Davide Luciani
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Supermarket Serie A: la mancanza di progettualità è imbarazzante

L'impoverimento tecnico della Serie A è dovuto all'incompetenza di chi non dà fiducia ai giocatori italiani, per buttare soldi con bidoni stranieri

Supermarket Serie A: la mancanza di progettualità è imbarazzante
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Anelka, bidone storico della serie A

Anelka, bidone storico della Serie A

La Serie A è diventato il supermarket d’Europa. La cessione di Immobile al Borussia Dortmund è l’ennesima picconata alle ambizioni del calcio italiano. L’ormai ex attaccante del Torino si accaserà nel club tedesco, vicecampione di Germania, per sostituire Lewandowski, accasatosi al Bayern Monaco a costo zero per una cifra vicina ai venti milioni di euro.

POLITICA SBAGLIATA – Immobile è il terzo capocannoniere consecutivo che abbandona la serie A dopo Ibrahimovic e Cavani. I tre sono stati venduti per una cifra complessiva vicina ai 100 milioni di euro. Di fatto, questa emigrazione dimostra come il “prodotto Italia” non sia competitivo.  Ciò che colpisce non è tanto la cessione in sè di Immobile, ma il progetto co che non c’è. La Juventus si è liberata di un talento che, in tre anni, ha vinto la classifica cannonieri in B e in A per l’irrisoria cifra di 10 milioni di euro. Parliamo della stessa squadra che, per un giocatore come Vucinic, un anno fa chiedeva la cifra monster (confrontata con la valutazione di Immobile) di 15 milioni. E’ chiaro che qualcosa non va. Non è però solo la Juventus a non avere una strategia chiara sui giovani italiani. Prendiamo il caso Poli. Il ragazzo, uno dei talenti più puri del calcio italiano, negli ultimi due anni ha giocato nel Milan e nell’Inter e si è visto sorpassare da giocatori mediocri come Kuzmanovic, Taider, Muntari e De Jong e probabilmente il club rossonero lo lascerà andare nella prossima stagione.

COSTRETTI A VENDERE? –  La maggior parte dei giornali scrive che i club italiani,  non avendo il potere economico degli altri grandi club europei, sono costretti a vendere per autofinanziarsi. Verissimo. Però è altrettanto vero che questo discorso vale solo per i big stranieri. Prendiamo il caso Benatia: è logico pensare che, se al giocatore marocchino arrivi una proposta monster da parte del Barcellona, la Roma sia costretta a venderlo, non potendo pareggiare lo stipendio offerto dal club spagnolo. Lo stesso discordo, però, non può valere per un giocatore italiano, cresciuto in casa. Il Borussia Dortmund può permettersi di spendere 20 milioni di euro per Immobile, nonostante non abbia ricavato nulla dalla cessione di Lewandowski, perchè la maggior parte della sua squadra è “fatta in casa” con giocatori comprati a bassissimo prezzo. Lo stesso dicasi dell’Atletico Madrid, fenomeno dell’anno, nonostante la cessione di Falcao.

UN GIOCHINO INTERESSANTE – Facciamo un esempio concreto. Prendiamo questa squadra: Stekelenburg; Piris, Juan Jesus, Ciani, Emanuelson; Datolo,  Tachtsidis, Elia; Niang, Anelka, Robinho. Quanti sono sono stati buttati per loro, tra acquisto e ingaggio? E sono solo i primi ad esserci venuti in mente. Prendiamo quest’altra formazione: Fiorillo; Darmian, Astori, Bocchetti, Criscito;  Candreva, Cigarini, Verratti; Borini, Pellè, Immobile. Si potrebbero fare altri esempi di squadre con bidoni stranieri e giocatori italiani mollati troppo in fretta, ma ci fermiamo qui, per pietà verso l’incompetenza dei club italiani. La domanda che si poniamo è: premesso che i club italiani sono costretti a vendere, come mai non attenti a chi vendono e chi comprano? Ha senso regalare sei mesi di stipendio ad Anelka acquistare difensori cui manca l’Abc della fase difensiva, invece di rischiare un giovane? Sono queste le domande che ci si deve porre. Il calcio italiano è sempre più scarso a livello tecnico, perchè c’è un disavanzo enorme tra chi parte e chi arriva. E questo va imputato a manager che non sanno fare il loro lavoro o che pensano di trovare l’America con un colpo straniero a basso costo, infischiandosene dell’aspetto tecnico-tattico-ambientale. Rifletterte, gente, riflettete.

Davide Luciani

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