Antonio Casu
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Da Gerd a Thomas: Germania nel segno dei Muller

Due attaccanti diversi, ma simili allo stesso tempo. Corsi e ricorsi storici inquietano e fanno sognare i teutonici

Da Gerd a Thomas: Germania nel segno dei Muller
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Mercoledì 17 giugno 1970, stadio Azteca di Città del Messico: si giocò Italia-Germania Ovest, una partita destinata ad entrare negli annali della storia del calcio. Finì 4-3 per gli azzurri, protagonisti di una prestazione eroica. Tra le file tedesche si distinse con un gol un attaccante con il numero 13 sulle spalle, una punta letale sempre sul filo del fuorigioco. Il suo nome è Gerd Muller, professione killer. Quarantaquattro anni dopo un suo omonimo, Thomas Muller, professione joker, ha scritto un’altra pagina importante della storia dei Mondiali, mettendo a segno una splendida tripletta contro il Portogallo. Così diversi, così uguali: tra i due non mancano le analogie.

Gerd Muller, attaccante della Germania Ovest negli anni Settanta

Gerd Muller, attaccante della Germania Ovest negli anni Settanta

GERD MULLER, IL PANZER – Una vita al limite, in ogni senso. Gerd amava beffare i difensori avversari in una frazione di secondo, scattando quando meno se l’aspettavano. Il centravanti tedesco era l’esempio perfetto del concetto di prima punta: veloce, bravo col destro, bravo col sinistro, abile di testa e, soprattutto, un cecchino infallibile. I numeri della sua carriera parlano da soli: 365 gol in 427 presenze in Bundesliga (tutte col Bayern Monaco), 69 reti in 77 partite nelle Coppe Europee (record battuto solo da Lionel Messi) e 62 segnature in 68 match con la maglia della Germania Ovest. Gerd Muller era un po’ Inzaghi, un po’ Klose, fondamentalmente una leggenda.

THOMAS MULLER, IL JOLLY – Thomas è molto diverso da lui, ma con un punto in comune: la fame insaziabile di metterla dentro.I suoi numeri non sono all’altezza di quelli del suo omonimo, ma il senso del gol è il medesimo. Il calciatore tedesco è il giocatore che sognano tutti gli allenatori. Duttile e disciplinato tatticamente come pochi altri al mondo, può giocare da mezzala, trequartista centrale, ala offensiva e all’occorrenza anche come falso nueve (tuttavia, se si analizzano il secondo ed il terzo gol messi a segno ieri, di falsa c’è solo la definizione). Un uomo a tutto campo insomma, capace di trasformare in realtà qualunque sogno tattico. Thomas Muller porta inoltre sulle spalle il benedetto (o maledetto, a seconda dei punti di vista) numero 13, incubo dei portieri che sfidavano la Germania nei primi anni Settanta ed oggi spauracchio imprevedibile.

DESTINI INCROCIATI – Corsi e ricorsi storici, legati dallo stesso nome ed un numero. Gerd vinse la Coppa del Mondo nel 1974, Thomas insegue il suo primo Mondiale, iniziando come meglio non avrebbe potuto. Il giovane erede ha 25 anni, esattamente come Gerd in quella folle notte del ’70: quarantaquattro anni fa giocare la partita del secolo non fu sufficiente per vincere, nel 2014… chissà.

Antonio Casu

@antoniocasu_

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