Jacopo Rosin
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Gli USA alla conquista del “Soccer”

Una nuova grande realtà; una più che probabile protagonista futura; ecco i segreti del calcio "Made in USA"

Gli USA alla conquista del “Soccer”
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«Vinceremo tutto prima di quanto il mondo possa pensare». Questo è stato il pensiero del n°1 degli Stati Uniti d’America, al termine dell’Ottavo di finale perso contro il Belgio dalla Selezione “Stars and Stripes”. Il presidente Barack Obama ne è certo. In molti potrebbero pensare che si tratti della classica frase ad effetto, tipica della cultura americana, popolo abituato a stare al di sopra di tutto e tutti. Non è così: a guardar bene, i presupposti per la leadership ci sono tutti e i cari, vecchi statunitensi, tra qualche tempo, inizieranno davvero a guardare quello che loro chiamano “Soccer” – per differenziarlo dal più celebrato football americano – con un occhio completamente diverso, l’occhio di chi può davvero primeggiare anche in questo sport.

Obama USA

Il presidente Obama mentre guarda USA-Belgio alla Casa Bianca

IL SOGNO AMERICANO – Abbinare uno yankee allo sport è sempre stato facile. L’immagine collettiva più frequente è da sempre vincolata ad una palla arancione, rotonda o ovale, con l’intrusione di un disco nero e di una piccola sfera bianca abbinata ad una mazza di legno. Questi i componenti primari dello sport “Made in USA”. Il fatto è che non sono più solo loro, perchè sta entrando di diritto, e a dir poco prepotentemente, anche il nostro caro e amato pallone da calcio, che piano piano sta letteralmente rubando la scena agli altri, soprattutto negli ultimi anni. Chi l’avrebbe mai detto che il “Soccer” avrebbe davvero invaso gli States? Parlano i numeri: negli ultimi 10 anni i praticanti del Soccer under 19 da 1,9 sono passati a 3 milioni; le squadre del campionato americano – la MLS – da 10 sono diventate 19, con altre 4 pronte ad aggiungersi a breve; il tutto senza contare che spesso gli stadi americani sono più gremiti di quelli della Serie A. Dettaglio non da poco. Il “Soccer” si sta velocemente staccando di dosso l’etichetta di “sport secondario”, anzi, si sta davvero imponendo più di quanto in Europa si possa pensare. Secondo una statistica effettuata da un famoso studio di ricerca sportiva, il calcio è lo sport preferito dal 14% dei giovani statunitensi compresi tra i 12 e i 24 anni, secondo solo al football americano. Davanti a Basket, Baseball e Hockey. Udite udite, qualcosa sta davvero cambiando lì! Se fino a qualche tempo fa l’opinione pubblica americana associava il Soccer esclusivamente ai bambini e alle donne – il Team USA femminile è già da qualche tempo una delle più forti al mondo – analizzando questi dati appare evidente che non è più così. Anche gli ometti hanno iniziato ad appassionarsi davvero.

LA MLS, DOVE TUTTO EBBE INIZIO – Qualcuno di voi ricorderà i vari Pelè, Beckenbauer, Cruyff, Best, Eusébio – oltre agli italiani Giorgio Chinaglia e Roberto Bettega – volare in USA per terminare la carriera, vestendo la maglia dei Cosmos di NY, o degli Aztecs di LA, tra gli altri. Un movimento calcistico a stelle e strisce quindi c’è da molto tempo. Vero, ma bisogna specificare che il Soccer, quello vero, negli Stati Uniti è iniziato solo nel 1996, con la Major League Soccer  – MLSche ha preso il posto della precedente NASL, la lega professionistica che operò dal 1968 al 1984, dichiarando poi il fallimento economico. La MLS non ha portato solo il Soccer tra gli americani, ma ha fatto di più: ne ha impresso la cultura con un lavoro paziente e accurato, nato dalle ceneri della fallimentare NASL, come dichiarato anche da Brian Phillips, fondatore del blog calcistico “The Run Of Play” e giornalista di “Grantland”, sito di cultura sportiva di ESPN: «La NASL raggiunse troppo successo troppo in fretta e, come Mourinho in ogni club, non poteva durare più di qualche anno. La MLS ha invece prudentemente costruito una base che dovrebbe permetterle, come Sir Alex Ferguson, di avere successo sul lungo periodo». Il successo sta arrivando. I meriti della MLS viaggiano in simbiosi con la cultura del lavoro tipicamente americana, che li rende maestri nella gestione delle imprese. Diciamocela tutta: gli yankees avranno i loro difetti, ma quando si tratta di business hanno pochi rivali. I dirigenti della MLS hanno lavorato sulla Lega americana come se fosse una vera e propria azienda, aumentandone la visibilità, gestendone il flusso di denaro e degli investimenti, operando con i più accurati piani di marketing; i risultati iniziano a vedersi: «Negli Stati Uniti il calcio professionista è in crescita – ha dichiarato Dan Courtemanche, vicepresidente esecutivo della MLS – Sono stati diversi fattori a contribuire allo sviluppo: sicuramente l’immigrazione – numerosa quella ispanica, culturalmente molto legata al calcio – ma anche la crescita complessiva della lega in questi 19 anni, la costruzione di stadi specifici per il calcio, l’esposizione televisiva e la disponibilità 24 ore su 24 di notizie calcistiche su internet e sui social media». La MLS cresce e naviga a gonfie vele verso la luce dei riflettori.

