Walter Molino
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Addio al Joga Bonito, il nuovo Brasile di Felipe Scolari

Il 3-1 contro il Giappone macchiato dall'errore arbitrale getta ombre sulla Seleção. Analizziamo come giocano i verdeoro

Addio al Joga Bonito, il nuovo Brasile di Felipe Scolari
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Neymar, doppietta nel match inaugurale per lui

Neymar, doppietta nel match inaugurale per lui

Vi ricordate i famosissimi video della Nike “Joga Bonito” in cui i vari campioni verdeoro come Ronaldo, Ronaldinho, Roberto Carlos e tanti altri, si divertivano con colpi di tacco e magie che poi ripetevano anche in partita, stregando ad esempio il mondo al mondiale del 2002? Ecco questo Brasile targato Felipe Scolari è tutt’altra cosa. Questo non significa per forza un’involuzione nel piano del risultato, ma sul piano dello spettacolo sicuramente. Al Brasile nessuno chiede di fare spettacolo, bensì di vincere, non importa come. Questo tipo di gioco sicuramente più europeo, potrebbe non convincere tutta la stampa, ma l’importante è arrivare il 13 Giugno con la coppa in mano. Magari se si riuscisse a farlo in maniera limpida, sarebbe meglio per tutti.

IL RIGORE INESISTENTE – Non c’è un giornale in tutto il mondo che non abbia scritto qualcosa sul rigore fischiato a Fred, che ha permesso a Neymar di siglare il 2-1 e completare la rimonta. Essendo una vexata quaestio, c’è poco da discutere sull’episodio in sé, nonostante Felipão abbia avuto il coraggio di dire che c’era. L’unica cosa certa è che quest’episodio ha scagliato l’intera opinione pubblica mondiale contro il Brasile. Non è stato difficile leggere sulla carta stampata o sui social network frasi come “Il Brasile deve vincere questo mondiale” o cospirazioni geo-politiche come “Faranno vincere il mondiale al Brasile per evitare la rivoluzione civile”, noi amanti del pallone, ci concentreremo solo sulle vicende calcistiche, perché cominciare a fare illazioni già dal match inaugurale di questa kermesse, sembra un tantino esagerato. Era pur sempre una partita dei gironi, figuriamoci cosa succederebbe se il Brasile dovesse passare in semifinale o in finale con un errore del genere. La tecnologia per il goal fantasma, è un primo passo in avanti che la FIFA ha fatto, ma che coinvolge pochissime occasioni di gioco. Ieri con l’istant replay in stile NBA, in 5-6 secondi, l’arbitro Nishimura si sarebbe accorto dell’inesistenza del rigore.  In definitiva, essendo il calcio soggetto a decisioni soggettive e istantanee dei direttori di gara, deve rassegnarsi a essere quanto meno “problematico” e “non limpido”. Specie se l’arbitro subisce, anche inconsciamente, pressioni ambientali di questo calibro.

TUTTO IN MANO A NEYMAR – Probabilmente un inizio così, non se lo aspettava nemmeno lui. Ma di certo sapeva che le chiavi dell’attacco, e in generale del Brasile erano di suo possesso. Il goal dell’1-0 ha dimostrato come Neymar può essere micidiale se gli si lascia tutto quello spazio centrale, errore imperdonabile della retroguardia croata. Il tiro non sarà stato irresistibile per potenza, ma era molto angolato e Pletikosa si è comunque mosso in ritardo. Dipendere da un gioiello come Neymar, è ovviamente rischioso, perché ci si può imbattere in serate no dell’asso del Barcellona, o in serate in cui l’avversario ti imbriglia tatticamente e Neymar non riesce a essere protagonista. La libertà di agire comunque lo esalta, a differenza del Barcellona in cui deve giocare più a servizio della squadra e spesso relegato in posizione troppo esterna. I problemi non arriveranno nel Girone, che il Brasile dovrebbe vincere senza problemi, ma dagli Ottavi in poi tutti questi meccanismi di gioco dovranno essere consolidati, e Neymar non potrà certo giocare da solo. Oscar è un sicuro punto di partenza. Scolari dovrà capire come inserire Willian in questo scacchiere, anche se ieri gli ha preferito Bernard come cambio a Hulk, totalmente insufficiente. Il Willian che conosciamo tutti potrebbe aggiungere quel quid essenziale alla Seleção.

AL BRASILE MANCA UN ATTACCANTE? –  Un’altra critica tipica che viene mossa al Brasile è la mancanza di un attaccante di livello, stessa critica mossa anche prima della Confederations Cup, e sappiamo tutti com’è andata. Fred non sarà di certo Ronaldo, Pelé, Ademir o Leônidas, ma sa fare la sua parte, in modo totalmente diverso. Questo Brasile non è costruito su un centravanti mobile, ma su un centravanti boa, che deve saper sfruttare le occasioni che gli capitano, e finalizzare il più possibile. Si può dire che ieri l’unica palla che Fred ha toccato in area, è stata quella dell’occasione del rigore. Avere un attaccante con queste caratteristiche obbliga la squadra anche a lavorare per lui, o comunque a servirlo un numero sufficiente di volte per metterlo in condizioni di segnare. O altrimenti si rischia di penalizzarlo. Fred non è di certo l’Ibrahimovic che si viene a prendere palla a metà campo e costruisce l’azione. L’azione deve essere costruita da dietro e l’attaccante della Fluminense deve finalizzarla, come ha egregiamente fatto alla Confederations Cup. A responsabilità maggiori quindi sono chiamati i due terzini del Brasile, che devono spingere e dare una mano sulle fasce.

Questa prima partita opaca del Brasile può gettare delle ombre sul suo possibile ruolo di candidata numero uno alla vittoria del mondiale, ma giudicare una squadra dalla prima partita è riduttivo, specie se gioca in casa (ed ha il sostegno di 200 milioni di persone, proteste a parte) ed è imbottita di campioni. Le sentenze si dovranno quindi tirare più avanti. Dopo questa prestazione i verdeoro possono solo migliorare.

Walter Molino (@matchbeth)

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