Enrico Steidler
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Alé, torna in pista il Tourist Trophy, la mattanza su due ruote

Ha preso ieri il via la gara motociclistica che l’anno scorso provocò un morto (il veterano Matsushita) e decine di feriti. A chi tocca stavolta?

Alé, torna in pista il Tourist Trophy, la mattanza su due ruote
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Anello al naso? Nessun problema: basta dargli una lucidata e le macchie di sangue se ne vanno in un baleno. Ecco lo spirito del Tourist Trophy, il famigerato rollerball motociclistico che dal lontano 1907 si disputa ogni anno (guerre mondiali escluse) sull’isola di Man – fra Irlanda e Inghilterra – lungo il tortuoso Snaefell Mountain Course, un circuito stradale di quasi 61 km che si snoda fra centri abitati e pericoli di ogni tipo (per la cronaca, la gara d’apertura dell’edizione 2014 è stata vinta dal pilota nord-irlandese Michael Dunlop in sella a una BMW S 1000 RR ufficiale. Per la casa tedesca è il ritorno alla vittoria dopo ben 75 anni di astinenza).

Yoshinari Matsushita, il pilota giapponese della Tyco Suzuki morto l'anno scorso durante la sessione di qualifica del Tourist Trophy

Yoshinari Matsushita, il pilota giapponese della Tyco Suzuki morto l’anno scorso durante la sessione di qualifica del Tourist Trophy

NONCICLOPEDIA DOCET – Per descrivere la gara motociclistica più sciagurata che la mente umana sia mai riuscita a concepire sono stati versati fiumi di inchiostro, ma la definizione proposta da Nonciclopedia – la fortunata parodia della benemerita Wikipedia – è davvero calzante: “Il Tourist Trophy dell’isola di Man o più semplicemente TT è l’evento cardine per quanto concerne la disciplina del suicidio di massa agonistico, anche se a prima vista sembrerebbe una “normale” corsa motociclistica. Ogni anno centinaia di aspiranti suicidi migrano sulla famosa Isola di Man per dare vita a una delle carneficine istituzionalizzate più truculente della storia. (…) Il regolamento prevede che il vincitore sia il primo a morire contro i muretti delle case che cingono le strade su cui si snocciola il percorso, anche se, normalmente, si organizza una finta premiazione per chi ha completato per quattro volte di fila il percorso prestabilito nel minor tempo (fraintendendo quindi completamente lo spirito della manifestazione)”.

SE QUESTO E’ SPORT – Fiumi di sangue, infatti, sono stati versati per provare sulla propria pelle l’emozione di quel brivido che solo il “leggendario” TT può garantire: 253 morti (fra piloti, spettatori, ufficiali di gara, ecc.) e centinaia di feriti, di cui molti gravissimi (invalidità permanenti, mutilazioni, ecc.). Il bilancio, naturalmente, si aggrava ogni anno, e se nel 1970 persero la vita ben 6 centauri – record assoluto della pista – nel 2013 si rischiò una vera e propria carneficina quando la moto di Jonathan Howarth si schiantò contro un muro e andò in mille pezzi in mezzo al pubblico provocando 11 feriti: “La benzina è finita addosso alla gente appostata a bordo strada, è stata una scena da panico”. “…Ho fatto appena in tempo ad abbassarmi, e sono stato colpito da alcuni frammenti”. “Ho pensato di essere spacciato, mio Dio è stato orribile!”

Souvenir dall'isola di Man

Souvenir dall’isola di Man

SNAEFELL “BLOODY” COURSE – Corsa nel “mito”? Adrenalina pura? Desiderio insopprimibile di andare oltre ogni limite? Ma và… Basta grattare la sottile crosta di retorica, e il TT appare in tutta la sua stomachevole realtà: una fabbrica di morti, ecco che cos’è lo Snaefell Mountain Course, un rituale tragico e indecente cui prendono parte centinaia di piloti affetti da un malinteso senso del coraggio (“Questi sono pazzi… ho fatto bene nella mia carriera a non accettare mai un invito a correre qui” disse l’ex campione del mondo della 500 Marco Lucchinelli) per la gioia degli sponsor, dei costruttori e di un carrozzone che produce un sacco di soldi in cambio di un po’ di carne umana.

