Orazio Rotunno
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I 5 personaggi più bizzarri nella storia della Serie A italiana

Non è una graduatoria, la follia non la si può classificare: a voi la scelta fra chi, di questi e dei tanti altri "geni incompresi" del calcio italiano, merita il cervello d'oro

I 5 personaggi più bizzarri nella storia della Serie A italiana
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Ci sono storie difficili da raccontare a parole, figuriamoci se scritte: basterebbe una foto, qualche immagine o un video ed ecco che quell’insana follia attraverserebbe in un lampo il filo invisibile che lega il protagonista allo spettatore. Come puoi raccontare la vita e tutto ciò che sta attorno, dei personaggi più stravaganti che hanno calcato i campi della Serie A italiana: noi ci proviamo, consapevoli di non poter rendere giustizia all’eleganza dei loro gesti (?), ad una professionalità fatta a persona, a chi è nato col talento di un calciatore ma dalla testa di un visionario. Per chi la testa ce l’ha, s’intende: questi sono solo alcuni dei “fenomeni paranormali” che sono passati da noi, ricordarli mette un po’ di nostalgia per quel che il calcio sapeva anche essere. E che sempre più difficilmente sarà: un gioco di strada per gente qualunque.

PAUL GASCOIGNE – Meriterebbe un pezzo tutto per lui, quindi senza dilungarci oltre elenchiamo le follie assolute di questo genio senza eguali. 1. Rubò la macchina ad un compagno della Lazio che arrivò tardi all’allenamento: urlò a Zoff di multarlo. E così fu. 2. Infortunato, in tribuna chiesero a Gazza un commento sul match: lui rispose con un rutto. 3. Viaggo Roma-Firenze, ci sono delle gallerie prima delle quali si siede proprio accanto al Mister Zoff: al termine dell’ultimo tunnel lui era ancora lì. Completamente nudo. 4. Amava Baggio a tal punto da volere un codino, ma mancava la materia prima (i capelli). Si fece mettere delle extension. 5. Al Tottenham, allenamento: un pallone viene calciato fuori dall’impianto. “Lo prendo io!”, urla Paul. 24 ore dopo, sbucherà da quella stessa zona, col pallone in mano “Eccolo!”. 6. Mondiali 90′, Gazza alla domanda riguardo qualcosa da dire al suo prossimo avversario: “Si, fanculo Norvegia!”. 7. Cartellino giallo, era ai Rangers: ma l’arbitro lo perde tra le mani, Gazza lo raccoglie e glielo sbatte in faccia: “Ammonito!”. 8. Roma, ristorante: Gazza chiede un’aragosta ma l’italiano non è perfetto. Il cameriere chiede cosa volesse esattamente: Paul si alza, si reca presso la vasca delle aragoste e ci si butta dentro. Torna al tavolo, bagnato: “Ecco cosa volevo!”. 9. Mondiali 90′: Gazza chiede di entrare in cabina, ok. Chiede di sedersi accanto al pilota, ok. Chiede di guidare, ok (?): vanno tre miglia fuori rotta, “dovevate vedere la faccia del pilota!“.

MA MINGYU – Di personaggi strampalati il Perugia dell’epoca, quando militava in Serie A, ne pescò tanti, anche per sbaglio. Fu il caso di questo cinese che, si scoprirà tempo dopo, non era il giocatore realmente acquistato da Gaucci. La federcalcio cinese rifilò agli umbri il cinese sbagliato, quello più scarso, ed anche decisamente più vecchio dei 28 anni registrati: era il 2000/01, Cosmi lo vide arrivare e scoppio l’ilarità generale. Era tozzo, pieno di rughe e piuttosto spaesato: ne aveva almeno 10 di più (non a caso si ritirò due anni dopo). Giocò appena 6 minuti in Coppa Italia, ma pretenderà la n.9 e si paragonerà a Michelangelo, promettendo di portare in alto i grifoni. Che ci arriveranno, ma non grazie a lui. L’epilogo è incredibile: giocherà da capitano della Cina i Mondiali del 2002. “Se ce l’ha fatta lui, ce la puoi farcela anche tu...” Cit. Checco Zalone.

ANTONIO CASSANO – Restiamo a Bari e come non citare quel ragazzaccio della Città vecchia. Da lì, nella maggior parte dei casi, o esci delinquente o se sei fortunato hai Dio che ti mette due pennelli al posto dei piedi e finisci per valere 60 miliardi dopo appena 1 anno e mezzo in Serie A. Un autobiografia che ha già raccontato tutto di sé. Dai 5 cornetti a notte, alle ragazze fatte salire in stanza durante il ritiro, alla ferrari fucsia, le 700 donne (?) prima dell’eterna Carolina, l’imitazione di Capello fra l’ilarità di Ronaldo e Cannavaro, le amichevoli giocate nell’unico spicchio di ombra del campo, le corna a Rizzoli e chi più ne ha più ne metta. “Cosa sarebbe stato Cassano, se non fosse stato Cassano...”, è una domanda che ci poniamo tutti.

