Enrico Steidler
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Zanetti lascia, Blatter raddoppia. Dov’è l’errore?

C’è chi vuole essere eterno e chi è già immortale

Zanetti lascia, Blatter raddoppia. Dov’è l’errore?
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“Ho deciso di ritirarmi perché sento che è arrivato il momento giusto per farlo. Perché il calcio mi ha dato tantissimo e io mi sono goduto ogni attimo. Ritirarsi a questa età è una sensazione impagabile. Per me è una cosa che ha un valore immenso, e ora è arrivato il momento giusto”. Beh, meglio tardi che mai! Dopo un regno che sembrava interminabile (quattro mandati consecutivi!), e con la bellezza di ben 78 primavere sulle spalle, Joseph Blatter ha finalmente capito che…No, scusate. Per un attimo ho confuso il sogno con la realtà, e le parole di cui sopra non appartengono all’inossidabile burosauro della Fifa ma a Javier Zanetti, il leggendario capitano dell’Inter (e della nazionale albiceleste) che dopo aver fatto incetta di record e di trofei (sul campo e fuori) ha deciso di appendere le sue mitiche scarpe al chiodo e di intraprendere la carriera di dirigente. All’Inter, ça va sans dire.

IL LATO SPUDORATO DELLA FORZA – L’altro Highlander, invece, o aspirante tale, non ne vuole proprio sapere di fare i conti con lo scorrere del tempo, e si aggrappa con tutte le sue forze al trono della Fifa: Mi candido di nuovo. Il mio mandato  sta per finire, ma la mia missione non è terminata ha dichiarato il colonnello Blatter al quotidiano svizzero Blick, e conoscendolo potete scommettere che la missione, fosse per lui, non terminerebbe mai. Per certa gente, infatti, gli orizzonti di gloria sono infiniti, e non ha alcun senso mettere limiti alla divina provvidenza. Aiutati che il ciel t’aiuta, dice il proverbio, e in quanto all’aiutarsi il prode Blatter non teme concorrenti: Champagne (Jerome)? Me lo bevo d’un fiato! Platini? Un problema alla voltaGli anni che passano? Il cielo (leggi federazioni di mezzo mondo, Asia e centro America in testa) è dalla mia parte

TRA FARI E LAMPADINE – Ok. Due notizie (Zanetti che lascia e Blatter che resta) e due mestizie, ma per noi italiani (e gli argentini) solo a metà. Certo, il nostro calcio è alla frutta, anzi all’amaro, e Genny ‘a carogna ne è un simbolo universalmente noto. D’accordo, tutto vero, ed è inutile (per non dire patetico) cercare di riscattarne almeno in parte l’immagine tirando in ballo, magari ingigantendole, le magagne altrui. Molti lo hanno fatto, e il boomerang è già tornato al mittente volando basso. C’è da dire, però – a onor dell’altrettanto vero – che noi abbiamo avuto, abbiamo e avremo per sempre anche Saverio ‘a leggenda, e che un uomo come lui basta e avanza per tirarci su il morale e farci intravedere un futuro nella nebbia che ci circonda. Sì, perché il suo esempio non è solo consolante, ma anche “catartico”, contagioso, e la luce rischiara sempre le tenebre.

Ora, possono dire lo stesso alla Fifa, dove da tempo immemorabile spadroneggia Peppe ‘a iattura? Dove sono, nella federazione del calcio mondiale, gli aspetti compensativi? C’è almeno una lampadina accesa in tutto quel buio?

Enrico Steidler

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