Jacopo Rosin
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Kaká, storia di un amore rossonero

Ricardo Izecson dos Santos Leite, l'ultimo fenomeno rossonero, saluta il Milan e vola in MLS

Kaká, storia di un amore rossonero
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Esistono giocatori nella storia del calcio destinati ad entrare di diritto nei ricordi più vivi di tutti i tifosi. Ogni generazione, da quando è nato questo incredibile sport, ha potuto eleggere un idolo e adorarlo, non solo per le gesta messe in mostra sul campo, ma anche per tutto ciò che è stato fuori, per l’immagine che ha dato di sè al mondo. Da Pelè a Maradona, da George Best a Cruijff, e tanti altri immensi campioni che hanno saputo regalare momenti indimenticabili a ogni appassionato di calcio. Tutti i tifosi nati prima della metà degli anni novanta hanno avuto la fortuna di poter ricordare per sempre ciò che di straordinario ha fatto un ragazzo brasiliano, con il numero 22 sulle spalle, arrivato nell’anonimato ad insegnare calcio all’Europa e a strabiliare i tifosi del Milan che di fenomeni ne avevano già visti passare tanti, ma che si sono innamorati di Ricardo Izecson dos Santos Leite, per tutti Kaká, come ci si innamora di un campione e ora lo salutano come si fa con un eroe.

Kaká con la sua maglietta "I Belong to Jesus"

Kaká con la sua maglietta “I Belong to Jesus”

1 SETTEMBRE 2003 – L’arrivo di Kaká a Milano era stato accolto con l’indifferenza più assoluta. Curiosità, nulla più. Era l’estate del 2003 e i tifosi del Milan, ancora freschi della notte di Manchester e da sempre abituati a nomi altisonanti, supposero che quel giovane brasiliano, pagato “solo” 8 milioni di Dollari, fosse una possibile scommessa, ma senza avere particolari aspettative su di lui. Certo, arrivava dal Brasile, terra di grandi giocatori, ma diciamocela tutta: in pochi ne avevano sentito parlare. Persino Ancelotti ha poi confessato sul suo libro di non aver avuto la minima idea di chi fosse quel ragazzo: «Io, Kaká, non l’avevo mai visto, neppure in cassetta». Parole sue. Come accade solo per gli eventi storici di una certa rilevanza, c’è da star certi che qualunque tifoso del Milan, davanti al televisore quel giorno, il primo settembre del 2003, si ricordi perfettamente dov’era e in compagnia di chi. Prima giornata del campionato di Serie A che vedeva al debutto l’Ancona, padrona di casa, contro il Milan Campione d’Europa in carica. In campo c’è anche il nuovo acquisto dell’estate rossonera, Ricardo Kaká, maglia numero 22, connubio che non lo ha più abbandonato. Sombrero, accellerazione e passaggio in profondità: al minuto 30 di quel match ogni tifoso rossonero ha capito che quel brasiliano lì, atterrato a Malpensa con occhialini e ciuffo pettinato, con la faccia da bravo studente universitario e irriso da Moggi per il suo nome ancor prima di scendere in campo, era più di una semplice scommessa. Quello era un Fenomeno, con la “F” maiuscola, e Ancelotti, come ogni tifoso del Milan in quel momento ha pensato: «Signore mio che calciatore ci hai spedito quaggiù». D’altronde Carletto non poteva rivolgersi a persona migliore visto che, come ha detto sempre Kaká: “I Belong to Jesus”. E da quel momento solo magie in smocking bianco e con le braccia al cielo.

NON SI VENDE KAKÁ – I tifosi del Milan hanno dovuto salutare Kaká già una volta, nonostante i 90 minuti di Milan-Fiorentina – Gennaio 2009 – passati a cantare il famoso coro per cercare di evitarne la cessione. La manifestazione fuori dai cancelli di San Siro e sotto la sede del Milan ebbe un esito positivo, almeno fino all’estate. Niente Manchester City a gennaio, ma nella notte tra l’8 e il 9 giugno 2009 arrivo il Real Madrid e se lo portò via. Intanto Kaká, oltre a regalare colpi di classe che sono ancora negli occhi di tutti i tifosi, aveva fatto in tempo a sollevare, tra i tanti trofei, anche il Pallone d’Oro del 2007, l’ultimo prima dell’inizio dell’era Messi-Ronaldo, ancora in pieno svolgimento. Il Milan doveva cederlo, i problemi finanziari andavano oltre l’amore incondizionato dei quasi 100 milioni di tifosi rossoneri nel mondo che avevano adottato Kaká come un figlio, un fratello, un amico. Kaká sapeva fare una cosa come pochi: ragalare emozioni. A Madrid poca fortuna e una pubalgia che lo limita. Dispiace per i tifosi merengues non aver potuto ammirare l’ennesimo grandissimo campione nella storia della “Casa Blanca”. Ma all’amore non si comanda e nell’estate dello scorso anno il 22 rossonero è di nuovo suo, per un ritorno degno del migliore amarcord.

Diciamocela tutta: non è più il Riccardino Kaká di qualche anno prima, con la sua falcata incontenibile e la classe sconfinata, ma il popolo rossonero continua ad amarlo, non ha mai smesso e mai lo farà; lo applaude sempre e comunque per quello che ha donato in quei 6 anni di milan – dal 2003 al 2009 – è ancora nel cuore di tutti e, forse, perchè è il simbolo in campo di quello che il Milan è stato fino a qualche anno fa: una squadra in grado di dominare il mondo con i suoi grandi campioni e una società d’esempio per tutte le altre, dettagli che ormai appartengono al passato. Ora Kaká vola in MLS con l’Orlando City – prima in prestito al San Paolo – e saluta nuovamente il Milan e i milanisti: «Mi mancherà sentire il coro dei tifosi del Milan, il rapporto con questa società resterà sempre stretto. Sono e sarò sempre un tifoso del Milan».

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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