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Italia-Croazia: azzurri belli a metà. Ma che errori mister Prandelli!

Italia-Croazia: azzurri belli a metà. Ma che errori mister Prandelli!
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POZNAN, 15 GIUGNO – Lo diciamo a bassa voce, piano piano, per non disturbare una nazionale a cui tutti teniamo e che speriamo possa farcela anche di fronte ai brutti ricordi che oggi riaffiorano alla memoria: il pareggio con la Croazia porta anche la firma degli errori tattici di colui che tutti ritenevamo infallibile, il nostro C.t. Cesare Prandelli. Bisogna essere onesti: diamo a Cesare quel che è di Cesare – e questa volta è proprio il caso di dirlo -, ma ricordiamoci che per migliorare bisogna comprendere i propri errori e soprattutto correggerli. Oggi più che mai abbiamo necessità di trovare la quadratura migliore per battere l’Irlanda del Trap e sperare che le cucine spagnole e croate non sfornino il più classico dei biscotti. 

SQUADRA CHE PAREGGIA… – Tutti concordi che il pareggio contro le Furie Rosse campioni dell’Universo e oltre sia stato un gran bel risultato, maturato tanto per demeriti loro quanto per capacità dei nostri ragazzi di essere propositivi ed inquadrati in un sistema di gioco che calza a pennello sulle nostre caratteristiche migliori. Ma questo non significa che fosse obbligatorio confermare lo stesso 11, anche nei particolari che non hanno funzionato al meglio. Ok, ci vuole continuità. Ok, bisogna dare sicurezze a questo gruppo. Ma era proprio necessario far giocare un’altra volta il solito trotterellante Thiago Motta, afflitto dalla sindrome dell’andamento lento? E non era forse il caso di cambiare qualcosa sulle fasce, la sinistra per esempio, orfana del titolare Criscito e affidata all’esordiente Giaccherini, buon mestierante ma nulla più? Essere costretti a sostituire il nullo Thiago Motta dopo 17′ del secondo tempo dà solidità al gruppo più che un paio di cambi in partenza ben studiati e provati in allenamento? Per noi, assolutamente no. Montolivo, Nocerino e Balzaretti sono per caso figli di un Dio minore sacrificati sull’altare della continuità?

RAGAZZI, CHE ITALIA! – Messe da parte le classiche discussioni pre-partita ed indossate sciarpe tricolori e magliette azzurre, il primo tempo si è rivelato una miniera di soddisfazioni per noi tifosi italiani poco abituati a veder bel gioco: 6 occasioni da rete in 45′ sono un bottino da grande squadra, soprattutto se maturate sfruttando appieno le proprie caratteristiche tattiche e tecniche. Prandelli, in pochi giorni, sembra aver risolto alcuni dei problemi più evidenti palesati dal nostro freschissimo sistema di gioco nella partita con la Spagna: il simbolo di quanto l’Italia sia migliorata è l’intelligenza con cui uno straordinario De Rossi non butti via nemmeno un pallone, 0 lanci lunghi, 0 campanili impossibili. L’Italia orchestra fin da subito una manovra fluida, capace di portare il possesso palla nella metà campo offensiva con estrema facilità. Tutto questo grazie alla collaborazione di tutti i nostri ragazzi: gli esterni, leggermente più bassi, contribuiscono meglio alla transizione offensiva, Marchisio è sontuoso in tutte le fasi, Cassano esegue con estrema semplicità il movimento ad allargarsi chiesto dal mister, grazie al quale riesce a portare ripetutamente la superiorità numerica sulle fasce, creando ottime palle goal per gli inserimenti di Marchisio e i guizzi di Balotelli.