Un tifoso del Team USA di Soccer

Un tifoso del Team USA di Soccer

E IL POPOLO AMERICANO? – 33 Milioni di statunitensi si definiscono appassionati di calcio. Un numero di tutto rispetto. Gli americani seguono realmente il Soccer, da veri tifosi. Una delle “curve” più appassionate è quella dei Seattle Sounders, inserita dal magazine britannico “World Soccer” fra le cinquanta migliori al mondo. Nel 2013 la media è stata di 44.038 spettatori a partita, più del doppio di qualsiasi altro team della Lega: per i Los Angeles Galaxy, al secondo posto, erano 21.770. La nostra Serie A ha chiuso con una media di 23.000 spettatori, giusto per intenderci. In USA le nuove generazioni giocano a calcio e meno a Basket o baseball – il football americano rimane avanti, per ora – Anche nelle scuole i campi verdi rettangolari hanno soppiantato molti parquet dotati di canestro. Poi ci sono i Mondiali: Stati Uniti sempre presenti da Italia ’90 e sempre con esiti più che positivi. L’avventura di Brasile 2014 si è chiusa dopo una qualificazione da tutti ritenuta impossibile dalla squadra di Klinsmann, nel “Gruppo della morte” con Germania, Ghana e Portogallo. Invece è stato un successone, per tutto il movimento. Tim Howard eletto “Eroe Nazionale”, titolo che agli statunitensi piace sempre un sacco. Davanti alla TV per l’Ottavo di finale, oltre al presidente Obama, ben 16,5 milioni di persone, non male per quello che in principio era considerato uno sport folcloristico ed estraneo. (La finale di Sudafrica 2010 tra Spagna e Olanda ha fatto registrare oltre 24,3 milioni di telespettatori in USA; ottimo risultato considerando che neppure l’arbitro era un loro connazionale).

Nelle grandi città americane si vedono ragazzi con addosso maglie di calcio per la strada; i giocatori americani iniziano a giocare con squadre europee prestigiose; il sistema delle accademy delle squadre USA è sempre più sviluppato per far crescere nuove giovani promesse; le TV statunitensi trasmettono i campionati più importanti del mondo – con internet a colmare le mancanze – per un gruppo di appassionati sempre più numeroso; gli stadi di proprietà dei club fanno aumentare gli introiti delle società e finalmente sono solo per il calcio, basta con quelle linee sbiadite delle yards disegnate sull’erba e con quelle tristissime porte smontabili; sempre più squadre europee svolgono ricche tournée estive in USA, alzando il livello di pubblicità del Soccer; ma soprattutto, ambasciatori del grande calcio europeo che fanno crescere il livello della MLS portando esperienza e visibilità: da Beckham come apripista a Kakà, David Villa e Lampard, da ultimi acquisti. Gli americani arriveranno, c’è da starne certi, lo dice la loro natura, lo dimostra la storia, loro devono primeggiare in tutto e con più di 300 milioni di abitanti anche a loro, prima o poi, toccherà un Maradona, un Messi o un Cristiano Ronaldo. É solo questione di tempo. Intanto Barack Obama ci ha già avvertiti: «Vinceremo tutto prima di quanto il mondo possa pensare». E sicuramente non lo pensa solo lui.

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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