Enrico Steidler
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Qatar 2022, i mondiali delle mazzette

Secondo il britannico Sunday Times ammontano ad almeno 5 milioni di dollari le tangenti pagate da Mohamed Bin Hammam (ex-membro esecutivo della Fifa per il Qatar) per realizzare il sogno mondiale degli emiri

Qatar 2022, i mondiali delle mazzette
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Duecentomila qua, duecentomila là, e il gioco (sporco) è fatto. A dieci giorni dall’inizio dei mondiali brasiliani – già segnati da mille problemi e da altrettanti sospetti – la federazione internazionale viene travolta dall’ennesimo scandalo, ma questa volta uscirne illesi, o quasi, sarà dura. L’accusa, infatti, è troppo grave e circostanziata per essere sbrigativamente messa a tacere, e gli indizi potrebbero ben presto trasformarsi in prove schiaccianti. A far esplodere il bubbone – sulla cui esistenza nessuno aveva dubbi – sono i cosiddetti “Fifa Files”, migliaia di e-mail e di documenti compromettenti che dalle mani dei giornalisti del Sunday Times – autori del reportage-bomba pubblicato ieri – finiranno ora in quelle dell’investigatore capo Michael Garcia, già impegnato nell’indagine sull’assegnazione del 2018 alla Russia dello zar Vladimir I.

Jack Warner

Jack Warner

RICCHI PREMI E COTILLONS – Protagonista indiscusso del presunto giro di mazzette necessarie a oliare gli ingranaggi (evidentemente inceppati dalla sabbia del deserto) è il 65enne Mohammed Bin Hammam (foto in alto), ex membro esecutivo Fifa in rappresentanza del Qatar, squalificato a vita per corruzione dalla stessa Federazione internazionale il 22 luglio 2011 e poi riammesso l’anno successivo prima di essere definitivamente destituito per conflitto di interessi. Secondo il Sunday Times, Hammam avrebbe pagato numerosi funzionari della Fifa nelle ore precedenti il voto del 2 dicembre 2010 a Zurigo. Nessuno di questi, si noti bene, aveva potere di voto, ma erano tuttavia in grado di esercitare una grossa influenza – diciamo così – su 4 membri africani del comitato esecutivo ritenuti decisivi per coronare i sogni di gloria del rovente Paese mediorientale. Nel dettaglio, si parla di parecchie buste da 200 mila dollari l’una, di una un po’ più succulenta (305 mila euro) finita nelle tasche di Reynald Temarii (ex membro del comitato Fifa già radiato per corruzione nel 2010 in seguito a uno scandalo fatto scoppiare proprio dal Sunday Times) e di un’altra davvero sostanziosa (un milione e 600 mila dollari) consegnata all’ex presidente della Concacaf Jack Warner, che allora ricopriva anche la carica di vice-presidente della Fifa e poi dimessosi nel 2011.

E così, mentre dal Qatar – dove sono già morti più di 400 operai impiegati nella costruzione degli stadi – respingono con sdegno ogni accusa, il nord-irlandese Jim Boyce, uno dei sette vice-presidenti della Fifa (fra questi c’è anche Michel Platini) dichiara alla Bbc: “Se le accuse di corruzione saranno provate non avrei nessun problema a tornare al voto per scegliere la sede dei mondiali 2022″.

Joseph Blatter, presidente della Fifa dall'8 giugno 1998

Joseph Blatter, presidente della Fifa dall’8 giugno 1998

CON QUANTI ZERI SI SCRIVE SPORT? – Per concludere, facciamo un po’ due conti. Se ai miasmi provenienti dal Qatar (e da Zurigo) sommate:

– le inchieste sull’assegnazione a Germania 2006 (quando il succitato Warner, allora delegato di Trinidad e Tobago, raccontò di aver votato per Berlino, lui come tanti altri membri dell’esecutivo, in cambio di un sostanzioso assegno);
– l’indagine in corso sui presunti “favori” alla Russia organizzatrice del prossimo mondiale;
– lo scandalo sollevato sabato scorso dal New York Times sulle partite truccate (almeno 5, almeno…) a Sudafrica 2010;
– la mazzetta pro-Qatar da un milione e mezzo di euro che secondo il Telegraph sarebbe stata versata a un dirigente Fifa da un’azienda collegata ad Hammam;
– il grido d’allarme lanciato pochi giorni fa da Ralf Mutschke, capo della sicurezza Fifa, sulle partite a rischio-combine dell’imminente mondiale brasiliano;
– un presidente-monarca (il 78 enne Joseph Blatter) che regna da 16 anni e che si è già candidato per un altro mandato facendo abrogare il limite massimo di 80 anni stabilito per ricoprire la carica;
– i precedenti specifici del suddetto satrapo (che nel 1998 – anno della sua salita al trono – finì nell’occhio del ciclone perché accusato di aver comprato il voto dei suoi elettori) e, infine
– le sue recenti ammissioni (“C’è stata una spinta politica per l’assegnazione, sappiamo molto bene che industrie francesi e tedesche lavorano in Qatar”)

…il risultato qual è? Molti, moltissimi zeri, sia per quanto riguarda le cifre che, soprattutto, per quanto riguarda gli uomini. Buon mondiale a tutti.

Enrico Steidler

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