Manlio Mattaccini
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Giro, vola la Colombia: analisi di una “generazione di fenomeni”

Da celeberrimi "cacciatori di tappe", spettacolari ma poco vincenti, a spietati uomini-classifica: il futuro delle corse a tappe è del paese sudamericano

Giro, vola la Colombia: analisi di una “generazione di fenomeni”
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Carlos Betancur, 5° al Giro 2013

Carlos Betancur, 5° al Giro 2013

Non più solo caffè o strambi calciatori. O le tristi vicende sulla criminalità delle proprie grandi città. La Colombia fa parte del presente e del futuro ciclismo. Lassù, tra le Ande, altitudini che in confronto irridono le nostre più alte vette ciclistiche, sono cresciuti i nuovi “fenomeni” a due ruote. Gente spesso strappata alla povertà, o ancor peggio alla malavita, e venuta in Europa rifiutando i miliardi del calcio e col sol obiettivo di guadagnarsi in sella ad una bici il “pane” quotidiano. Da domenica, però, i corridori del paese sudamericano mangeranno anche gloria, con tutte le conseguenze del caso. Quintana e Uran occupano i primi due gradini del podio del Giro. I tanti tifosi colombiani, gran parte di Piazza dell’Unità d’Italia. A Trieste, ultimo giorno dell’edizione 2014, si celebra la consacrazione di un movimento da anni presente nel mondo del ciclismo, ma mai promotore di grandi uomini da corse a tappe.

I “MITI” DEL PASSATO – Gli appassionati ricorderanno con nostalgia il Mondiale di Duitama del 1995, il primo disputato in Colombia. E’ considerato dagli addetti ai lavori una tra le edizioni più dure in assoluto (soltanto in 20 arrivarono al traguardo), e vide l’indimenticato Pantani arrivare 3° e il corridore di casa, Oliviero Rincon, piazzarsi tra i primi dieci. Giusto un anno prima, l’ottimo scalatore Nelson “Cacaito” Rodriguez coglieva un ottimo sesto posto al Giro 1994. Novità assoluta: ma per puntare al podio, troppi sono i chilometri a cronometro, poco congeniali alle alle corporature minute e scattanti dei sudamericani. Nel frattempo, nei grandi tapponi di montagna, c’è sempre un colombiano all’attacco. Alla fine degli anni ’90 i simboli dell’azione da lontano erano Hernan Buenahora e Gonzalez Pico detto “Chepe”, che vide premiati i suoi sforzi con ben due maglie verdi del Leader GPM nei Giri 1997 e 1999. Da ricordare anche Ivan Parra, autore di uno strepitoso bis nei tapponi alpini del 2005, e Mauricio Soler, sfortunato corridore che nella sua breve carriera vinse la maglia a pois nel Tour 2007. Il primo “prototipo” di corridore da classifica fu però Santiago Botero. Colombiano “atipico”, discreto in salita ma ottimo a cronometro, sfiorò il podio nel Tour del 2002 e finì altre due volte nei primi dieci. Ma era ancora un altro ciclismo.

IL PRESENTE: NON SOLO QUINTANA E URAN – Rigoberto Uran, quest’anno, ha sfiorato per più giorni il sogno di migliorare il secondo posto del 2013, quando fu il primo ciclista del suo Paese ad andare a podio in una grande corsa a tappe. Il corridore di Urrua già era entrato nella storia l’anno prima: a Londra infatti nella prova Olimpica in linea vinta da Vinokourov ottenne la medaglia d’argento. Un eterno secondo, che vista la ancor giovane età (27 anni) ha ancora diverse chances per conquistare il gradino più alto. Anche se scalzare Quintana, 23 anni e già in bacheca un Giro e un 2° al Tour, sarà tutt’altro che semplice. Una vera e propria “lotta intestina” che potrebbe colonizzare gli anni a venire (Nibali e Aru permettendo). I vari Duarte, Pantano e Arredondo, splendido protagonista di questa edizione e vincitore della maglia azzurra, sembrano però ricalcare la tipica e sempre benvenuta figura dell’attaccante poco intenzionato a far classifica. Ma la generazione di fenomeni non è racchiusa in questi nomi: per il prossimo Tour, al via tra meno di un mese, scalpitano i pedali di Carlos Albert Betancur e di Sergio Henao. Le tante salite a disposizione, e i pochi chilometri a cronometro, potranno lanciare definitivamente nel firmamento del mondo della bicicletta anche loro due. Tra i Mondiali di Calcio e il ciclismo, quest’estate in Colombia il divertimento è assicurato.

Manlio Mattaccini

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