Enrico Steidler
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Qatar, mondiali a rischio per le bustarelle: e se fosse una “strategia di uscita”?

“A volte si fanno degli errori nella vita” ha detto Blatter a proposito della designazione targata Qatar. Già, e a agli errori, soprattutto quelli gravi, bisogna pur rimediare in qualche modo…

Qatar, mondiali a rischio per le bustarelle: e se fosse una “strategia di uscita”?
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Ullallà, che velocità. Sono trascorse solo 48 ore dal reportage-bomba del Sunday Times (venuto in possesso di centinaia di e-mail e di documenti relativi alle presunte mazzette versate dagli emiri per assicurarsi il mondiale del 2022) e Michael Garcia, ispettore capo della Fifa, ha annunciato che l’inchiesta subito avviata dalla federazione internazionale per far luce sulla penosa vicenda sarà chiusa entro il prossimo 9 giugno. ”Entro sei settimane dalla chiusura – ha precisato Garcia (foto in alto) – consegneremo la relazione alla Camera di Giudizio’‘. Solo pochi giorni, quindi, per stabilire se ci sono elementi rilevanti oppure no. In altre circostanze, tutta questa solerzia avrebbe fatto pensare all’arrivo delle solite tonnellate di sabbia e della solita squalifica dei capretti espiatori. Quello scatenato dal Sunday Times, infatti, non è che l’ultimo scandalo – in ordine cronologico – di una serie lunghissima, e sappiamo bene come è sempre andata a finire in passato: Paese organizzatore “illeso” e qualche pesce piccolo che finisce nella rete, o meglio, nel retino.

Cattedrali nel deserto

Cattedrali nel deserto

DESERT STORM – Questa volta, però, tira aria di tempesta, e a rischiare grosso è proprio il Paese risultato vincitore all’apertura delle buste. Capiamoci: non sono certo queste il problema, e uno slancio moralizzatore della Fifa è più improbabile di una nevicata estiva nel deserto. Il fatto, però, è che questa volta l’esigenza di giustizia corrisponde alla convenienza, al calcolo di bottega, alla classica palla da cogliere al balzo. La designazione del Qatar, infatti, è l’errore più grosso commesso dalla federazione internazionale nella sua tenebrosa storia, e gli scottanti Files pubblicati dal giornale britannico sono come un male che viene per…curare.

EXIT STRATEGY – Il vero problema dei mondiali nel Golfo Persico, per le anime belle della Fifa, non è quello dei diritti umani calpestati e dei 400 operai-schiavi (per lo più nepalesi) già morti di fatica nei cantieri degli stadi a 8 anni di distanza dalla manifestazione (in Brasile sono stati 9). Certo, è vero che questa immane tragedia rischia di diventare mediaticamente insostenibile e che rappresenta, per tale ragione, un bel grattacapo per i satrapi con sede a Zurigo, ma la vera magagna non è la strage: è il clima. “Un errore assegnare i Mondiali al Qatar – ha ammesso Joseph Blatter due settimane fa – le perizie tecniche hanno chiaramente evidenziato come d’estate faccia molto caldo. Perizie tecniche? Ma come? Bastava consultare Wikipedia per sapere che nei mesi di giugno e luglio in Qatar fa un caldo insopportabile e che si boccheggia anche di notte, ma tant’è…Ad ogni modo, dopo aver dilapidato un sacco di quattrini per stabilire (a più di tre anni dalla designazione) che d’estate nel deserto fa caldo, la Fifa si è finalmente accorta di essere con le spalle al muro. Ragazzi, si son detti fra loro i burosauri, abbiamo fatto una sciocchezza: giocare laggiù è impossibile e l’alternativa – disputare il mondiale d’inverno e quindi riconfigurare tutti i calendari dei campionati e delle coppe – è impraticabile. Come facciamo a uscire da tutto ciò?

Jim Boyce

Jim Boyce

BENEDETTI FILES – Semplice. Basta aspettare il primo scandalo – qualcuno che si fa beccare con le mani nella marmellata c’è sempre – e il gioco è fatto. Ecco perché questa volta il Paese organizzatore rischia grosso: c’è la Ragion di Stato di mezzo, e il giocattolo è sicuramente più prezioso dei soldi che sarebbero stati incassati per venderlo. “Se le accuse di corruzione saranno provate non avrei nessun problema a tornare al voto per scegliere la sede dei mondiali 2022″ ha dichiarato Jim Boyce, uno dei 7 vice-presidenti della Fifa, e l’Australia (uscita sconfitta dall’elezione del 2010 insieme a Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud) ha già avanzato la sua candidatura in tal senso. Sollecitata, a quanto pare, dallo stesso Michael Garcia“C’è una seria possibilità che questa vicenda abbia degli sviluppi – ha dichiarato David Gallop, numero uno della Federcalcio australiana – le accuse sono gravi e aspettiamo di vedere quali saranno le risposte”.

Non solo, anche la Gran Bretagna del principe William e di David Beckham – testimonial della candidatura inglese ai mondiali del 2018, poi assegnati alla Russia di Putin – si è fatta avanti in cerca di “giustizia” (e di vendetta), e la sensazione che il destino degli emiri sia ormai segnato si accresce di ora in ora. Staremo a vedere. Una cosa, però, resta in sospeso: se il Qatar dovesse perdere il mondiale verrà risarcito in qualche modo, questo è sicuro. Già, ma come? Con un gran premio di Formula 1? Oppure una bella olimpiade invernale con tanto di Pala-ghiaccio e neve artificiale sulle dune? Mah, chissà. Le vie di Joseph sono infinite.

Enrico Steidler

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