FAUSTINO ASPRILLA – Che personaggio, tanto si è detto di lui ma quanto non si è a conoscenza del pazzo colombiano. E’il capodanno del 95′ quando Asprilla entra in discoteca, esce la revolver e spara due colpi in area: poi fugge con la sua auto che verrà ritrovato con la pistola nel portaoggetti. Ci sarà un processo in cui ammetterà il misfatto, sarà giudicato non colpevole (?). Un vizio che non perderà 8 anni dopo, all’Universidad de Cile: è infortunato ma vuole farsi sentire. E vi riesce: arriva al campetto e spara due colpi a salve in area, tutti che corrono ignari del folle. Spiegherà le sue intenzioni: voleva caricare la squadra in vista della finale del torneo d’Apertura. Come poteva svilupparsi la carriera di un giocatore “comprato” dal suo primo club coi soldi del più grande cartello di droga del mondo: ufficiosamente, dietro i 40 milioni di pesos sborsati per portarlo al Nacional, c’era Pablo Escobar. A Parma tutti lo amarono: andava a pesca, suonava rumba tutta la notte, chiacchierava in piazza, si ubriacava al venerdi e segnava la domenica. Asprilla è tutto in quella notte di Newcastle-Barcellona, l’esordio assoluto degli inglesi in Champions League: lui arriva in ritardo ovviamente, da quelle parti su questo non si scherza. Ma Daglish offrirà all’attaccante una chance, non se ne pentirà: Faustino segnerà 3 gol. Il ritardo fu dettato da un’altra prestazione, fuori dal campo, protrattasi oltre tempo con una “lord” inglese. Ha anche abbracciato il porno nel 1993, rifiutando 7 mila euro per replicare nel 2012: Buffon dirà di lui, “Non ho mai visto qualcosa di simile“. E non si riferiva alle sue qualità tecniche.

Edmundo fiorentina

Edmundo ubiraca uno Scimpanzé

EDMUNDO –O’Animal“, più punti tolti alla patente (219) che gol (197). Basterebbe questo per spiegare chi fosse Edmundo Alves de Souza Neto, cresciuto nelle favelas di San Josè e capace di ritirarsi nel 2008 ma organizzare la partita d’addio nel 2012 (!). Un soprannome che assume un’accezione negativa dal 1995 in poi: in Brasile infatti per Animal si intendono tutti quei giocatori dotati, fuori dalla norma e geniali, anche Neymar viene definito così tanto per citarne uno. Ma quell’anno Edmundo “uccide” tre persone in un incidente d’auto: la ragazza a bordo e altre due investite col suo fuoristrada. verrà condannato per omicidio colposo a 4 anni e mezzo di carcere (mai scontati grazie a continui ricorsi). Salta i Mondiali del 94′ a causa della sospensione ricevuta dal Palmeiras per “eccessivo egoismo mostrato in campo“. Spaccherà una telecamera nel 95′ dopo un rigore sbagliato nella Libertadores, prenderà a pugni il boliviano Luis Cristaldo nella finale di Coppa America del 97′, senza essere visto. Quella partita la deciderà lui, che sostituiva Ronaldo infortunato. E proprio ad Edmundo, il fenomeno, “dovrebbe la vita“, in quando fu il primo a soccorrerlo quella maledetta notte nell’albergo di Parigi prima della finale Mondiale nel 98′. Firenze e Napoli – le due piazze di Serie A che ebbero il piacere di ospitarlo – lo ricordano per i gol (pochi) e per le sceneggiate (tante). inserirà persino una clausola nel contratto che gli permetterà di volare al Carnevale di Rio. Tante le notti insonni passate dal Trap nella stanza di “O’Animal” nel disperato tentativo di placare la sua natura: invano, inutile dirlo. Prima di Dani Alves, sbuccerà per poi mangiarla, un’arancia buttata dagli spalti dello stadio San paolo di Napoli. Per il compleanno del figlio organizzò un circo a domicilio, ubriacandosi con uno scimpanzé. Anni dopo, rivelerà di aver provato esperienze omosessuali. Ed è forse l’aspetto meno controverso di un personaggio, l’ennesimo, che ha “colorato” la Serie A italiana. 

Orazio Rotunno

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