Elisa Belotti
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Godzilla e il nostro bisogno di mostri

Quel “lucertolone” che ci fa compagnia ormai da sessant’anni

Godzilla e il nostro bisogno di mostri
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King Kong contro Godzilla

King Kong contro Godzilla

COME SI CREA UN MITO – Che poi è nato tutto da un altro mostro: ve lo ricordate il gorillone grande quanto un grattacielo che tieni in mano donnine bionde come fossero banane? Ecco, lui: King Kong. USA, correva l’anno 1952 e dato il successo ottenuto dalla riedizione dello scimmione gigante, i produttori decisero di realizzare, l’anno successivo, un film su un nuovo mostro. Nasceva così Il risveglio del dinosauro. Giappone, 1954: Ishirō Honda gira il primo film che tratti precipuamente di questo dinosauro atomico e lo intitola: Godzilla. Di cosa si tratta è storia nota: un dinosauro molto simile a un T-Rex che è sopravvissuto all’estinzione adattandosi a vivere sul fondale marino. Gli esperimenti nucleari condotti dagli americani in Giappone, gli hanno permesso di sviluppare una forza smisurata, conferendogli anche la capacità di sputare raggi radioattivi. Da questo momento in poi si svilupperà la saga (di ben 27 film!) giapponese, suddivisa in tre ere: Era Shōwa (1954-1975), Era Heisei (1984-1995), Era Millenium (1999-2004), per poi sfociare nelle due versioni statunitensi: una nel 1998 e (siamo qui per questo) una nel 2014. Forse a qualcuno è tornato alla mente qualche ricordo di una lezione di storia: il 6 e il 9 agosto del 1945 un Little Boy e un Fat Man cascano dal cielo sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Si tratta delle due famose bombe che uccisero tra i 100 mila e i 200 mila civili nipponici. Godzilla origina proprio dalle radiazioni atomiche e, come le due bombe americane, distrugge tutto ciò su cui si posa. Non possiamo non pensare che non ci sia una collegamento. Nascono così le leggende, in età contemporanea: da una costatazione di mercato, dal ricordo di quanto quel microbo che è l’uomo possa trasformarsi nell’ impietoso Dio della distruzione, dalla conformazione geografica di una nazione che fa in modo che la maggior parte delle sue paure vengano dal mare.

L’ULTIMA FATICA DI GODZILLA- Gareth Edwards decide di rivitalizzare il mito. L’unica altra prova dell’abilità del nostro giovane regista risale al 2009 e, indovinate un po’?, si tratta comunque di mostri: Monsters. Protagonista del film in questione è Aaron Taylor Johnson che interpreta il tenente Ford Brody: un eroe notevolmente meno nerd di Kick Ass. Diciamola tutta: il colpo di genio nel marketing è stato fare interpretare il padre di Ford a Bryan Cranston. Chi è? Aspettate, rifacciamo: il colpo di genio è stato fare interpretare il ruolo del padre di Ford a Walter White. Ora sono certa che molti di voi abbiano capito di chi stiamo parlando. Breaking Bad è una delle serie tv più seguite e ha ottenuto notevoli riconoscimenti: Walter White è il protagonista del telefilm. È evidente quanto attore e personaggio diventino, a un certo punto e in un certo grado, il medesimo individuo. Non sottovalutiamo la portata di una simile scelta per quanto riguarda la presa sul pubblico. Di Juliette Binoche, poi, anche se compare giusto nei primi cinque minuti, c’è veramente bisogno di dire ancora qualcosa? L’unica pecca nella realizzazione del film è che forse la sua lunghezza lo rende un po’ pesante. Comunque un classico e un film ben fatto, anche se quando si parla di cinema, dinosauri e fantascienza, nulla può reggere il confronto con Jurassic Park. Ma Steven è Steven.

IL BISOGNO CHE ABBIAMO DEI MOSTRI- Godzilla è un kijū che in giapponese significa “strana bestia”. A dirla tutta, Gojira (nome giapponese) è il capostipite della specie. Ma come mai, nel 2014, abbiamo ancora bisogno dei mostri? Consideriamo un mero dato di fatto: i primi piani sui volti terrorizzati dei bambini. Un classico, nel genere. Nell’opera di Edwards ce ne sono diversi: il piccolo di cui si prende cura Ford nel viaggio verso l’aeroporto, la bambina che partecipa alla festa in spiaggia, Ford stesso, bambino, che guarda il crollo dell’industria in cui lavorano i suoi genitori, il figlio di Ford e gli altri bambini che scappano con lo scuolabus mentre avviene lo scontro finale tra Godzilla e l’esercito. Il legame tra fanciullo e mostro è indissolubile. L’età dei mostri è l’infanzia. I mostri sono spesso la prima rappresentazione che abbiamo della paura. La prima forma concreta che riusciamo a darle. Ma cosa significa Godzilla? È una parola macedonia che unisce la parola occidentale “gorilla” e quella giapponese per dire “balena” (kujira). Prima di saperlo, chi scrive si era domandato se quel “God” non avesse a che vedere forse proprio con Dio. A un certo punto del film, infatti, Ken Watanabe (che interpreta uno studioso) dice che Godzilla è un essere primordiale, è Dio, è un principio naturale che torna sulla Terra dagli abissi per ristabilire l’equilibrio. Lui sarà l’unico in grado di sconfiggere i M.U.T.O. a differenza di quello che pensa l’esercito americano. Perché “L’arroganza dell’uomo è pensare che la natura sia sotto il nostro controllo e non il contrario”. Toccante il parallelismo finale tra l’accasciarsi del mostro e dell’uomo, dei due protagonisti del film, contemporaneamente: Ford e Godzilla. Ci servono i mostri, ci servono gli dei, è così dall’alba dei tempi. Ma queste due entità sono così diverse da ciò che è l’uomo stesso o sono contenute in lui? O forse mostri e dei ci servono per aver un principio ordinatore in cui sperare o qualcosa da combattere per definire chi siamo? «La gente ha bisogno di un mostro in cui credere. Un nemico vero e orribile. Un demone in contrasto col quale definire la propria identità. Altrimenti siamo soltanto noi contro noi stessi.» ma questo lo dice Chuck Palahniuk, ed è un’altra storia.

Elisa Belotti

 

 

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