Modestino Picariello
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Le 5 sostituzioni più decisive nella storia del calcio moderno

Eroi in meno di 90' minuti: le sostituzioni più decisive del calcio negli ultimi 20 anni

Le 5 sostituzioni più decisive nella storia del calcio moderno
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Alberto Paloschi re delle sostituzioni nel calcio

Alberto Paloschi, re delle sostituzioni decisive nel calcio

Certe volte il calcio è così: parti in panchina, arrivano le sostituzioni e finisci in trionfo! Non conta che tu abbia avuto la pazienza del saggio sensei o semplicemente la fortuna di essere capitato al momento giusto, se sei partito panchinaro e segni il gol decisivo, sei un eroe. E questo a volte cambia la vita, ma altre cambia la storia. Ecco a voi la Top 5 degli ingressi più decisivi degli ultimi vent’anni. Storie di rimonte, ma soprattutto di uomini divenuti decisivi spesso loro malgrado.

QUINTO POSTO: PALOSCHI BEGINS – E’ il 10 febbraio 2008 e il Milan di Ancelotti affronta il Siena. E’ un Milan bello, in quel periodo, ricco di campioni (Ronaldo poteva permettersi di fare la riserva) ma con un solo problema, una strana fatica tutta propria nello sbloccare le partite. Calci da fermo, colpi estemporanei e poi via si dilaga, perché sulle fasce hai Cafu e Serginho, e in attacco una batteria da urlo: Kakà, il primo Pato, Inzaghi, Seedorf e via dicendo. Peccato che quel giorno manchi mezza squadra, che l’attacco sia falcidiato dalle assenze e Ancelotti, per arrivare al numero di convocazioni, sia costretto a chiamare un pupattolo sconosciuto a tutti, ma che nelle giovanili timbra che è un piacere. Il suo nome è Alberto Paloschi. La partita non si sblocca, anzi: il Siena segnerebbe anche, con Locatelli, ma l’arbitro annulla. Il Milan, come detto fatica, manca il guizzo: allora Ancelotti, che non è un vincente per caso, decide: “Vediamo se ‘stò ragazzetto è forte come dicono”. E’ il 62′, quando lo speaker chiama “esce Serginho, entra Alberto Paloschi” e i tifosi del Milan all’unisono “ma chi diamine è questo?”. Non completano neanche il pensiero, perché Alberto è più veloce anche delle sinapsi: Seedorf lo annusa e lo lancia senza neanche vederlo appena entrato in campo, Paloschi scatta sul filo del fuorigioco, guarda la palla, guarda il portiere, lascia rimbalzare la palla, la riguarda e con la sfrontatezza di chi ha appena fatto 18 anni, da fuori area, in diagonale e al suo primo minuto di serie A, esplode un destro di volata che fulmina Manninger (non l’ultimo arrivato) e decide l’incontro. Nasce così la storia del più interessante talento made in Milan dell’ultimo decennio.

QUARTO POSTO: PALOSCHI RETURNS – Il Milan decide di credere nel giovane Paloschi e lo manda a farsi le ossa in giro per l’Italia. Nel 2011 troviamo il nostro eroe a Genova, dove fatica a carburare, non segna da due anni, teme di perdere il treno, e allora decide di tornare in maniera fragorosa. E’ il 20 ottobre 2011, il Genoa affronta a Marassi la Roma di un Ranieri all’ultima spiaggia che i giallorossi tentano di difendere fino alla fine. Pronti-via ed in 50 minuti Mexes, Burdisso e Totti sembrano incanalare la partita. 3-0 Roma, che può succedere di più? Beh, magari che Palacio segni subito il 3-1 e Gasperini decida di sfruttare il momento per far entrare Alberto. Il ragazzo non è un genio del calcio, ma ha un pregio comune a pochi: prende d’infilata le difese con una naturalezza disarmante, quella della Roma si sbilancia e in 25 minuti Paloschi segna una doppietta. Prima il 2-3, poi il definitivo 4-3 (pareggio provvisorio di Palacio, che gli manda anche l’ultimo assist al bacio). Genova in delirio. Ranieri andrà via, pensando che, forse, un talentino del genere, nella sua Roma ci sarebbe stato benissimo….

