Vincenzo Galdieri
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Zanetti, Milito, Samuel: Triplete di addii. E nostalgia della Serie A che fu

Il trittico di argentini, baluardi dell'impresa targata Mourinho-Inter nel 2010, saluta e se ne va. Ultimi trascinatori rimasti dell'ultimo capolavoro di una nostra squadra in Europa. Torneremo mai a quei livelli?

Zanetti, Milito, Samuel: Triplete di addii. E nostalgia della Serie A che fu
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Milito a giugno dirà addio Triplete all'Inter

Milito, esultante per i due gol al Bayern in finale di Champions: l’eroe del Triplete per eccellenza se ne torna a casa

C’era una volta il campionato più bello del mondo. Importava campioni, esportava giocatori di seconda e terza fascia, guardava tutti dall’alto in basso. E si portava a casa anche parecchi trofei internazionali. O finali al massimo, ma eravamo li. Quel campionato si chiamava e si chiama ancora Serie A, ma il paradosso è che oggi tutti lo definiscono goliardicamente un campionato di Serie B. Traditi e sbeffeggiati dalla nostra stessa nomenclatura. Ci siamo autodistrutti, tra Calciopoli e magagne varie. Abbiamo resistito qualche annetto, poi il crollo definitivo. E quindi non rimane che attaccarci al passato, in attesa di tempi migliori. Il passato, quello più recente e vincente, si chiama 2010. La mitica Inter del Triplete. A dire il vero, in quel 2010 eravamo già arrancanti, con l’acqua alla gola. I bei tempi erano passati da un pezzo. Ma quella squadra seppe regalare all’Italia del calcio l’ultimo acuto che ha in parte riempito il silenzio assordante di un lustro abbondante. Quella squadra, però, aveva un unico problema: tutti i giocatori erano nel pieno della carriera. La carta d’identità segnava già trenta, trentun anni per tutti, esclusi pochissimi interpreti. Non potevano durare in eterno. L’Inter del mago Josè Mourinho si è smontata pezzo per pezzo, anno dopo anno. Prima il giovane Balotelli, poi il fenomeno Eto’ò. Quindi Motta, Lucio, Maicon e Julio Cesar, con tanto di addio strappalacrime per quest’ultimo. A gennaio dell’anno scorso ha salutato anche Sneijder. Infine è toccato a Chivu. Ma loro no. Loro sono rimasti fino all’ultimo, finchè ne avevano. Nella gioia e nel dolore, nella vittoria e nella sconfitta. Fino all’inevitabile fine. Zanetti, Milito e Samuel stanno per salutare l’Inter. Dei Magnifici 12 rimarrà (forse) soltanto Cambiasso. Ma ormai cambia poco. I bei tempi son finiti, per tutti. Gli ultimi eroi da Champions si dileguano, lasciano il testimone. Ma non trovano nessuno a raccoglierlo. Perchè nel frattempo di quell’Inter non è rimasto niente. E nessuno in Italia si è dimostrato in grado di avvicinare minimamente le gesta dell’armata di Josè. Lo scettro cade nel vuoto. Lo scettro non è più roba nostra.

BRANCOLANDO NEL BUIO – I ricordi sbiaditi lasciano spazio alla realtà. E la realtà dice che oggi non s’intravede all’orizzonte una squadra pronta a compiere imprese simili. Quattro anni fa, quantomeno, per quanto messi male avevamo ancora un barlume di speranza. L’Inter si prese l’Europa, battendo Chelsea, Barcellona e Bayern. Era una squadra piena zeppa di campioni veri, guidata da quello che forse era il miglior allenatore della storia. Sebbene ansimanti ed affaticati, eravamo ancora sul tetto d’Europa. Oggi non ci rimane altro che litigare sul pianerottolo di casa nostra. Perchè chi domina e distrugge record in Serie A, non riesce ad andare oltre una semifinale di Europa League fuori confine. La Juventus avrebbe anche una squadra ed un allenatore degni quantomeno di provarci a dar fastidio alle grandissime, ma le manca quell’esperienza e quella mentalità internazionale che i nerazzurri avevano nel proprio Dna in quel fantastico 2010. Dietro i bianconeri, invece, mediocrità assoluta. Mentre gli ultimi eroi del Triplete ci salutano, ci rendiamo conto una volta di più che stiamo brancolando nel buio. Nella speranza che qualcosa cambi, non possiamo fare altro che guardare e riguardare i video di quella straordinaria cavalcata. C’era quel difensore insuperabile, lo chiamavano The Wall. C’era il Grande Capitano che aveva già 37 anni ma correva e dribblava come se ne avesse dieci in meno. E c’era la Favola di un ragazzo che a 31 anni gioca la sua prima Champions League, la stravince e segna pure una doppietta in finale. Il suo soprannome era El Principe. Divenne Re. Oggi abdica, ma non trova nessuno pronto a raccogliere lo scettro. Perchè lo scettro non è più roba nostra. 

Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri 

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