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Mario Gomez stende l’Olanda con una doppietta straordinaria. Ronaldo?Ibra? E’ lui il re dell’Europeo!

Mario Gomez stende l’Olanda con una doppietta straordinaria. Ronaldo?Ibra? E’ lui il re dell’Europeo!
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KHARKIV, 15 GIUGNO – Specchio specchio delle mie brame, chi è l’attaccante più decisivo del reame? Del reame non si sa, ma la poltrona di più decisivo del nostro caro Europeo sembra proprio essere stata occupata in via definitiva dalla più forte punta classica in circolazione, il tedescone tutto muscoli e testa sulle spalle Mario Gomez da Riedlingen, 26 anni e un’esplosione ormai inarrestabile. 3 goal in 2 partite, primato della classifica marcatori europea in condivisione con la rivelazione russa Dzagoev e la straordinaria possibilità di portare una Germania eccezionale ad una vittoria che oggi appare sempre più probabile. 

VIZIO DEL GOAL – E’ difficile trovare un attaccante capace di segnare ovunque giochi, con qualsiasi maglia indossi e in qualunque campo ponga il suo piede. Ecco, Mario è proprio quest’attaccante: in 3 squadre ha giocato – Stoccarda, Bayern e Germania – e in tutte ha mantenuto una media realizzativa superiore ad 1 goal ogni 2 partite. Un cecchino. Un cecchino con un fiuto del goal della volpe affamata e la sensibilità di un airone. Un animale mitologico. Una vera rarità in un calcio dove i grandi campioni (o presunti tali) finiscono puntualmente per deludere le attese ogni volta che la posta in gioco supera il livello dell’amichevole pre-campionato. 

RONALDO CHI? – E in questo Europeo di aspiranti principi ancora drammaticamente ranocchi ce ne sono a bizzeffe: Ronaldo sembra la brutta copia di quel ragazzo in camiseta blanca capace di insaccare i poveri portieri avversari 66 volte in una sola stagione, Ibrahimovic viene annichilito dall’ormai ex Sheva, Torres è un incompreso ormai da un paio di annetti e Balotelli sviene appena entrato in area consentendo il facile recupero del trasandato Ramos. Un ecatombe di campioni (o presunti tali). Tutti tranne SuperMario. Il solo a segnare più goal rispetto al numero dei palloni toccati. Due palle due a lui e l’Olanda torna, con ogni probabilità, a casa fra tulipani e diamanti. Una palla una a lui e il Portogallo diventa piccolo piccolo, quasi quanto il suo capitano e giocatore simbolo.

FUTURO IMMENSO – 26 anni cosa sono nel calcio moderno? Sono niente, soprattutto per una punta di peso che per diventare decisiva ha bisogno della piena maturazione fisica. Gomez da 6 stagioni non scende sotto la doppia cifra in campionato. Da quando aveva 21 anni. 122 goal in 176 partite negli ultimi 6 campionati. Mostruoso? Incredibile? No, semplicemente un attaccante vero. Uno che sente la porta e sa prendersi la propria squadra sulle spalle, come allo Stoccarda e spesso al Bayern, ma sa anche essere la punta di diamante di una squadra organizzata tatticamente e tecnicamente come la nazionale tedesca. Che piova o ci sia il sole il risultato non cambia: sul tabellino il suo nome comparirà, sempre. E così sarà, probabilmente, per tanti e tanti anni ancora. Almeno 6 o 7, se il fisico sarà dalla sua parte. E allora siamo pronti a scommettere che di articoli di questo genere ne leggeremo tanti ancora nei prossimi anni, quando anche il pubblico italiano si accorgerà che nel calcio non ci sono solo i Torres e i Ronaldo, ma anche tanti ragazzi di grande volontà capaci di dimostrarsi campioni quando il fuoco dell’agonismo arde e ammoscia gli animi meno coraggiosi.

GERMANIA DA SOGNO – L’emblema di questa Germania è in un’immagine che sarà sfuggita ai più: primi minuti della gara contro l’Olanda, Robben si invola sulla fascia chiuso da 3 tedeschi arrembanti che scaraventano il pallone in tribuna. Fra di loro se ne riconosce uno che mai ti aspetteresti: sì, proprio lui, Mario Gomez da Riedlingen rincorre il contropiede dei Tulipani e dopo 50 metri di scatto ad arginare il fantasma di Robben se ne torna trotterellando verso la sua area di competenza. Questa è la Germania: l’unica squadra capace di coniugare la precisione e la fermezza dell’animo teutonico e la tecnica sopraffina di una generazione di fenomeni provenienti da tutte le parti d’Europa. Ozil, Boateng, Podolski e Khedira sono i simboli di una società che cambia e sa cambiare valorizzando i propri pregi, senza arroccarsi nel pianto auto-commiseratorio di chi non riesce a valorizzare la diversità come motore di crescita e sviluppo. Se la Germania vincerà quest’Europeo avremo tante lezioni da imparare dal suo trionfo, sempre che sapremo tenere aperte le nostre orecchie troppo spesso tappate dal tifo cieco e sordo.

A cura di Angelo Chilla

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