TERZO POSTO: LA MADRE DELLE RIMONTE – Se la Gazzetta ad inizio 2011 fece uscire i dvd con le rimonte dell’Inter, la metà del merito va a questa partita: Inter-Sampdoria 3-2 del 9 gennaio 2005, che inaugura ufficialmente il nostro podio delle sostituzioni doppie, ovvero non mi basta far segnare un uomo dalla panchina, ma ne faccio segnare due. Anzi, in questo caso, gli uomini sono addirittura tre, perché il gol del 2-0 che sembra condannare l’Inter lo segna un altro neoentrato, Kutuzov, uno che sarebbe diventato un fenomeno, se non avesse conosciuto la cucina italiana. Mancano due minuti alla fine del 45′ e l’Inter è sotto 2-0 ma Mancini, al colmo della disperazione, aveva fatto entrare l’uomo che più odiava, Alvaro Recoba, insieme a un trottolino color della pece terribilmente insidioso, di nome Obafemi Martins. Ebbene, accade che prima i due agiscono insieme (Recoba assist, Martins gol, 2-1, 43′), poi che il trottolino decida di far girare la testa a tutto il Genoa, portandosi appresso 3/4 di difesa e lasciando Vieri libero di infilare il 2 pari (siamo al 46′) e infine che Recoba ricordi a tutti perché è il giocatore che Moratti ha più adorato dopo Ronaldo: Stankovic gli appoggia indietro il pallone ed il Chino non guarda nemmeno la porta, traiettoria ad uscire dal limite dell’area, Antonioli non ci arriva neppure coi superpoteri, palla in rete ed euforia completa. Recoba esulta, ma contro Mancini, Mancini esulta e basta. Sa di avere un problema ma la cura è rimandata: la sostituzione decisiva è medicina buona per tutti.

SECONDO POSTO: “MI CHIAMO OLE, RISOLVO PROBLEMI” – E’ la finale di Champions League del 1999, è il 26 maggio e si affrontano Bayern Monaco e Manchester United. Potenza contro classe, potenziale match da urlo, ma inutile negarlo, gli inglesi sono favoriti. Non soltanto hanno come ali due che si chiamano Ryan Giggs e David Beckham, ma hanno in assoluto la coppia gol più terribile della storia del calcio: Andy Cole e Dwight Yorke. Nessuno sa come facciano, non hanno nessuna caratteristica sopra la media, ma semplicemente si leggono nel pensiero, ognuno è sempre perfettamente dove deve essere per aiutare l’altro e devastano l’Europa a suon di gol. Il Bayern ha buoni giocatori, ma diciamolo, non può competere, a meno che…. beh, scherzo del destino, alla prima azione uno dei portieri più affidabili del mondo, Peter Schmeichel, faccia la vaccata su una innocua punizione. Bayern in vantaggio, non ci crede nessuno. Inizia un assalto inglese all’arma bianca ma il Bayern è bravissimo a tenere il fortino,  maciullando muscoli come se piovesse e non lasciando un attimo di respiro al Manchester. La coppia gol inglese si inceppa e allora Sir Alex Ferguson si ricorda di due assi nella manica, due persone così diverse che è incredibile giochino nella stessa squadra. Uno ha un nome da orsacchiotto, ma la bontà finisce lì: Teddy Sheringam è un vecchio leone dell’area, un Inzaghi con la potenza di un Adriano, ma ha 33 anni e sta mestamente in panchina da un po’. L’altro è un uomo assolutamente speciale: in Inghilterra lo chiamano l’assassino con la faccia da bambino, lui è la carta speciale di Ferguson per i ribaltoni, è norvegese, e si chiama Ole Gunnar Solskjaer. Non è facile definirlo, ma semplicemente è il tredicesimo uomo più forte del mondo, ma solo perché il dodicesimo è un suo compagno di squadra, un certo Paul Scholes (e scusate se è poco…). Entrano entrambi nel secondo tempo, ma la partita resta sull’1-0 fino al 90′, quando poi….
Da un calcio d’angolo di Beckham nasce una delle azioni più confuse che la Champions ricordi, ma il finale è limpidissimo: Giggs tira da fuori area alla viva il parroco, il vecchio leone Sheringham sente la preda e la tocca quanto basta per ingannare tutti. Palla in rete, 1-1, ma non è finita. Siamo al 93′, Schmeichel rilancia e Solskjaer si procura un calcio d’angolo. Batte ancora Beckham, da sinistra: Sheringham si avventa sulla parabola – che è di Beckham, quindi è perfetta per definizione – e colpisce di testa meravigliosamente ma sbaglia l’angolazione. La palla sta per andare fuori ma sul secondo palo c’è Solskjaer che d’istinto la devia appena in tempo. Palla sotto la traversa, il Manchester ribalta con i die neoentrati una partita incredibile il cui epitafio sarà dato da un italiano, l’arbitro Collina. Restano da giocare trenta secondi (inutili, ovvio), ma Collina deve andare a rincuorare uno a uno i giocatori del Bayern che, piangenti, non riescono ancora a rialzarsi per affrontare la realtà. Da una panchina che vince, un sogno che si spezza. Meraviglie del calcio.

