Simone Viscardi
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Storie Mondiali: i mitici anni ’60 e la “Fatal Corea”

In un decennio superlativo, i Mondiali di Inghilterra '66 videro la sconfitta più umiliante della Storia Azzurra. Da quel baratro però partì la rinascita

Storie Mondiali: i mitici anni ’60 e la “Fatal Corea”
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Gli anni ’60 rappresentano lo spartiacque del XX° secolo. Si, perchè in praticamente tutti gli aspetti della vita e della società – almeno di quella occidentale – esiste un prima e un dopo quel decennio. A caratterizzare quegli anni non sono state solo la contestazione studentesca e l’avvento della cultura Hippie. Gli anni sessanta hanno rivoluzionato la musica, grazie soprattutto all’operato di quattro ragazzotti di Liverpool, che partendo dal fumoso Cavern Club hanno scalato le Hit Parade mondiali, esportando già col loro nome la cultura Beat(les) in tutto il globo. Anche il cinema non è uscito indenne da questo periodo, l’asticella del limite etico posto dalla censura sulle tematiche e su cosa fosse lecito mostrare è stata alzata da cineasti visionari e innovativi come l’inglese Alfred Hitchcock e l’americano (ma britannico d’adozione) Stanley Kubrick. In un contesto creativo del genere, i mondiali di calcio che rimarranno impressi per sempre nelle memorie del “mitico decennio” non potevano che essere quelli di Inghilterra 1966. Una Coppa del Mondo che riuscì persino a modificare anche il vasto campionario di modi di dire nostrani. Infatti, in Italia, se prima del 19 luglio 1966 una disfatta epocale poteva essere definita una “Caporetto“, da quella data in poi sarebbe diventata una “Corea”.

La Corea, una penisola divisa in due.

La Corea, una penisola divisa in due

UN PAESE DIVISO – Come spesso è capitato nel continente asiatico, al termine della Seconda Guerra Mondiale la Corea fu divisa in due zone di influenza: quella del Sud, repubblicana e filo-americana e quella del Nord, socialista e pertanto vicina all’Urss. La dittatura della Corea del Nord, presieduta da Kim Il-Sung, si rifaceva a quella cinese, improntata verso il più totale isolamento. Quando la nazionale – composta per lo più da ufficiali dell’esercito – si qualificò a sorpresa al Mondiale 1966 poco si conosceva dei giocatori coreani. Di loro si sapeva solo che erano molto giovani, altrettanto piccoli di statura e irrimediabilmente indottrinati verso il comunismo. I britannici – che non riconoscevano il governo di Pyongyang – fecero di tutto per nasconderli, sperando che una repentina – quanto probabile – eliminazione li avrebbe fatti dimenticare presto. Li spedirono quindi nel Girone D, quello dell’Italia, che vedeva disputare le sue partite nelle città più lontane possibile da Londra: Sunderland e Middlesbrough. Gli organizzatori non tennero conto però dell‘anima operaia di queste città del Nord, i cui abitanti – anche per simpatia politica – “adottarono” immediatamente questi curiosi giovani dalla pelle gialla. Nel debutto mondiale l’Urss schiantò i nordcoreani per 3-0, mentre nella seconda partita solo un gol a 2 minuti dalla fine di Park Seung-Zin ritardò di qualche giorno la matematica eliminazione. A dir la verità la Corea aveva ancora una timida speranza di qualificazione: vincendo l’ultimo match, e sperando che l’Urss facesse il suo dovere contro il Cile, i quarti sarebbero stati loro. Si, tutto molto bello, ma c’era da battere un colosso come l’Italia, le cui squadre avevano vinto 3 delle ultime 4 Coppe dei Campioni, nonchè 2 Intercontinentali. Sembrava una missione impossibile, ma se una cosa il calcio ce l’ha sempre insegnata, anche grazie a quella partita, è che l’impossibile non esiste.

Barison ci prova di testa, ma l'Italia è fuori dai Mondiali 1966.

Barison ci prova di testa, ma l’Italia è fuori dai Mondiali 1966

LA PARTITA – L’Italia necessitava di un punto per passare come seconda. Nelle precedenti partite aveva vinto contro il Cile e perso malamente contro i sovietici. In particolare aveva problemi in mezzo al campo, dove Giacomo Bulgarelli – leader  di una squadra che ereditava l’ossatura dal Bologna –  non era al meglio. Il Ct Fabbri aveva preferito i Felsinei al telaio della Grande Inter di Herrera, lasciando a casa tra gli altri Mario Corso. Bulgarelli insistette per giocare, ma intorno alla mezz’ora un contrasto lo costrinse ad abbandonare il terreno di gioco. In 10 (all’epoca non era possibile fare cambi) e con in campo Rivera – eccelso fantasista, ma del quale era proverbiale la quasi inesistente abnegazione difensiva – la difesa cominciò a soffrire parecchio. Perani si mangiò due volte il gol del vantaggio e qualche istante dopo avvenne il fattaccio. Al minuto 41, Fogli ribattè un lancio lungo dei coreani, un timido Rivera si fece anticipare sulla respinta che innescò il centrocampista Pak Doo Ik, il quale – con Fogli ancora fuori posizione – si ritrovò solo davanti ad Albertosi: diagonale preciso e 1 a 0. L’Italia si buttò subito in avanti alla disperata ricerca del pareggio (del resto, mancava ancora più di un tempo), ma più che la voglia di riscatto negli occhi dei giocatori c’era la paura di perdere partita e faccia, e infatti finì così. I Coreani volarono ai quarti, mentre gli azzurri furono accolti al rientro in patria da un fitto lancio di pomodori, dopo aver toccato il punto più basso della loro storia mondiale.

RINASCITE – Nei quarti di finale la Corea del Nord affrontò il Portogallo a Liverpool. Molti abitanti di Middlesbrough accorsero a Goodison Park per tifare i propri nuovi beniamini, i quali andarono in vantaggio sul 3-0, prima di subire la rimonta (3-5) ad opera di Eusebio. Proprio i portoghesi eliminarono gli asiatici anche nella loro seconda apparizione Mondiale, a Sudafrica 2010. Dopo aver toccato il fondo, l’Italia non potè che risalire, e così in effetti fece. Nei successivi quattro anni gli azzurri conquistarono prima il titolo europeo del 1968, e poi arrivarono in finale nei Mondiali di Messico 1970, dove presero 4 gol in finale dal Brasile, dopo aver vinto una vera e propria battaglia nella semifinale con la Germania. Se si crede alla circolarità della Storia la coincidenza è più che curiosa: punto più basso dell’Italia in un Mondiale dove è presente la Corea, vittoria e finale nelle successive manifestazioni. E se l’ordine questa volta si fosse invertito?

Simone Viscardi (@simojack89)

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