Michele Lasala
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Ardengo Soffici e l’elegia del paesaggio

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Soffici, Poggio a Caiano celebra il maestro toscano in una grande retrospettiva attraverso cinquanta capolavori

Ardengo Soffici e l’elegia del paesaggio
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Ardengo Soffici, "il Savignone" (1909)

Ardengo Soffici, “il Savignone” (1909)

A Poggio a Caiano (Prato) è aperta sino al 27 luglio 2014 la mostra Ardengo Soffici. Giornate di paesaggio, retrospettiva voluta dal Museo Soffici e del Novecento italiano per il cinquantesimo anniversario della morte del maestro toscano. L’esposizione offre una rilettura della pittura dell’artista attraverso cinquanta paesaggi del periodo compreso tra il 1903 e gli anni Sessanta.

DALLE RIVISTE ALLA CRITI D’ARTE – Notevole fu il contributo storico, in Italia, di Ardengo Soffici (Rignano sull’Arno, Firenze 1879 – Forte dei Marmi, Lucca 1964), e ciò si evince chiaramente guardando, per esempio, al periodo che va dal 1907 al 1915, e cioè dal suo rientro in patria dopo i sette anni trascorsi a Parigi e la partenza per la guerra. Nel 1908 Soffici pubblica un lavoro su Cézanne; fonda, assieme a Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, la rivista «La Voce», rivista che rompeva definitivamente con gli argomenti oramai frusti dell’estetica romantica, verista e decadente. Qui poterono trovare ascolto, nel panorama artistico-letterario italiano, le voci di artisti, come Medardo Rosso, Pablo Picasso, Georges Braque, Rousseau il Doganiere. Nel 1910 Ardengo Soffici cura la prima mostra degli impressionisti a Firenze e nel 1911, poi, pubblica un lavoro su Arthur Rimbaud. Sempre con Papini fonda a Firenze la rivista «Lacerba», spazio in cui le istanze estetiche ed espressive del Cubismo trovarono occasione di incontro e scontro con le forze dirompenti e impetuose del coevo Futurismo, animando e infuocando ancora di più il dibattito critico internazionale sull’estetica polivalente e polimorfa tipica proprio delle avanguardie di quegli anni. In questo animoso e corale dibattito culturale si fusero le voci di Marinetti, Ungaretti, Sbarbaro, Carrà, Boccioni, Severini, Govoni, Folgore, Palazzeschi, Campana, Rosai, Manganelli, Achille Lega, Conti.

ARDENGO SOFFICI – Contemporaneamente all’attività letteraria e di critica d’arte si svolse l’attività artistica di Ardengo Soffici, attività che muove dalle ricerche formali di Cézanne – dove la pittura si fa via via sempre più rada per lasciare spazio al pensiero dell’Essere, dell’essenza, attraverso una semplificazione geometrica delle forme della realtà fenomenica  – per poi sfociare nelle sperimentazioni più dichiaratamente futuriste e cubiste. La pittura di Soffici, e questo lo possiamo vedere soprattutto nei paesaggi, è una pittura di un lirismo assoluto, in cui la visione dei luoghi non ancora violati dalla guerra e genuini nella loro agreste pochezza, assume i toni di una sommessa elegia. Luoghi della memoria, luoghi che riaffiorano attraverso vibrazioni di luce e vivide cromie nello spazio della figurazione di un «realismo sintetico». Spazi incontaminati, puri, remoti, in cui il tempo pare scorrere lento e il pensiero dell’uomo confondersi mirabilmente con la natura, in una sintesi perfetta capace di trascendere le dicotomie della ragione e cogliere così il senso dell’infinito.

 Michele Lasala

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