Jacopo Rosin
No Comments

Si scrive Lampard, ma si pronuncia Leggenda

Ufficiale l'addio ai Blues del grande campione che ha ammaliato il mondo negli ultimi 13 anni; possibile futuro in MLS

Si scrive Lampard, ma si pronuncia Leggenda
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

Frank Lampard. Cos’altro si può aggiungere per descrivere un campione? L’ormai ex giocatore simbolo del Chelsea ha annunciato ufficialmente la conclusione della sua avventura con la maglia dei Blues, casacca indossata con onore per 13 stagioni. In questi anni di sudore e fatica Lampard ha sollevato ogni possibile trofeo che un giocatore inglese può alzare con il proprio Club. Al momento dell’addio ha voluto ringraziare tutti, ma proprio tutti, e siamo sicuri che, grande uomo qual è,  se ne avesse avuto modo avrebbe elencato uno per uno ogni singolo tifoso, a cui ha dedicato il ringraziamento più grande: «Il grazie più importante va ai tifosi, i migliori del mondo. Mi avete sostenuto sempre, dentro e fuori dal campo. Non vi dimenticherò – ha dichiarato in conferenza stampa – Il Chelsea  è diventato parte della mia vita».

Lampard

Un giovanissimo Frank Lampard con la maglia del West Ham

UNA STORIA DEL CALCIO – Lampard è nato con il pallone tra i piedi. D’altronde sbirciando nei suoi ricordi di familia appare chiaro fin da subito che la sua carriera poteva essere quella di un predestinato. É infatti il figlio di Frank Lampard Sr., bandiera del West Ham e due FA Cup in bacheca; nipote di Harry Redknapp, vincitore della Coppa delle Coppe nel 1965; cugino di Jamie Redknapp, una Coppa UEFA con il Liverpool. Quello di Frankie Lampard era sangue vincente, frutto di una genetica che avrebbe contribuito – in maglia Blues – a rendere ancora più invincibile. Come i suoi familiari però, Lampard inizia la sua strabiliante carriera nella prestigiosa Accademy del West Ham, da sempre una delle fucine più ricche della Premier League. Gli ci vuole poco al piccolo Frankie per mettersi in mostra: dopo il prestito semestrale allo Swansea City – nel 1995 – torna  con gli Hammers e diventa ufficialmente uno dei centrocampisti più promettenti d’Inghilterra. Grande tecnica, ottimo tiro dalla distanza, incredibili capacità d’inserimento e prolificità inaudita per un centrocampista. Le 148 presenze in 5 stagioni convincono l’allora tecnico del Chelsea, Claudio Ranieri, a puntare forte sul giovane Lampard per impreziosire il centrocampo dei Blues. Gli 11 Milioni di Sterline spesi per il suo cartellino lo portano a Stamford Bridge, dando inizio a quella che sarebbe stata una corsa verso il successo, che lo vedrà anche sfiorare il Pallone d’Oro nel 2005, secondo dietro ad un giocoliere imbattibile del Barcellona, Ronaldinho. Per Johan Cruyff – non uno qualunque – Lampard era in quel periodo il miglior centrocampista del mondo. E come dargi torto?

PARLANO I NUMERI – Già, come dare torto a uno che è stato soprannominato “il Pelè bianco”? Cruyff fu uno dei tanti ad assistere ai record che Lampard collezionava, partita dopo partita. Il 13 ottobre del 2001, nella prima stagione con il Chelsea, Frankie, n°8 sulla schiena, scese in campo per affrontare il Leicester City e non uscì più per 164 partite di Premier League, fino a quando uno stupido virus lo estromise dalla sfida contro il Manchester City… sì, ma era il 29 dicembre 2005, 4 anni dopo. Sempre presente, mai un acciacco, mai un problema, era l’autentico tassello imprescindibile della macchina Blues che intanto, con Roman Abramovic al timone dal 2003 e Josè Mourinho in panchina dall’anno successivo, stava iniziando a tracciare il suo percorso verso il trionfo. Il gioco dello Special One esaltò letteralmente le capacità di Lampard che da quell’anno iniziò a sollevare trofei: 3 Premier League, 4 FA Cup, 2 Coppe di Lega, una Champions League, una Coppa del Mondo per Club e una Europa League. La bacheca è completa. Nel frattempo Mourinho aveva cambiato aria, ma Lampard era sempre decisivo, chiunque ci fosse in panchina il Chelsea vinceva e il n°8 segnava. 639 gettoni con i Blues e 210 gol realizzati che gli sono valsi il primato nella speciale classifica dei goleador di tutti i tempi con la maglia del Chelsea; non male per un centrocampista. Tra questi 210 gol – più di 250 anche con quelli nella Nazionale inglese con la quale giocherà i Mondiali in Brasile – ce n’è uno in particolare che è rimasto inciso nei ricordi di Lampard: 30 aprile 2008, supplementari della semifinale di Champions contro il Liverpool, rigore per i Blues. Lampard spiazza freddamente Reyna e corre verso la bandierina piangendo e baciando la fascia di lutto sul braccio sinistro. Un bacio alla madre scomparsa pochi giorni prima. Da quel giorno le braccia al cielo hanno accompagnato Lampard in ogni esultanza.

Lampard

Lampard applaude i propri tifosi

UN GENIO  IN MLS – Il futuro del vice-capitano del Chelsea rimane ancora non definito. Su di lui ci sarebbero ben 16 club intenzionati ad ingaggiarlo. Lampard però sembra destinato al nuovo calcio, quello che già da qualche anno si è formato in USA, ma che ha tutte le intenzioni di crescere a dismisura negli anni a venire, in perfetto stile yankees. Su di lui c’è forte il New York City FC, squadra nata da poco più di un mese e che diverrà la prima franchigia della MLS con sede nella Grande Mela (i New York Red Bulls hanno sede a Harrison, nel New Jersey). La vera notizia è che il presidente della società newyorkese è lo Sceicco Mansour, attualmente presidente – tra le altre cose – del Manchester City che ha già ufficializzato l’ingaggio di David Villa per il suo nuovo giocattolino a stelle e strisce. Capitali enormi pronti per la MLS, quindi. Intanto Lampard ci pensa, riflette e ragiona e siamo sicuri che prenderà la decisione giusta perchè, come annunciato nel 2009 da Brian English, il medico della società, uno con un quoziente intellettivo superiore a 150 – da 144 a 160 si è considerati “geni” – non può sbagliare; d’altronde non ha mai sbagliato nella sua carriera e parlano i numeri…

Gli applausi non sono mai troppi, anche se è il sottofondo musicale che lo accompagna da tutta la vita, non se ne ha mai abbastanza; altri applausi lo aspettano nella sua nuova avventura.

Good Luck Frankie and thank you for everything!

Jacopo Rosin (@JacopoRosin)

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *