Enrico Steidler
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Mondiali, la Francia distrugge l’autobus “menagramo” e fa peggio di Domenech

Più superstiziosa dell’ex ct, la federazione francese organizza una “cerimonia propiziatoria” e demolisce il “pullman della vergogna”, simbolo dello sciagurato mondiale sudafricano di quattro anni fa

Mondiali, la Francia distrugge l’autobus “menagramo” e fa peggio di Domenech
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Ebbene sì. Siamo così abituati alle fesserie e a gli spettacoli più assurdi che ormai non ci facciamo più caso, e questo, in fondo, è il problema più serio. Prendete la Francia, ad esempio. Mancano due settimane all’inizio dei mondiali brasiliani, e cosa decidono di fare i fieri eredi di Voltaire e Diderot? Cosa gli manca per volare nell’altro emisfero con fiducia e ritrovato entusiasmo? Semplice, un bel rito propiziatorio, ecco cosa ci vuole! La preparazione atletica, infatti, l’alimentazione, lo spirito di gruppo, la benevolenza della federazione internazionale, ecc., ecc., sono tutti aspetti molto importanti, ça va sans dire, ma se si trascura la necessità di ingraziarsi gli dei del pallone e di scacciare il malocchio allora non si va lontano, e la Francia, si sa, vuole primeggiare.

Raymond Domenech, ex ct della Francia

Raymond Domenech, ex ct della Francia

AH, LES ITALIENS!… – I bei tempi delle vergini e dei prigionieri di guerra, però, sono finiti da quel dì, e la Fédération ha quindi dovuto ripiegare su una vittima sacrificale più al passo coi tempi e meno “sconveniente”. Che c’è di meglio – si sono detti i sommi sacerdoti in casacca Bleu – di quel maledetto torpedon de la malor, quell’autobus porta sfiga simbolo della disfatta francese ai mondiali sudafricani? Quattro anni fa, infatti, i transalpini furono eliminati al primo turno, e dopo la bruciante sconfitta per 2 a 0 contro il Messico la nazionale allora guidata dal detestato Raymond Domenech finì nell’occhio del ciclone: Anelka fu cacciato dalla squadra per aver insultato il ct e i giocatori (in segno di protesta contro tutti, ma in particolar modo contro la federazione) si rifiutarono di scendere dal pullman della vergogna – come fu subito ribattezzato in patria il povero torpedon – e di allenarsi in vista del match decisivo contro i padroni di casa, poi perso per 2 a 1. Ecco la vittima perfetta, quindi, e mentre il boia (una gigantesca pressa) faceva scempio della fedele replica dell’autobus, centinaia di invitati presenziavano al rito ridendo e applaudendo. Ma che bei momenti, avrebbero detto i Gialappi. Ora, pensate un po’ se una cosa del genere l’avessimo fatta noi e non loro. Cosa avrebbero detto al di là delle Alpi degli amati cugini? Si sarebbero forse lasciati sfuggire un’occasione così ghiotta per sospirare “ah, les Italiens…” scuotendo il capo? Non credo, e avrebbero avuto ragione.

LE “DIEU BALLON” ET LA JUSTICE – Chi riveste un ruolo sociale, infatti (e la federazione francese di calcio lo riveste eccome) non può comportarsi in modo così irresponsabile e alimentare la superstizione come se questa fosse qualcosa di innocuo e di pittoresco e non, invece, la causa della rovina e della “morte sociale” di migliaia di persone. Quell’autobus porta iella è come dire quell’uomo porta iella, e se si pensa proprio a quel ct (il Domenech della “fortunata” spedizione sudafricana) che secondo la stampa francese faceva la formazione basandosi sull’oroscopo ed escludendo giocatori del calibro di Trezeguet solo perché erano nati sotto il segno – la bilancia – sbagliato, allora i conti tornano, e il risultato è deprimente. Sarebbe questa l’eredità culturale dell’Encyclopédie? Credere agli oroscopi, agli autobus iettatori e all’esigente dieu ballon al quale sacrificarli? Sarebbe questa la Fédération?

Ok, se i francesi pensano che sfasciare un autobus sull’altare della divinità (e dello sponsor) sia un gesto degno della loro grandeur, allora che trionfi la justice, parbleu! Nel 2010 lo ha fatto. Ora speriamo che conceda il bis.

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Enrico Steidler

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