Enrico Steidler
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Uruguay, se questa è una squadra

La difesa di chi sbaglia non può diventare uno sfacciato contrattacco

Uruguay, se questa è una squadra
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Si può vincere una partita e perdere la faccia? Eccome, certo che si può, e l’Uruguay – ad esempio – ci è riuscito alla grande. Qui non si parla, ovviamente, del gesto inconsulto di un giocatore – Luis Suarez – pluri-recidivo e bisognoso di cure, né delle auto-lesionistiche dichiarazioni che costui ha rilasciato a denti ancora “caldi” (“Ho saputo del procedimento avviato a mio carico dalla Fifa. Dico solo che se ci mettiamo a indagare su qualsiasi cosa non so dove finiremo. Si tratta di incidenti di gioco normali, che dovrebbero rimanere sul rettangolo di gioco. Siamo giocatori e sappiamo che in campo accadono milioni di cose: non dobbiamo e non dovete prendere tutto così seriamente”): una squadra, infatti, non perde la faccia solo perché un giocatore perde la testa, né scalfisce la sua immagine se cerca di proteggerlo il più possibile dalle conseguenze dei suoi gesti. Ma se la difesa, che entro certi limiti è più che comprensibile, diventa uno sfacciato contrattacco allora no. In questo caso, malgrado la vittoria tutto è perduto, soprattutto l’onore.

Oscar Tabarez, ct dell'Uruguay

Oscar Tabarez, ct dell’Uruguay

SE ANCHE I MIGLIORI SBAGLIANO… – Guardate un po’ cosa ha avuto il coraggio di dire in conferenza stampa il ct della nazionale sudamericana Oscar Washington Tabarez, uomo che fino all’altro ieri si era sempre contraddistinto per la sua signorilità: “Vorrei vedere le immagini, non ho visto la scena e credo che anche l’arbitro non abbia visto. Per me e per tutti gli uruguaiani ci sono state cose molto più importanti di questo episodio. Forse avrà commesso degli errori, comunque è l’obiettivo preferito di certa stampa: bisogna solo concentrarsi su quando lui è in campo e gioca. Invece c’e un’animosità evidente nei confronti di questo giocatore”. Incalzato dai giornalisti presenti, che al contrario di lui e della terna arbitrale le immagini le hanno viste benissimo, Tabarez rincara la dose e conclude col botto: “Devo ripetermi per la terza volta: non ho visto l’episodio e non voglio fare commenti. Per noi Suarez è un giocatore molto importante, anche come uomo per tutto il gruppo: se vedremo che sarà attaccato, come mi pare si stia facendo in questa conferenza stampa, vedremo come difenderlo. Questo è un Mondiale di calcio, non di moralità da quattro soldi”. Insomma, il mago Oscar non ha visto le immagini e non vuole fare commenti, e ciononostante riesce a scagionare il reo e a scagliarsi contro il “tribunale mediatico” messo in piedi dai soliti giornalisti forcaioli… Morale: Tabarez è il ct della nazionale uruguaiana, ma sembra un qualsiasi dirigente del calcio italiota. Chapeau!

FIGURIAMOCI GLI ALTRI – E siccome al peggio non c’è mai fine, ecco che alle parole del ct si aggiungono quelle del capitano della Celeste Diego Lugano: “E’ un piagnucolone” – esordisce l’arcigno difensore con passaporto italiano bacchettando idealmente Chiellini sulla spalla sana – “le immagini tv non provano nulla. C’è stato un parapiglia e comunque c’erano vecchie cicatrici, anche uno stupido lo potrebbe vedere. Lui” – prosegue Lugano ribadendo il concetto – “è un grande chiacchierone, una brutta persona e un piagnucolone. Non mi sarei mai aspettato questo da un italiano”, conclude il giocatore di origine piemontese. “Sarebbe stato meglio accettare la sconfitta e ammettere i propri errori”.

Senza parole

Senza parole

E così, mentre la federazione uruguaiana mette in campo i suoi migliori avvocati (Pintos, Balbi e Valdés) nel tentativo di sottrarre il morsicatore seriale al giusto castigo, e i media locali si scatenano contro la brutta persona (“Chiellini marca e disturba Suarez per tutto l’incontro” scrive El Pais passando in rassegna tutti i misfatti della carriera del difensore bianconero), il web e il mondo intero, a uscirne malissimo non è solo l’immagine della squadra-Uruguay ma anche, tanto per cambiare, dello sport. Fateci caso. L’Italia non ha giocato per due partite intere (Costa Rica e Celeste) e ha meritato di uscire. Ok, fin qui tutto bene. Non altrettanto, però, se guardiamo all’Uruguay, che prosegue la sua avventura mondiale pur avendo giocato orrendamente e massacrato il fair play sia sul campo che soprattutto fuori.

Ora, c’è una squadra (l’Inghilterra) che questo mondiale se lo è giocato – non bene a dire il vero, ma se lo è giocato – e che è stata quasi sempre irreprensibile sotto l’aspetto della correttezza, a partire dalle dichiarazioni del suo allenatore; ciononostante, se ne torna a casa da ultima in classifica. Va bene così, o c’è qualcosa che non quadra? Evviva lo “sport”.

Enrico Steidler

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