Orazio Rotunno
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Serie A, top & flop mediani: il pagellone della stagione 2013/14

Il ruolo di mediano cantato da Ligabue si è evoluto nel corso degli anni e lo si evince anche da questa classifica: sempre più registi e meno incontristi. Chi sale e chi scende nella stagione 2013/14

Serie A, top & flop mediani: il pagellone della stagione 2013/14
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I tempi di Oriali, Berti e Gattuso sono ormai vecchi e “passati”: il vecchio n.10 è arretrato di 30 metri, precursore di questa innovativa idea fu Carlo Ancelotti con Pirlo nel 2002, il quale rese il mistero bresciano il fiore all’occhiello della nostra Nazionale in giro per il mondo. Oggi, a distanza di 12 anni e a quasi 35 anni, quel n.21 è ancora il n.1 indiscusso di reparto. Nomi grossi fra i flop stagionali e piacevoli sorprese tra i migliori. Chi sale e chi scende nella stagione 2013/14 dei mediani.

Daniele De Rossi

Daniele De Rossi

TOP

PIRLO 8 – 4 gol, 5 assist e media voto abbondantemente sopra la sufficienza in 30 partite: il tutto a 35 anni e nella squadra dei record. Protagonista assoluto Andrea Pirlo, leader dei “mediani” o di quel che è rimasto dell’accezione tipicamente anni’80 e che lentamente si è evoluta nel corso dei decenni. Precursore di questa moda fu proprio l’ex interista, aprendo la strada a diversi successori, con esiti piuttosto altalenanti. Aiutato da due mastini ai lati come Vidale  Pogba che ne consentono un movimento limitato, il talento bresciano può conservare intatta la lucidità di chi ancora sa illuminare come nessuno al mondo le trame di gioco della Juve e, si spera, in Nazionale in vista degli ormai prossimi Mondiali. Il rinnovo con la Juventus è la miglior testimonianza dell’ennnesima stagione da n.1 Capito Allegri?

DE ROSSI 7.5 – E’tornato “Capitan Futuro”, non più di nome ma anche di fatto. Dopo due stagione piuttosto negative, anche causa motivi personali, il n.16 giallorosso ritrova serenità e costanza di rendimento, decisive per il grande campionato della Roma. Per la Nazionale è sempre stato un punto di riferimento e forza, oasi di rinascita anche nei momenti bui nella Capitale: con Pirlo forma una spina dorsale che nulla ha da invidiare a livello mondiale. Il ruolo così arretrato ne limita le discese a rete, tipiche del suo repertorio, ma una cosa è certa: la Roma ha ritrovato il vero De Rossi.

DE JONG 7 – Fino al gol nel derby nessuno sembrava accorgersi di lui, milanisti esclusi. ma nella sfortunata stagione rossonera, lui è diventato idolo assoluto della curva milanista: grinta, personalità, quantità e sprazzi di qualità spesso sottovalutata. L’olandese mette più di una pezza alle numerose falle dello scacchiere di Allegri prima e Seedorf poi: spesso abbandonato a se stesso, riesce ad ergersi a leader della squadra, al di là di una fascia di capitano forse sul braccio sbagliato.

Francesco "Ciccio" Lodi

Francesco “Ciccio” Lodi

FLOP

LODI 4.5 – Doveva essere l’uomo del mercato, Inter e Juve su di lui, al Milan sarebbe servito come il pane e lo stesso alla Fiorentina che a lungo lo aveva cercato. Invece arriva il Genoa a sorpresa, nonostante le tre reti non scocca la scintilla fra lui e l’ambiente: Liverani prima lo lascia in panchina, Gasperini poi lo taglia definitivamente: a gennaio il ritorno a Catania parte col botto, gol ed assist al’esordio. Poi la serie di 4,5 e 5 in pagella fanno il pari con gli splendidi ricordi lasciati 12 mesi prima. Anche in rossoazzurro finisce in panchina, addio Nazionale e ad un salto di qualità, forse, definitivamente svanito.

LEDESMA 5 – Il Capitano della Lazio sembra ormai aver perso la titolarità a vantaggio dell’argentino Biglia, positivo nella sua prima annata in Italia. Tra infortuni, panchine e rendimento di squadra non esaltante, l’oriundo non ha offerto prestazioni all’altezza delle sue qualità e delle stagioni precedenti, quando era persino arrivato a guadagnarsi la chiamata di Prandelli. Il suo futuro è in dubbio, Reja sembra voler fare a meno di lui: due registi sono di troppo. E la Lazio sembra dover trovare un nuovo Capitano.

INLER 5.5 – Non totalmente insufficiente grazie ad un buon finale di stagione, ma sicuramente da lui il Napoli in queste due stagioni si aspettava decisamente di più. Forse inadatto come uno dei due davanti alla difesa, avvolte impreciso e svagato in campo, eternamente diviso fra l’essere un mediano ed un regista. Benitez sembra voler dar lui ancora fiducia sacrificando Bherami, ma la convivenza tecnica con Jorginho pare complicata. Alla soglia dei 30 anni sembra ancora incompiuto, soprattutto tatticamente: non ci sarà due senza tre, o sarà l’anno della definitiva consacrazione?

Orazio Rotunno

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