Antonio Fioretto
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Ciro Esposito è morto all’alba

Il tifoso del Napoli Ciro Esposito non ce l'ha fatta

Ciro Esposito è morto all’alba
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ore 06.00 – Ciro Esposito non ce l’ha fatta. Dopo un calvario durato 50 giorni e un’improvviso peggioramento nella giornata di ieri, la vita ha lasciato il giovane tifoso, ferito gravemente da un colpo d’arma da fuoco durante gli scontri antecedenti alla finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina del 3 maggio. Fatale è stata un’insufficienza multiorganica che si era aggravata nelle ultime ore: già nella giornata di ieri Ciro Esposito era tenuto in vita solamente dai macchinari, stamattina l’ufficialità del decesso. Daniele de Santis, ultrà giallorosso accusato di aver sparato il colpo fatale, è adesso imputato per omicidio volontario. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris ha proclamato attraverso Twitter il lutto cittadino. Alla famiglia di Ciro vanno le più profonde condoglianze da parte di tutta la redazione di SportCafe24 per la terribile perdita.

il tweet del sindaco Luigi de Magistris sulla morte di Ciro Esposito

il tweet del sindaco Luigi de Magistris sulla morte di Ciro Esposito

Poche, semplici ed inesorabili parole. Che non lasciano spazi a dubbi o eventuali equivoci. Ciro Esposito non ce l’ha fatta. E’ morto, almeno clinicamente. Alla fine di una lotta durata quasi due mesi. Già, perchè guai a dire che Ciro si sia arreso. Oh no, no davvero. Ciro era un ragazzo del sud, di Napoli. E in quanto tale, aveva afferrato tutto lo spirito e la forza d’animo che si respira nei vicoli di questa città. Coma irreversibile. Il cuore batte ancora, Ciro continua a lottare. Ma la situazione è critica

Non è stata una resa, nè una sottomissione. E’ stata una mera questione di complicazioni, urgenze, emergenze. “E’ assurdo, stava bene” -il commento incredulo della madre, Antonella Leardi- “ma nelle ultime ore si è aggravato”. Forse Ciro lo ha capito. Che era quasigiunta la fine della pista. Chissà se avrà avuto modo di pensare, nel suo stato di semi incoscienza, a quel 3 maggio. A quella maledetta finale di coppa italia. Al fatto che un calcio malato vieti a famiglie, bambini e appassionati di recarsi allo stadio. Per il rischio di beccarsi una pallottola, un proiettile artigianale, che esploda nel polmone e si frantumi, creando tante piccole infezioni. Questo è quanto. Le complicazioni multi-organo delle ultime ore hanno dato il colpo di grazia.

GLI SFOGHI “Morire” fuori da un campo da calcio, per difendere un pullman assalito da tifosi estranei all’evento. Beh, qualcosa è andato storto. I legali della famiglia del ragazzo di Scampia hanno le idee chiare: “Nella vicenda il vero fallimento è dello Stato. Sono morte le istituzioni che non hanno voluto rispondere a questo attacco criminale. Le istituzioni hanno fallito anche nell’ organizzazione della finale di coppa italia, quando nella capitale sono apparse scritte ignobili senza preoccuparsi di cancellarle. Napoli deve unirsi per portare avanti una battaglia di civiltà”.

Così, invece, ha commentato Gino Di Resta, presidente del Napoli Club Roma: “Qui dal 3 maggio non è venuto nessuno. Non è arrivata nemmeno una bottiglia d’acqua. Roma non ha sindaco. Marino, in periodo di campagna elettorale, è passato di qui a salutare i bambini. A 50 metri c’era Ciro. E non è venuto”. Il Presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha subito inviato messaggi di cordoglio e confidato ai genitori del ragazzo che “Napoli è la famiglia di Ciro”.

EPILOGO La situazione di Ciro Esposito è una pillola amara. Anzi, è una pillola che ci rifiutiamo di inghiottire. Perchè ingiusto. Perchè crudele. Perchè emblema di un calcio, ma soprattutto di un paese malato. Publio Virgilio Marone diceva che “nella vita non c’è spazio per la morte”. E allora, l’effimera speranza è che Ciro Esposito si salvi. E che ci sia una cura all’ epidemia di questa società.

Antonio Fioretto (@FiorettAntonio)

 

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