Manlio Mattaccini
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Giro d’Italia, non tutto è “rosa” e fiori: i grandi flop di questa edizione

Talenti discontinui, insolite meteore o vecchie glorie ormai in declino: per loro ultimi 6 giorni di corsa per tentare di risollevare il proprio Giro

Giro d’Italia, non tutto è “rosa” e fiori: i grandi flop di questa edizione
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Le “stoccate” di Ulissi, le imprese di Pozzovivo e Aru, le volate di Kittel e Bouhanni, il capolavoro di Uran a cronometro. Il Giro, giunto all’ultimo giorno di riposo prima del gran finale, “pedala” al contrario i suoi momenti più belli. Quelli appena citati sono soltanto alcuni tra i protagonisti: tanti altri lo sono stati, seppur con ruoli da comprimari o, più semplicemente, “sfortunati” (vedi Nizzolo). Ma c’è un altro gruppetto, una “rete” dove sono caduti diversi pesci grossi: gente che è abituata ( o lo è stata) a prendersi gli onori del pubblico, ma che da Dublino ad ora è stata totalmente impalpabile. Dai cacciatori di tappa, a fantomatici uomini di classifica, passando per il velocista gentiluomo ormai poco esplosivo per competere con i “funambolici” giovani colleghi. Ce n’è per tutti i gusti.

I FLOP

BASSO – Inserirlo tra i flop è forse prematuro, oltre che ingiusto. Ma il varesotto, ormai in là con gli anni e vincitore di due Giri nell’anno dei Mondiali (2006 e 2010), sperava di fare decisamente meglio. In classifica è 12°, non ha avuto mai una “cotta”, ma non appena il ritmo sale, la sua maglia arretra inesorabilmente.

ROCHE – Ok, di Roche ce n’è solo uno: il padre. La storia insegna che avere un cognome “pesante” non aiuta: eppure il figlio di Stephen, dopo un’ottima Vuelta 2013 (5°) e un paio di buoni Tour, era venuto per fare classifica proprio nel Giro che partiva dall’Irlanda. Risultato? Si è dato alle fughe, ma anche lì con scarsi successi.

CUNEGO – La sensazione è che Damiano, a quasi 33 anni, debba ancora decidere cosa fare da grande. Dopo il Giro 2004 vinto a soli 22 anni, non è più minimamente ritornato a quei livelli. Ok, è più un corridore da grandi classiche: quando è andato in fuga, alla prima difficoltà si è sciolto. E la classifica piange.

NIEMIEC – Una tra le più grandi sorprese della scorsa edizione, quando finì 6°. Dopo anni di onesto gregariato, sembrava aver trovato la giusta dimensione. Invece no, retromarcia brusca: non solo non è un big, ma non fa nemmeno più il gregario. Sperduto nella giungla del gruppo.

DE GENDT – La sua squadra punta tutto su Uran, ma di quel corridore che nel 2012 tentò l’attacco al Giro sullo Stelvio, non ne è rimasta nemmeno l’ombra. E’ ancora relativamente giovane (28 anni), ma per diventare un ottimo corridore non basta un podio “una tantum” nelle corse a tappe.

MOSER – Non sappiamo cosa preveda il resto di stagione di Moreno, ma alla sua prima apparizione nella corsa tanto gara allo zio Francesco, poteva e doveva fare di più. Forse troppo acerbo e inadatto ancora per fare classifica, ma non si è mai visto nemmeno all’attacco. Può tentare, se ne ha, un’azione da lontano da qui a Trieste.

Alessandro Petacchi, vincitore di 22 tappe al Giro

Alessandro Petacchi, vincitore di 22 tappe al Giro

PETACCHI – Presenza “romantica” la sua a questo Giro. Ultimo esponente di una generazione di velocisti che non esiste più. Purtroppo nemmeno il suo nome, dopo le volate, presenzia nelle prime posizioni. Un grande corridore che ha comunque voluto omaggiare la corsa rosa prima del definitivo ritiro. Ha ancora due volate a disposizione.

Manlio Mattaccini

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