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Cicinho: a Roma schiavo dell’alcool. Carriera di un terzino brasiliano che si è perso in Italia

Cicinho: a Roma schiavo dell’alcool. Carriera di un terzino brasiliano che si è perso in Italia
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Intervista scioccante del giocatore giallorosso, che è pronto al riscatto

ROMA, 18 GIUGNO – Poteva essere l’ennesimo calciatore ad essere sbattuto in prima pagina, fotografato mentre bruciava la sua carriera e la sua vita. Ma Cicinho ha giocato d’anticipo, ha scelto di raccontare al mondo tutti i problemi che hanno segnato la parabola discendente di quella che poteva essere una storia brillante e che invece si è spenta, o quasi. Ladecisione del terzino brasiliano è sicuramente un segnale di cambiamento, perchè solo chi ha voglia di voltare pagina può trovare il coraggio di esporsi così pubblicamente, a critiche ma anche aiuti.

LA CARRIERA – Cicinho inizia la sua carriera in Brasile, suo paese natale, nelle giovanili del Botafogo. Dopo essere passato per due stagioni all’Atletico Mineiro, trova il palcoscenico internazionale tra le file del San Paolo, vincendo il campionato paulista, la Copa Libertadores e il Mondiale per club FIFA. Il suo apporto nella straordinaria stagione del club brasiliano non passa inosservato alle grandi d’Europa, Real Madrid su tutte, che dopo una lunga trattativa riesce a portarlo in Spagna. E’ uno dei punti più alti della carriera di Cicinho, che veste la Camiseta per due stagioni, prima di passare alla Roma per 9 milioni. Nella capitale italiana, nonostante i gravi infortuni che periodicamente lo hanno costretto a lunghe assenze, il terzino brasiliano trova spazio e successi, vincendo la Coppa Italia nel 2008. Quando però si tratta di scegliere tra lavoro e divertimento, Cicinho imbocca la strada peggiore: ma questa è un’altra storia.

LE CONFESSIONI – Ne ha parlato per la prima volta ieri, intervistato da una Tv brasiliana. Ai microfoni di Esporte Fantastico, Cicinho racconta del periodo più buio della sua vita: si allenava regolarmente, ma sapendo di non essere tra i titolari del weekend, tornato a casa trovava sfogo solo nell’alcol e nelle sigarette. Una ricetta devastante per chiunque, figuriamoci per un calciatore. Il declino della carriera non faceva altro che peggiorare la situazione, e l’attività principale del promettente terzino si risolveva metodicamente con festini (sulla barca di Adriano), balli e bevute. Non ho assunto droga solo per i controlli anti-doping, altrimenti l’avrei fatto“, confessa Cicinho. “L’alcol ti porta su quella strada, ed è la peggior droga che esiste al mondo. Ho pensato di lasciare il calcio, ero a pezzi. Quando la Roma mi ha dato in prestito al San Paolo volevo lasciare tutto ed ho mancato di rispetto al club che mi ha rivelato al mondo”. A queste scioccanti parole Cicinho oppone però i progetti di una vita futura che sia una rinascita. L’incontro con la moglie attuale, Marry De Andrade, sposata ad aprile, è stato il salvagente a cui prontamente Cicinho si è aggrappato. Ha scoperto la fede, protestante evangelica, ma vorrebbe continuare a giocare a calcio, dice. “Il mio agente sta vedendo se in Brasile o ancora in Europa, dove io e mia moglie vorremmo continuare, c’è la possibilità di farlo. Farò quello che Dio vorrà: calcio, o continuerò nel mio cammino di evangelizzazione“. Di terze vie non se ne parla più.

Matteo Brutti

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