UN PIRLO IN GABBIA – Il croato Bilic, oltre a schierare una formazione senza capo nè coda, capace solo di gettarsi sugli esterni per crossare in area alla ricerca della pietra filosofale, appiccica un uomo, il bomber Mandzukic, sul nostro regista Andrea Pirlo, costringendo l’Italia a cercare altre soluzioni per lo sviluppo della manovra. Soluzioni che puntualmente troviamo, capaci di interpretare il nostro gioco al meglio e per il meglio. Fondamentale è l’apporto di Balotelli che, sfruttando al massimo la profondità, allunga i croati e crea spazi fra le loro linee, dove Fantantonio può abbassarsi per ricevere il pallone e smistarlo sui nostri centrocampisti, in profondità o a rimorchio. La manovra diventa avvolgente e così anche Pirlo trova il modo di spiccare il volo liberandosi della gabbia costruita attorno a lui per colpire con la sua splendida punizione. Il nostro unico demerito in un primo tempo giocato alla grande è non essere in grado di finalizzare le azioni costruite: Balotelli è impreciso e lento nella preparazione delle conclusioni, Marchisio è sfortunato e Pletikosa dovrà accendere qualche dozzina di candele per ringraziare i suoi numerosi santi in paradiso. 1-0 al riposo. Quasi emozionante vedere la nostra Nazionale tornare a giocare a pallone. Un mezzo sogno.

RITORNO SULLA TERRA – Ed è proprio il caso di dirlo: un mezzo sogno. Perchè il nostro secondo tempo è la prova che i sogni difficilmente si trasformano in realtà. I primi 15 minuti della ripresa ci danno il triste annuncio: Cassano ha finito la benzina. E qui Prandelli commette il primo vero grande errore della sua carriera da citti: il Cassano versione moviolone di Biscardi non ha la forza per continuare a proporre i movimenti proposti in allargamento e in arretramento del primo tempo e si trasforma in un paletto in mezzo al campo. Balotelli, dal canto suo, energie per farsi 45′ di corse in profondità non ne ha proprio più. I croati ci chiudono e se non fossero incapaci di pensare qualcosa di più fantasioso di un cross sarebbero già guai. Cesare allora, inspiegabilmente, sostituisce Balotelli con Di Natale, ordinando al mattatore della Roja di far pressing sul possesso avversario. La situazione diventa tragi-comica: Di Natale a correre come un indemoniato e Cassano a boccheggiare. Nessuno fa movimenti offensivi, nessuno si butta negli spazi lasciati dagli “arrembanti” croati. Tempo 3′ e i nostri avversari ringraziano e pareggiano col solito Mandzukic, dimenticato sul secondo palo da Chiellini e sempre più affetto da temporanee amnesie difensive. 

RITARDO AL BINARIO 10 – Ci vogliono altri 12′ per far comprendere che un calciatore con 6 mesi di inattività alle spalle non può correre come un ragazzino per più di un tempo. Il nostro numero 10 non ha colpe: più di così era difficile chiedergli. Prandelli guarda, impotente, il finale di un film che si aspettava tremendamente diverso. Poteva essere la partita del riscatto, della rivincita, della consacrazione di un nuovo modo di pensare e giocare il calcio a livello Europeo. E invece è il solito pareggio. Un pareggio che sa di amaro, terribilmente amaro, condannati a sperare che Buffon non abbia ragione e che la frizzante arie polacca ci regali un Spagna-Croazia vero. Uscire con un altro 2-2 e 5 punti in classifica sarebbe un colpo insopportabile per il cuore di milioni di tifosi la cui passione è già messa a dura prova dalle scommesse nostrane.  Uscire sarebbe davvero un duro colpo. Prima di tutto perchè non ce lo meritiamo: la squadra vista il primo tempo ha espresso di gran lunga i migliori spunti tattici di ques’Europeo. Una delizia vedere applicati sul rettangolo verde gli schemi a colori disegnati sui fogli ingialliti di allenatori e appassionati di calcio. Una gioia ammirare i movimenti pensati, studiati e messi a punto in allenamento grazie al lavoro del nostro tecnico. Un delitto veder buttar via tutto per 2 cambi sbagliati e una cattiva lettura della partita. 

Ma noi, imperterriti, continueremo sempre ad emozionarci per quella maglia. Per aspera ad astra, dicevano i latini. Attraverso le difficoltà verso le stelle. Forza Italia!

A cura di Angelo Chilla

 

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