Orazio Rotunno
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Javier Zanetti, il ritiro di una maglia risveglia uno stile perduto

Più di un numero, un simbolo di fede che resterà intatto nella leggenda: mai più uno come lui, nessuno con il quattro sulla schiena

Javier Zanetti, il ritiro di una maglia risveglia uno stile perduto
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Le ultime bandiere del calcio

Quattro grandi capitani

Ci voleva una leggenda per ritrovare principi e valori morali andati persi negli anni, dalle società in primis e dai giocatori stessi poi, divenuti sempre più mercenari ed oggetti business prima ancora che calciatori. Le ultime immagini di Paolo Maldini ed Alessandro Del Piero avevano lasciato l’amaro in bocca, per quel senso di ingratitudine mista ad un fondo di tristezza nel vedere la storia degli ultimi 20 anni di Milan e Juve buttata via come se fossero degli “uno qualunque” capitato fra Milano e Torino. Ancor prima, lo stesso “ZioBergomi non era stato insignito dei giusti meriti per una carriera straordinaria e totalmente dedita alla causa neroazzurra. Poi, dall’Argentina, con un abito improbabile ed una cravatta ancor più impresentabile, arriva un ragazzo che insegnerà qualcosa. Un po’ a tutti.

UN 4 E’ PER SEMPRE: ZANETTI VICE-PRESIDENTE: Erick Thohir ha deciso, ma lo aveva già fatto il popolo neroazzurro con un plebiscito e certo non poteva presentarsi agli albori della sua presidenza non trattando con tutti gli onori del caso il più grande uomo di tutti i tempi che abbia mai indossato la maglia dell‘Inter. Nessuno più cavalcherà i prati di San Siro e di tutto il mondo con il numero 4 sulla schiena, fino a prova contraria. Perchè si fa strada per i corridoi l’idea già avanzata da Paolo Maldini: un ritiro a tempo della storica 3 vestita per decenni al Milan, che potrebbe venir meno solo nel caso in cui Maldini junior dovesse arrivare in prima squadra e, possibilmente, dimostrare doti all’altezza se non del padre quanto meno del buon nome del Milan. Il baby Zanetti ha diversi anni in meno, bisognerebbe aspettare davvero molto affinchè la questione si ponga, sempre che in lui scorra nelle vene il Dna calcistico del padre, ma non è un’ipotesi da scartare. Il n.10 di Del Piero, invece, è già sulle spalle di un altro campione (Carlitos Tevez) che a suon di gol e prestazioni eccelse ha fatto dimenticare una questione che ha non poco diviso il popolo bianconero la scorsa estate, per non parlare del trattamento riservato a Pinturicchio e del quale si è detto praticamente tutto e riassumibile solo nel termine “vergogna“. Due addii che hanno per motivi diversi raccolto l’indignazione di una popolazione intera, al di là del tifo, fino al giorno di Javier Zanetti: le lacrime, i saluti, la promessa. Di servire l’Inter ancora una volta come fatto in campo, ma a livello dirigenziale. Ne diverrà vice-presidente, ma prima studierà e tanto, ha affermato: in pieno suo stile, con l’umiltà che lo contraddistingue.

L’Italia, l’Inter e il calcio ritrovano per un attimo quello stile perduto: fatto di gratitudine, di bandiere, di storie che hanno a che fare con uomini prima ancora che calciatori. Sperando che quell’attimo non svanisca in un lampo, prima di ritrovare lungo il nostro cammino un’altra leggenda come Javier Zanetti, se mai ci sarà.

Orazio Rotunno

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