Enrico Steidler
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E’ l’Inter di Thohir o…di Thohiratti? Con Mazzarri si capirà

Il destino dell’allenatore (domani la sua attesa conferenza stampa) ci dirà se la nuova Inter di Thohir è nata già vecchia oppure no

E’ l’Inter di Thohir o…di Thohiratti? Con Mazzarri si capirà
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“Parlerò a fine stagione” ha ripetuto più volte Walter Mazzarri a chi gli chiedeva lumi sul suo futuro nerazzurro. Malgrado il contratto biennale, infatti, les jeux non sont faits, e la riconferma del tecnico toscano sulla panchina dell’Inter non è affatto così scontata come le parole del presidente Thohir (“Per avere una società solida c’è bisogno di un processo e spesso nel calcio le cose cambiano con troppa fretta, ma io non voglio questo. Mazzarri avrà a disposizione il prossimo anno per costruire la squadra”) potrebbero far pensare. Non è solo una questione di risultati, apprezzabili o mediocri a seconda che si veda il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto (e molti lo vedono arido come il gioco espresso dalla Beneamata) quanto, piuttosto, di feeling, quel sentimento di affettuosa intesa che fra Mazzarri e l’ambiente nerazzurro – tifosi in testa – non è mai sbocciato.

Erick Thohir e Walter Mazzari

Erick Thohir e Walter Mazzari

HIGHLANDER SI’, MANDRAKE NO – C’è grande attesa, quindi, per la conferenza stampa di domani del mister mangia-bottiglie, quella che dovrebbe chiarire le idee un po’ a tutti, protagonisti compresi. Nel frattempo, vale la pena di soffermare l’attenzione sulle considerazioni (pro domo sua e assolutamente legittime) che l’Highlander toscano – mai un esonero in carriera, roba da applausi a scena aperta in un calcio come il nostro sicuramente farà davanti alle telecamere, e che già fin d’ora sembrano, anzi sono, inattaccabili. Il risultato finale, innanzitutto, quel quinto posto in classifica che garantisce l’accesso all’Europa – sia pure quella di consolazione – e che rappresenta un traguardo di tutto rispetto. Sì, perché diciamolo: la Juve, la Roma, il Napoli e pure la Fiorentina erano e sono squadre più forti e collaudate della Beneamata di quest’anno. Certo, forse si poteva approfittare delle disgrazie dei viola (vedi Rossi e Gomez, ad esempio) e sistemarsi a ridosso delle tre big, ma la zona Champions non l’avrebbe mai raggiunta neppure Mandrake, questo è sicuro.

Non solo. Gioco a parte – vera nota dolente dei nerazzurri – conta anche il modo con cui si è conseguito il risultato (quinto attacco e terza miglior difesa del torneo, differenza reti a + 23 rispetto al desolante – 2 della scorsa stagione, quando l’Inter incassò 57 gol facendo meglio solo del Pescara ultimo in classifica), pur fra mille difficoltà – nessuno si augura di dover gestire una squadra durante un ribaltone ai vertici societari – e altrettante avversità (gli infortuni e un solo rigore a favore non hanno di certo aiutato). Insomma, il bicchiere è pieno a tre quarti, e ciò nonostante i loggionisti della Scala del calcio storcono il naso – tutti i torti non li hanno, sia chiaro – e sognano un mister meno piangina e più “coraggioso”, un uomo capace di far giocare l’Inter come il Borussia Dortmund e di ottenere risultati al di là di ogni ragionevole aspettativa.

Massimo Moratti

Massimo Moratti

NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE O…RIVOLUZIONE? – E già, come sono fatti i tifosi nerazzurri è noto, e se negli ultimi 25 anni sono riusciti ad amare davvero solo tre allenatori (il Trap, Gigi Simoni e il Mago Mou-dini) una ragione c’è. Fosse per loro, o almeno per la maggior parte di loro, Mazzarri dovrebbe andarsene subito a casa e pure con tante scuse. La squadra, infatti, ha giocato quasi sempre male (vittorie comprese), è riuscita nell’impresa di collezionare più pareggi (15) di tutti e ha pure perso un derby contro il Milan forse più inguardabile dai tempi della retrocessione in Serie B. D’altra parte, quello che dal ’95 è stato il numero uno della Beneamata – l’ex presidente Massimo Moratti – è stato anche il primo tifoso dell’Inter soprattutto sotto questo aspetto, e i 19 allenatori che si sono avvicendati sulla panchina nerazzurra in altrettanti anni di gestione parlano chiaro.

Che farà, ora, Thohir? Darà prova di essere un presidente “interista doc” (rimangiandosi la parola, esonerando il Piangina e accollandosi l’onere di tre stipendi: Stramaccioni, Mazzarri e il prossimo morituro) o farà capire a tutti che non è cambiato solo il suonatore ma anche la musica? Sarà la sua Inter, o solo una nuova versione di quella del volubile Massimo? Chi vincerà? Mister Thohir o il signor Thohiratti? Staremo a vedere.

Enrico Steidler

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