Manlio Mattaccini
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Giro d’Italia: presentazione della quinta tappa

Dopo tanta pioggia e sprint, si sale fino alll'arrivo in quota a Viggiano: prima occasione per gli uomini di classifica di "testare" gamba e avversari

Giro d’Italia: presentazione della quinta tappa
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Ivan Santaromita, campione italiano in carica

Ivan Santaromita, campione italiano in carica

Come debutto in Italia del Giro..d’Italia, poteva andare decisamente meglio. La frazione da Giovinazzo a Bari, la prima sul nostro Stivale, ci lascia in eredità un Kittel che è costretto al ritiro causa influenza e un caos scatenato dal maltempo (ma non pioveva anche in Irlanda?) che ha fatto storcere il naso ai corridori e spettatori, con uno spettacolo ampiamente compromesso. Ora però s’inizia a fare sul serio: l’arrivo di tappa più a Sud dell’edizione 2014 coincide con il primo arrivo in salita. Chilometraggio importante (oltre 200 km), con l’ascesa finale di Viggiano non durissima, ma con pendenze che raggiungono l’8%. Terreno fertile per chi vuole dare qualche segnale al gruppo, ma soprattutto per chi ha già un distacco non da poco in classifica. Troppo presto? Chissà.

IL PERCORSO – Due Gran Premi della Montagna e la salita di Viggiano da ripetere due volte. Non male come primo banco di prova: difficile che accadrà qualcosa di sconvolgente, ma di sicuro la classifica subirà un primo “scossone”. La tappa partirà da Taranto: primi 100 chilometri totalmente pianeggianti prima di entrare in provincia di Potenza, e quindi nel vivo della corsa. A poco meno di 70 dal traguardo, la salita di “Sella di San Chirico”: una lunga ascesa, ma pedalabile. Da lì in poi però la pianura scomparirà e aprirà le porte al “nervoso” finale. Ai meno 13 il primo passaggio a Viggiano, posto a oltre 800 metri d’altitudine: una breve discesa che conduce alla rampa finale, vero e proprio “trampolino” per i cacciatori di tappa e non.

MAGLIA ROSA DA ASSEGNARE – L’unica certezza, tra maltempo e le incognite della prima tappa importante, è che il sorridente australiano Matthews perderà la rosa. Il giovane velocista, in rosa dalla seconda tappa, perderà con tutta probabilità le ruote del gruppo nel finale di gara. La lotta per la “successione” sarà dura: su pendenze simili, corridori come Santaromita o Brambilla, molto vicini in classifica, faranno di tutto per vestirsi della prestigiosa maglia. Gli uomini di classifica invece staranno attenti a non commettere errori, o attaccare laddove ci sia la possibilità: corridori come Purito Rodriguez, Rolland o Hesjedal, già con qualche minuto di troppo in classifica, devono iniziare a fare qualcosa. Per i veterani Scarponi e Basso, un primo banco di prova per capire se anche quest’anno hanno da dire qualcosa nella corsa rosa a loro tanto cara.

Manlio Mattaccini

 

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