Modestino Picariello
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Zanetti: il miracolato si ritira con dieci anni di ritardo

Tutte le leggende metropolitane su Zanetti, la bandiera meno utile e meno carismatica degli ultimi 20 anni. Cosa non può la nostalgia, insieme a un po’ di buona stampa?

Zanetti: il miracolato si ritira con dieci anni di ritardo
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Un ottimo gregario e tappabuchi che correva tanto trasformato in una bandiera leggendaria: il ritiro di Javier Zanetti è forse la più grande overvaluation delle caratteristiche di un giocatore dell’ultimo decennio, caso unico nella storia mondiale del calcio ad essersi costruito una carriera ventennale in un club di vertice senza averne il minimo merito. E se Moratti vuole dargli un posto da dirigente…

VOCI DA INTER…NARE – Sia chiaro, non me la prendo con Zanetti (giocatore normale, tendente al mediocre, tutto corsa e fisico, ma che spesso e volentieri ha fatto più danni della grandine in campo, soprattutto dopo il grave infortunio), ma con chi prima ha voluto distorcerne le caratteristiche, e oggi, approfittando anche di una carriera troppo lunga per una memoria troppo corta, lo fa passare come un fondamentale nella storia dell’Inter, accostandolo a mostri sacri di cui è indegno. E se si citano record di presenze e longevità, basti pensare che Zanetti ha molte più presenze in Nazionale di Maradona e che, in Uruguay, il recordman in questo campo è Forlan, non Schiaffino.

RUOLI(NI) DI MARCIA – La carriera di Zanetti si è basata nell’ultimo decennio su un equivoco di fondo: si è preso un buon uomo di fatica, di una mediocrità tattica devastante, discretamente scarso nell’uno contro uno contro i campioni ai quali è paragonato, e lo si è voluto far passare per un fuoriclasse tuttofare. Per fare un paragone con squadre in cui questo non è avvenuto, al Milan ricordano con affetto Angelo Colombo e alla Juventus Pessotto, ma stop: hanno compiuto un ciclo e poi hanno passato la mano. Come con tutti i giocatori di questo tipo.

Tutti, tranne Zanetti, che anzi, per l’equivoco di poc’anzi, viene avvicinato, dopo una carriera immeritatamente lunga, a paragoni scomodissimi, che un giocatore con un attimo di dignità rifiuterebbe a prescindere. Già solo definirlo tra i primi difensori di tutti i tempi dell’Inter (per stare stretti, in realtà i tromboni ci sono andati giù molto più pesante) vorrebbe dire che a livello di classe e dell’essere decisivo, Zanetti dovrebbe stare sopra calciatori del calibro di Facchetti, Burgnich, Bergomi, Maicon, Brehme, pur restando un normale professionista, non di certo un brocco. Che però, a differenza di questi (sì, questi sì) campioni, non aveva il piede, né l’abilità di impostazione né la visione di regia, né il cross. Era un giocatore poco meno che normale, ma che ha saputo sempre godere di buona stampa e di un confronto incrociato (in Argentina lo reputavano forte perché era sempre titolare nell’Inter e viceversa) che ha aiutato a superare quell’equivoco iniziale che a quasi chiunque avrebbe stroncato la carriera.

IL CARISMA DELLO YES-MAN Carriera invece proseguita fulgida grazie agli splendidi rapporti proni con la presidenza, e che lo rende, in ottica di direzione Thohir, l’ultimo sgradito regalo di Moratti all’imprenditore orientale (sempre se Thohir accetta), poiché l’ex presidente dimentica che lo sfascio dirigenziale dei nerazzurri ha avuto spesso come causa scatenante l’eccessiva presenza di ex nel prendere le decisioni (bastino Branca e Corso, per citarne due a caso). Il che consente una riflessione sull’ultima leggenda metropolitana che contorna il buon Zanetti: quella sul suo carisma (sic!). Che si è dileguata in campo in casi eclatanti come Inter-Siena 2-2, del maggio 2008: Materazzi si procura un rigore e lo strappa dalle mani del tiratore designato (Cruz) senza che Zanetti intervenga a redarguirlo (se uno è capitano e bandiera…). Materazzi lo sbaglia e tutto lo stadio tempesta l’italiano di improperi. A questo punto che fa Zanetti? Finge di non sentire e torna a centrocampo. Del resto, i calciatori di carisma, soprattutto in Italia, non hanno mai ricoperto incarichi di dirigenza. Troppo scomodi per accettare troppe delle cose che capitano sottobanco, troppo ingombranti, troppo decisivi, l’esatto contrario di Zanetti, umile facchino catapultato in un trono non suo.

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Modestino Picariello

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