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Inzaghi, il guardiolismo e l’impazienza tutta italiana

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Inzaghi Milan calendario
Inzaghi ad un passo dalla panchina del Milan

Vincenzo Montella, unico allenatore giovane capace di imporsi negli ultimi anni in Serie A

Filippo Inzaghi, nuovo allenatore del Milan è solo l’ultimo esempio di allenatore giovane e rampante promosso in prima squadra senza alcuna esperienza tra i grandi. Questo fenomeno, ha attecchito in Italia nella stagione 2008/2009 dopo che Pep Guardiola, al debutto sulla panchina del Barcellona, vinse tutto in un solo anno. Guardiola rappresenta l’esempio limite di allenatore giovane, preparato e vincente ed è proprio sull’onda del successo del tecnico spagnolo che in Italia si è pensato di ripetere l’esperimento. Con un movimento calcistico in crisi, molti dirigenti italiani hanno pensato che bastasse affidarsi ad allenatori giovani, che portassero una ventata nuova dal punto di vista tattico, per ridare vita ad un movimento calcistico in declino.

DIVERSE CONCEZIONI – Il problema è che il calcio italiano è il più frenetico al mondo. Non vi è programmazione, i tifosi dopo due sconfitte iniziano a inveire contro i giocatori, i giovani vengono considerati solo se stranieri, e gli stessi allenatori si trovano vittime di una giostra dove possono essere esonerati, richiamati e nuovamente esonerati nel giro di due giornate. Guardiola ha avuto dalla sua, oltre ad una indubbia intelligenza tattica, la possibilità di appoggiarsi ad un modello già ben delineato. Nel Barcellona, infatti, c’è un centro di formazione all’avanguardia che agisce in assoluta conformità con la prima squadra e dove i giovani vengono fatti crescere con calma. Non a caso, un altro allenatore simil-Guardiola, attualmente sulla cresta dell’onda è Frank De Boer, capace di vincere quattro scudetti consecutivi con  l’Ajax, altra squadra che segue un modello stile Barcellona, anche se con meno risorse economiche.

ALLENATORI BRUCIATI – In Italia questo non è possibile e, di conseguenza, il binomio Allenatore giovane=allenatore vincente non si è mai realizzato. Dal 2009 in poi hanno debuttato in serie A senza o con pochissima esperienza Atzori, Ferrara, Ruotolo, Bisoli,  Leonardo, Montella, Stramaccioni, Lopez, Di Francesco, Stroppa, Bucchi, Liverani e Seedorf. Di questi, attualmente, solo Montella e Di Francesco allenano in serie A e solo il tecnico della Fiorentina può dire di avere vinto la sua scommessa, poichè, rispetto a Di Francesco, non è dovuto scendere in B per rifarsi “una verginità” come successo al tecnico abruzzese dopo il flop con il Lecce. Un tecnico su tredici. Ecco il risultato della frenesia del calcio italiano. Gli altri undici allenano nelle serie minori o non allenano affatto.

TOCCA A INZAGHI – Ora toccherà a Inzaghi  provare a sfatare questo taboo. Dovrà farlo in un ambiente che conosce bene, che lo apprezza per ciò che ha fatto da giocatore e che ora spera possa ripetere le imprese da allenatore. Avrà l’appoggio di Galliani e Berlusconi, oltre che la stima della squadra. Basterà per vincere la diffidenza e imporsi?

Davide Luciani 

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