Enrico Steidler
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Inter, ecco i pigiami 2014-2015

Più che per giocare a calcio, le nuove maglie della Beneamata sembrano perfette per fare la nanna. E il nerazzurro dov’è? Sale l’attesa per le pantofole coordinate

Inter, ecco i pigiami 2014-2015
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C’era una volta un’identità, e quella dell’Inter era fatta di strisce verticali nere e azzurre. I tempi, però, cambiano, e oggi l’identità è finita nel cestino a tenere compagnia alla storia e al buon gusto. Ubi maior, minor cessat. Oggi è il marketing che comanda, tutto il resto appartiene all’album dei ricordi e i risultati si vedono: divise mimetiche, sfumature fendinebbia, colori che non c’entrano niente e altri accorgimenti “stilistici” che oltraggiano un po’ tutto tranne il nome dello sponsor. Il discorso naturalmente riguarda tutti, non solo i nerazzurri (si fa per dire), perché le regole del business sono universali. Come in tutte le cose, però, c’è un modo, e quello scelto dall’Inter per creare la “collezione autunno-primavera 2014-2015” – che verrà presentata ufficialmente lunedì prossimo – è a dir poco smodato.

La prima maglia dell'Inter 2014-2015

La prima maglia dell’Inter 2014-2015

NERI-NERI ALE’ ALE’ – Passi la prima divisa, sia pure per il rotto della cuffia e mettendoci la più buona fra le buone volontà. Sembra quella degli All Blacks, è vero (con il povero azzurro ridotto a minoranza cromatica, a tinta in via di estinzione che dagli spalti sarà impossibile scorgere), e il fatto che rappresenti una sorta di “evoluzione” di quella dell’anno scorso – in cui l’azzurro era un blu notte quasi indistinguibile dal nero – non è di buon auspicio per il futuro. Tuttavia ha il pregio, se non altro, di conservare almeno un barlume della Beneamata che fu, cosa che purtroppo non si può certo dire delle altre due creazioni dei Laboratoires Thohir. La terza maglia, infatti, è quella della Lazio, né più né meno, e la seconda è…ecco, che cos’è la seconda? Qualcuno lo sa? E’ forse la divisa dei dopolavoristi della Pirelli? E’ un capolavoro di arte astratta? O è una pura e semplice boiata bianco-grigiastra e senza senso? E in ogni caso: cosa c’entra con l’Inter?

INTIMO NOTTE 2014-2015 – E perché fare delle maglie che sembrano dei pigiamini, tutti belli carini coi loro bottoncini? Che tenerezza! Se la squadra da vestire fosse quella degli Orsetti Strappabaci sarebbero perfette, non c’è che dire, ma purtroppo sono quelle dell’Inter e così non va. Forse qualcuno dovrebbe spiegare agli strateghi del Biscione che tutto ha un limite, anche il marketing, e che la Ragione (pure quella del Soldo) non può addormentarsi come un Orsetto che va a fare la nanna. Altrimenti genera mostri, o magliette da gelatai.

Enrico Steidler

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7 Responses to Inter, ecco i pigiami 2014-2015

  1. Intercult. 5 luglio 2014 at 7:54

    “E’ la capacità di innovare che distingue un leader da un epigono……e a me pare che i Laboratoires Thohir, come li chiama lei Sig. Steidler, stanno innovando molto e molto bene.
    Forse il suo giudizio è dato solo dalla sua poca capacità e propensione all’innovamento?????
    Che lei non fosse un leader l’avevo capito…..ma allora lei cosè…???????
    Quale maglia le piace e quali colori?

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    • Enrico Steidler 6 luglio 2014 at 13:03

      Caro Intercult, se “innovamento” fa rima con tradimento – dei colori, che sono un simbolo e hanno un significato, e quindi della storia e della propria identità – allora urge un salutare ritorno al passato. La conoscenza e il rispetto di quest’ultimo rientra in pieno fra gli obblighi di un leader. E’ un suo dovere, non un optional da sacrificare incautamente sull’altare del business. E se un leader viene meno ai suoi doveri…si degrada da sé.

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  2. internel cuore 6 luglio 2014 at 9:36

    sempre a criticare l’inter, anche su le maglie?? non facciamo ridere ……
    se sono pigiamo questi cosa dire di quelle del Napoli? quell’orrenda maglia della Juve??
    quella penosa del Milan?? e allora piantiamola li di criticare e basta… cerchiamo di essere costruttivi…..

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    • Enrico Steidler 6 luglio 2014 at 13:10

      Caro Internel cuore, credo che la sua esortazione sarebbe azzeccata se fosse rivolta a chi…distrugge. L’identità di una squadra gloriosa, tanto per cominciare.

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  3. steve 7 luglio 2014 at 0:12

    Non sono poi così male dai, tolta la seconda e la terza, che poi più che brutte, sono orignali e non c’entrano niente con l’inter come la prima, d’altronde “pecunia non olet”…

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  4. Zanetti 4president 7 luglio 2014 at 13:25

    Buongiorno
    come ogni cambiamento o innovazione sa fare , anche il cambio delle maglie dell’inter porta con se consensi e dissensi.
    Palese è il fatto che il Tycoon Thohir voglia dare un forte segno di cambiamento in merito ad ogni aspetto della società
    Se poi si vuole esprimere un parere personale e strettamente estetico, io trovo la prima una bella maglia ,la seconda discutibilissima e la terza una buona alternativa alla prima .
    Certo è che sta nascendo una nuova Inter che però , a mio parere, è ancora in fase embrionale.
    I risultati di questo cambio di dimensioni epocali si vedrà tra un paio d’anni
    Solo allora ,sempre a parer mio ,si potrà tacciare chi di dovere di tradimento o fallimento
    Nel frattempo spero che tutti noi interisti riusciremo a dimostrare la sportività e la pazienza che ci ha sempre contraddistinto
    grazie

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    • Enrico Steidler 7 luglio 2014 at 15:49

      Gentile Zanetti 4president, sull’estetica delle maglie (e il loro aspetto più o meno “pigiamesco”) si può discutere amabilmente all’infinito, ma il punto non è questo. Il punto è “il colore”, e farne “di tutti i colori”, secondo me, non è il “forte segno di cambiamento” che si aspettavano i tifosi nerazzurri, se possiamo ancora definirli così. Il celeste della Lazio e il rosso del nome dello sponsor (che spicca al centro della croce bianca delimitata da righine grigie dominando cromaticamente la seconda divisa) non c’entrano niente con l’identità dell’Inter. Il rosso, in particolare, ne è l’antitesi, e se nel 2012-13 si arrivò al punto di far giocare la Beneamata con la divisa “all red” del Liverpool (“Un vero e proprio pugno in un occhio ed un altro allo stomaco da lasciare senza fiato. Un insulto alla nostra storia e alle nostre tradizioni, in nome del Dio denaro che, ormai, ha posto le logiche di marketing in cima ad ogni graduatoria di valori” scrisse a Moratti la Curva Nord giustamente imbufalita), allora è facile intuire che il “forte segno di cambiamento” doveva andare nella direzione opposta rispetto a certe derive modaiole purtroppo già consolidate, non certo nella stessa. Sarebbe questa l’innovazione? Usare colori a caso e passare una mano di carboncino su una prima maglia che fu nerazzurra e che ora sembra uno dei gessati tanto cari a Lapo Elkann? Non credo. Per me è un “tradimento”, sportivamente parlando, ed è tale a prescindere dai risultati futuri.

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