Simone Viscardi
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Mondiali 2014, Brasile: i verdeoro per cancellare il Maracanazo

Scolari ha il doppio compito di riportare il Brasile sul tetto del Mondo e lavare l'onta della sconfitta del '50. Con un gran Neymar la missione è possibile

Mondiali 2014, Brasile: i verdeoro per cancellare il Maracanazo
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Pelè esulta, il Brasile è Campione del Mondo.

Pelè esulta, il Brasile è Campione del Mondo.

Inutile girarci attorno: i favoriti, quest’anno, sono loro. Il Brasile è il candidato numero 1 per la conquista del titolo mondiale, e i motivi sono tanti. È la squadra padrona di casa, e oltre al fattore climatico e ambientale – le torcide brasiliane sanno veramente essere il 12° uomo – si sa che gli arbitri sono sempre morbidi nei riguardi del paese organizzatore. È la nazionale che più di ogni altra rappresenta l’essenza stessa del calcio, inteso come divertimento, gioco, allegria. Il concetto di calcio dei brasiliani, che siano Paulisti o Carioca, va oltre quello del semplice sport, fino a fondersi con l’arte. Non a caso, il termine coniato da loro stessi, e che meglio di ogni altro definisce questa ricerca spasmodica dello spettacolo – a volte controproducente – è “Futebol Bailado”. Del resto, una visione così puramente estetica non poteva che pervenire dal popolo che ha reso anche le arti marziali una danza, dando vita alla Capoeira. Ultimo, ma non in ordine di importanza, c’è il fattore storico. Gli uomini di Scolari saranno chiamati a cancellare definitivamente dalla memoria il Maracanazo del 1950, quando da favoriti perdettero la partita decisiva per l’assegnazione della coppa con l’Uruguay. Sicuramente la squadra di Felipao non è la migliore edizione per talento complessivo della storia della Seleçao, ma può fregiarsi di uno dei migliori giovani a livello globale – Neymar – e di una difesa mai così impermeabile. Se anche Fred dovesse riproporre un exploit come quello della Confederations 2013, allora non ci sarebbero più limiti alle ambizioni del Brasile.

Il Brasile di Ronaldo vince il Mondiale 2002

Il Brasile di Ronaldo vince il Mondiale 2002.

LA STORIA – Il Brasile è l’unica nazionale di calcio ad aver partecipato a tutte le edizioni del Mondiale. Tre date però rappresentano gli spartiacque della storia della Seleçao. La prima, già citata, è il 1950, la madre di tutte le sconfitte, ma determinante per la costruzione della nazionale che nel 1958 – e qui siamo alla seconda data – riuscì finalmente a conquistare il tanto agognato primo titolo mondiale. Il Re – o per meglio dire O’Rey – di quella e delle successive nazionali brasiliane fu Edson Arantes do Nascimiento, conosciuto ai più con il nome di Pelè. Sia lui che i suoi compagni – tra gli altri Didì, Vavà e Garrincha – avevano vissuto sulla loro pelle la delusione di 8 anni prima, e seppero tradurla in una foga agonistica e tecnica senza precedenti, replicando poi il successo nel 1962. La terza e ultima pietra miliare nella storia del Brasile è il 1970. Senza dubbio, la squadra dei mondiali messicani fu la più forte nell’intera storia verdeoro. Pelè all’apice della forma, Rivelino, Gerson, Tostao e Jairzinho, tutti giocatori che avrebbero fatto la fortuna di qualsiasi nazionale, concentrati in una sola. Il risultato non potè che essere la terza – e definitiva – Coppa Rimet. Da quel titolo passarono 24 anni prima che il Brasile riuscì a risalire sul tetto del Mondo e, ahinoi, la vittima in finale fu ancora l’Italia. I rigori alle stelle di Baresi e Roberto Baggio sono ancora negli incubi di molti italiani, e nei sogni di un Brasile che potè dedicare il titolo all’appena scomparso Ayrton Senna. L’ultimo trionfo brasiliano è datato 2002, e porta il nome di quello che per molti è stato l’unico legittimo erede di Pelè, e al quale solo un ginocchio di cristallo e una tiroide ballerina hanno impedito di compierne le stesse gesta. Il nome? Luiz Nazario de Lima. Il soprannome? dai che lo sapete…

LA ROSA – Come detto in precedenza, per la prima volta nella storia brasiliana il reparto dall’affidabilità più elevata è la retroguardia. Julio Cesar confermatissimo tra i pali, anche perchè nuove leve nel reparto non sembrano essercene. Davanti a lui, linea a quattro con Dani Alves (o Maicon) a destra, il capitano e leader Thiago Silva e il suo futuro compagno in maglia PSG David Luiz al centro, con Marcelo sulla sinistra. Una linea difensiva con pochissimi – per non dire nessuno – eguali al mondo. In mezzo al campo gente di sostanza come Fernandinho e Ramires, con quest’ultimo in ballottaggio con Paulinho, tra i migliori nella scorsa Confederations Cup. Sulla trequarti il talento è notevole: a destra la potenza di Hulk, in mezzo il fosforo di Oscar e a sinistra lui, l’idolo delle folle, Neymar. Molte delle fortune verdeoro passeranno indiscutibilmente dai piedi del giocatore del Barça. In attacco l’unico cruccio di Scolari. In assenza di una prima punta di spessore, spazio a Jo o a Fred, castigatore della Spagna nella finale di un anno fa.

Simone Viscardi

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