quelli assestati da Andrea Agnelli al vecchio establishment. “Il gesto di Abete e Prandelli è stato corretto ma li smarca nel momento del bisogno – esordisce il presidente della Juve piazzando la prima bordata. “Prandelli, tra l’altro, si è già sposato con i turchi, dove la pressione fiscale è minore. Non ringrazio Abete per averci lasciati soli. Farsi da parte non era il gesto di cui aveva bisogno il calcio”.

Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport

Andrea Monti, direttore della Gazzetta dello Sport

PUGNO DI FERRO IN GUANTO DI CEMENTO “Per quanto riguarda i nomi – aggiunge il numero uno bianconero – noi dobbiamo cercare il più possibile, in questo momento, di aggregare quel consenso necessario a chi vuole veramente riformare il calcio. Il tempo che ci ha dato Abete con le dimissioni da presidente federale è molto limitato – sottolinea inviperito prima di intingere nuovamente la lingua nel curaro – …tra l’altro dimissioni parziali, se non sbaglio, perché invece le cariche in Uefa e al Coni le ha tenute, quindi a mio giudizio, per coerenza, dovrebbe dimettersi anche dalle altre posizioni. Il tempo è poco, sappiamo che dobbiamo riflettere e lo faremo con serenità perché io per primo, e chi è vicino a idee come la mia, vogliamo solo il bene del calcio. (…) In ambito internazionale, alla Uefa ed all’Eca – prosegue Agnelli ansioso di silurare a modo suo la candidatura di Tavecchio – ci sono due grandi ex calciatori come Platini e Rummennigge. Loro hanno conoscenza ed autorevolezza, e quando entrano in una stanza dove si parla di calcio la gente schizza in piedi perché li riconosce. Farei fatica a immaginare che lo stesso trattamento possa essere riservato ad una persona come Carlo Tavecchio. Ha un forte supporto di Carraro e quindi sappiamo che rappresenta un sistema che viene da lontano. Non serve un traghettatore, ma un riformista che ci porti in un’altra dimensione”.

LA SANTA ALLEANZA – Il solito Andrea Agnelli, insomma, a prescindere dalle ragioni (c’è bisogno di un riformista) e dai torti (prendere a modello Platini): quando si tratta di manifestare il dissenso e di rivolgere una critica, il presidente bianconero sceglie sempre il modo meno diplomatico, si sa, e tuttavia c’è qualcuno a cui piace così. E’ il caso, ad esempio, del direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti, che oggi scende in campo a fianco del suo omonimo salutandolo come l’Uomo della Provvidenza (“in un mondo di lupi e di volpi tocca a un Agnelli fare la voce grossa. Che la dea Eupalla gliene renda merito!”) e tessendone un elogio quasi commovente. “Meno di una settimana fa, di fronte al disastro brasiliano e alla prospettiva che a raddrizzare la baracca fosse il premiato trio Tavecchio-Macalli-Lotito, la Gazzetta ha lanciato un appello: se c’è qualcuno nell’empireo della pedata che voglia spendersi per un reale rinnovamento delle istituzioni e dei costumi, batta un colpo. (…) Bene – scrive Monti gongolando – ieri il colpo è arrivato col fragore di una cannonata. Senza mezze parole (dov’è la novità?, ndr.), in un’aula del Parlamento, il presidente della Juventus ha detto che Abete ha disertato nell’ora del bisogno. Che Tavecchio, proprio nel giorno in cui ha formalizzato la sua discesa in campo, è ‘inadeguato’. E che non servono pontieri ma riforme subito”.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

2010, ANNO FATIDICO – Qui ci vuole un “rottamatore”, ecco il punto, ma non uno qualsiasi: qui ci vuole un rottamatore autorevole e carismatico come il presidente del Consiglio. “Il parallelo con Renzi potrebbe starci – azzarda il direttore della Rosea spargendo incenso a piene mani – in fondo sono nati nello stesso anno, il 1975. E proprio nel 2010, mentre il primo assumeva la guida della squadra più popolare d’Italia rinnovandola nel profondo, il secondo riuniva per la prima volta il suo manipolo di innovatori alla Leopolda. Vite e risultati paralleli: l’uno vince tre scudetti ma prende batoste in Europa, l’altro conquista Palazzo Chigi ma deve guardarsi quotidianamente dalle tarellate dei tedeschi”.

CHI SI SOMIGLIA SI PIGLIA – Già, vite e risultati paralleli… I nostri eroi, in effetti, hanno raggiunto il top nel loro campo, sono entrambi innovatori, autorevoli, influenti e pure di bell’aspetto, il che non guasta. Ora: che dite voi? L’identikit si attaglia alla perfezione solo a Renzi e al patron bianconero, o anche all’uomo che proprio nel 2010 (quando si dice il caso…) assunse la direzione della Gazzetta dello Sport? Non è forse al top Andrea Monti? Non è forse colui che ha rinnovato la veste editoriale del quotidiano sportivo più letto in Italia? Non ha forse anche lui il sorriso charmant e lo sguardo fecondatore? Ok, tutto a posto. Ecco il perché di una sviolinata così sentita e struggente. I nobili ideali e il bene del calcio, da soli, non bastavano a spiegarla…

Enrico Steidler

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