“Ho fatto un giro dell’Isola di Man, e capisco perché la gente ama questa gara, perché è davvero impressionante” dichiarò Valentino Rossi dopo un giro di prova. “E’ un percorso incredibile, fantastico. Ma, purtroppo, è troppo pericoloso. A volte, i piloti sono pazzi. L’Isola di Man è molto difficile. Se si commette un errore, forse è l’ultimo errore.” Già, ma questo al business non interessa: morto un “eroe”, c’è n’è subito un altro. E lo chiamano sport.

Enrico Steidler

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2 Responses to Alé, torna in pista il Tourist Trophy, la mattanza su due ruote

  1. Mixie 5 giugno 2014 at 16:36

    Comunque lo sport che annovera più morti, più droga, più malavita rimane quella porcheria chiamata calcio!!

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  2. Edpi99 21 gennaio 2015 at 20:25

    Io non capisco questo bisogno di criticare il TT. È vero,è pericoloso, molto pericoloso, ma i piloti lo sanno, e si prendono i loro rischi. Sono un pò come i paracadutisti o gli alpinisti: fanno delle cose pericolose e sanno bene che potrebbero morire, ma lo fanno lo stesso perchè sono spinti da una forza chiamata PASSIONE. La passione non conosce rischio o compromesso, non guarda in faccia a niente e a nessuno. La passione spinge questi piloti a correre, non la pazzia. Se per voi è pazzia, pensatelo pure. Se pensate addirittura che sia un massacro provocato da un fanatismo cieco, fatelo liberamente.
    Ma tenete bene a mente che senza la passione, Bill Gates non avrebbe fondato la Apple, i fratelli Wright non avrebbero inventato l’aereomobile e Galileo non avrebbe rischiato il rogo per le sue teorie scientifiche. La passione è un sentimento umano inarrestabile, non lo si può arginare. Se hai una vera passione, sei destinato a vivere per lei il resto dei tuoi giorni. Io lo so bene perché sono appassionato di motori e credetemi, non c’è minuto che passi senza che io pensi ai motori. Quando guido mi sento felice, perché sento di fare ciò che mi piace. Per i piloti del TT è la stessa identica cosa. Solo che loro lo fanno per lavoro e credimi, sono davvero fortunati ad avere un lavoro che a loro piace. Ovviamente non guidano come me, sono più spericolati, non devono badare al muretto, alla casa, al fossato o al palo della luce che li passano a nemmeno mezzo metro dalla visiera. Loro sono guidati dalla passione, e non dalla stupidità. Se fosse una cosa stupida, ogni giugno l’isola di Man sarebbe vuota, abitata solo dai mannesi e dalle pecore. Invece l’isola è piena durante il TT, i lati delle strade sono piene di tifosi venuti da ogni dove per vedere i loro begnamini infrangere le leggi della fisica. Secondo voi anche loro sono pazzi? Bene, pensatelo pure, ma secondo me persone che guardano un GRANDE spettacolo senza fare male a nessuno non sono pazze. Pazzi sono gli ultras, che in nome della rabbia trasformano una partita di calcio in un inferno. C’è una bella differenza tra rabbia e passione, ma ovviamente per voi i tifosi del TT e gli ultras estremisti sono uguali, vero?
    Non ci vuole un genio per capire quello che ho detto: io ho sedici anni (non prendetemi per il solito adolescente amante del rischio, sono un ragazzo molto tranquillo) e comprendo benissimo i piloti del TT. Sono grandi e vaccinati, se vogliono fare una cosa consentita alla legge, la fanno. E nessuno può imporli niente.
    P.S. Scusate il pippone megaspaziale ma avevo molto da dire. Se qualcuno di voi vorrà infierire in futuro su questo BELLISSIMO sport, ricordatevi che non è l’unico sport estremo esistente. C’è lo sci che, a mio parere, è un bello sport, ma voi direte sicuramente che è una mattanza e che ha quasi ucciso Michael Schumacher.
    C’è anche il paracadutismo, volendo.
    Sciisti e paracadutisti, non me ne vogliate, era solo un esempio per dire che l’unico sport additato come pericoloso e definito un “massacro” è il motociclismo.
    Detto questo, VIVA IL TT!!!

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