Jacopo Rosin
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Il Mondiale dei Mondiali, troppo difficile per l’Europa

Il nuovo avanza e il vecchio indietreggia; l'Europa perde colpi e il calcio sta subendo una trasformazione mondiale

Il Mondiale dei Mondiali, troppo difficile per l’Europa
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Il Mondiale dei Mondiali. L’evento calcistico più atteso da tutti gli appassionati, l’unico che riesce a raggruppare anche chi non ama quello che per molti è lo sport più bello e affascinante al mondo. L’avventura italiana è finita presto, ma come ha dichiarato anche il capitano azzurro Gigi Buffon, usciamo meritatamente, mettendo da parte chi rivendica torti arbitrali o presunti complotti per agevolare altre formazioni. Molti li hanno definiti fin da subito i Mondiali delle sorprese, ma andando bene a riguardare le statistiche delle edizioni precedenti, ci si può rendere conto che i numeri parlano chiaro e la sopresa non era poi così inattesa.

cile mondiali

Tra le nuove realtà mondiali c’è la Roja con i suoi tifosi scatenati

L’EUROPA PERDE COLPI – Ci si può stupire per il primato della Costa Rica nel Gruppo D, o dell’eliminazione di Italia, Inghilterra, Croazia, Bosnia, Portogallo e Spagna già nella prima fase; ci si potrebbe stupire anche del girone della Francia, ma questa è un’altra storia. Quel che è certo è che le europee in questi Mondiali stanno faticando più del previsto e molti danno la colpa al caldo. Sicuramente le condizioni metereologiche in Brasile hanno creato qualche problema ai non abituati, agevolando chi – vedi le sudamericane – convivono da sempre con caldo torrido e umidità insopportabili. I brutti andamenti delle Nazionali provenienti dal Vecchio Continente, però, trovano conferme con le edizioni precedenti – competizioni a 32 squadre – nelle quali, dai Mondiali transalpini del 1998, le compagini europee a qualificarsi alla seconda fase sono state sempre meno: in Francia passarono in 10 su 15; in Asia nel 2002 addirittura 8 su 14; negli ultimi Mondiali in Sudafrica su 13 formazioni europee se ne qualificarono solo 6. L’eccezione arriva da Germania 2006, in cui si torna a 10 promosse su 14. Quindi, ricapitolando: europee forti in Europa e fragili nel resto del mondo. In Brasile, per ora, solo Olanda, Belgio, Germania, Francia e Grecia sono già sicure di passare alla seconda fase, con Svizzera e Russia che lotteranno per unirsi al gruppo. Se dovessero fallire anche loro chiuderemo con solo 5 europee su 13 qualificate, toccando il minimo storico.

POSSIBILI MOTIVI – Il calcio è cambiato negli ultimi anni, ha visto mutamenti e rivoluzioni, nuovi protagonisti e uscite di scena illustri. Innanzitutto va registrato lo sviluppo di nuove realtà, come il calcio africano che ha sicuramente aumentato il suo livello, creando ostacoli più che concreti al precedente dominio delle europee. I quarti di finale raggiunti dal Ghana nel 2010 sono un messaggio più che concreto, soprattutto analizzando l’uscita di scena ai rigori in quel maledetto match contro l’Uruguay. Poi c’è l’avanzata inarrestabile delle sudamericane che, oltre al tasso tecnico davvero inviadiabile, sembra abbiano acquisito anche la competenza tattica che è mancata in passato, con Cile e Colombia vere e proprie teste di serie in questi Mondiali, dove giocano con una carica straordinaria data dal loro pubblico, numeroso come non mai, fattore che le europee non stanno avendo. Oltre alle condizioni climatiche che possono riservare fatiche impreviste a chi non è abituato, è d’obbligo considerare come molti giocatori europei si ritrovino senza benzina al termine di stagioni in cui le competizioni da giocare sono pesanti e numerose, con sempre più impegni infrasettimanali e meno riposo a disposizione, seppur va detto che in molti dei nostri club giocano calciatori extra-europei che dovrebbero accusare ugualmente la fatica.

Forse la risposta più ovvia a tutte queste domande è che il calcio europeo si sta facendo raggiungere e, in alcuni casi anche superare, da quelle realtà che fino a qualche tempo fa pensavamo inferiori, non senza presunzione e arroganza. Probabimente anche perchè, a livello di club, importare uno straniero sembra far più gola che investire su un nazionale, aumentando così il valore di altri paesi, soprattutto a livello giovanile. Se non altro si va sempre di più verso competizioni equilibrate e dall’esito impronosticabile. Il Mondiale dei Mondiali sta dando inizio ad una nuova era: un futuro in cui i Mondiali saranno davvero tali e vincerli sarà molto più complicato.

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

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