PRIMO POSTO: L’ULTIMO (GOLDEN) GOAL – Può la FIFA introdurre una regola, permetterle di falsare tornei per dieci anni e solo allora accorgersi che è una vaccata e toglierla con tante scuse? Risposta: sì, può! Questa è la partita del Golden gol più amaro della storia italiana. Finale degli Europei 2000, 2 luglio, Italia-Francia 1-2, ovviamente dopo tempi supplementari.  Inutile dire che con la Francia non è mai una partita come le altre: ci odiamo come con nessuno in Europa (neanche la Germania) vincere è più che una coppa, è un campanile che suona l’inno nel vento dei secoli. I transalpini hanno un attacco super : Zidane – Henry – Djorkaeff, noi non stiamo al passo, ma la nostra difesa è muraglia: Nesta – Cannavaro e Toldo in porta reggerebbero ancora adesso, figurateveli nel cuore degli anni. La partita è brutta dura, la Francia gira palla, noi difendiamo con ordine ma accade poco o nulla nel primo tempo, giusto un paio di traverse sfiorate, ma il secondo tempo ha un abbaglio tricolore: Totti illumina con il tacco, Pessotto ingrana il turbo sulla fascia e ricorda di avere un bel piede, la parabola arcuata supera Desailly e arriva a centro area. Ad attenderla c’è un uomo simbolo, Marco Delvecchio, mille polmoni, l’uomo che avrebbe triplicato le marcature anche fuori dallo stadio se glielo avessero chiesto. Delvecchio deve solo metterla dentro e poi scatena l’urlo, Italia in vantaggio! Il Ct francese Lemerre corre ai ripari, subito entra Wiltord, dopo venti minuti l'”italiano” Trezeguet e succede di tutto. I giocatori si difendono allo stremo, difesa e contropiede da prassi, tutto il sacramentario nazionale è invocato contro Del Piero che sbaglia due volte a tu per tu col portiere, fino all’incredibile finale. Una difesa che per tutto l’Europeo era stata eroica, prende una bambola generale all’ultimo secondo: Barthez rilancia, Cannavaro sbaglia l’intervento di testa, Nesta perde Wiltord sbagliando l’anticipo ed il tiro secco del francese passa sotto il braccio di un Toldo poco reattivo. E’ la distruzione, ma ci sarebbe anche il tempo per rimediare se, dopo lo stupendo gol di Trezeguet, palla sotto la traversa su assist di Pires, il Golden gol non chiudesse i giochi. Ma sapete la beffa finale, che chiude l’articolo e dà un degno primo posto ad Italia-Francia qual è? Che Lemerre, prima del gol di Wiltord, aveva scelto di fare anche un terzo cambio, dettato più dalla disperazione che da un vero senso tattico. Aveva messo un’altra ala, proprio lì dove presidiavamo meglio il campo. Ma chi lo sa? Magari il giovanotto avrebbe fatto qualcosa di buono, in fondo dall’Arsenal erano arrivati segnali positivi su questo Pires….

E la Francia, con due gol e un assist dalla panchina merita il podio delle sostituzioni più decisive. Certo, noi ci saremmo rifatti sei anni dopo, ma questa, si sa, è tutta un’altra storia…

Modestino Picariello

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