Simone Viscardi
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Mondiali 2014, Inghilterra: Wayne Rooney al servizio di Sua Maestà

L'attaccante dello United guiderà una nazionale rinnovata contro Italia e Uruguay. Storia e rosa dell'Inghilterra

Mondiali 2014, Inghilterra: Wayne Rooney al servizio di Sua Maestà
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Wayne Rooney, stella dell'Inghilterra.

Wayne Rooney, stella dell’Inghilterra.

Il suo nome è Rooney, Wayne Rooney. Non avrà il fascino di Sean Connery o Pierce Brosnan, ma il centravanti del Manchester United è chiamato ad un’impresa degna dell’agente segreto più famoso della storia del cinema. Si, perchè la nazionale dei Tre Leoni non avrà una vita facilissima in Brasile, dove ad attenderla – nel Gruppo D – ci saranno Italia e Uruguay, oltre alla probabile Cenerentola Costa Rica. Il debutto sarà subito tostissimo per gli uomini di Roy Hogdson, che affronteranno proprio gli Azzurri di Cesare Prandelli. L’ex allenatore dell’Inter – e già ct mondiale con la Svizzera nel 1994, curiosamente l’ultimo Campionato del Mondo al quale l’Inghilterrà non riuscì a qualificarsi – ha cercato in questo biennio di rinnovare la squadra, troppo legata a vecchie glorie ormai sul viale del tramonto. Il pass per il Brasile è comunque arrivato per i sudditi di sua Maestà, piazzatisi primi nel Girone H di qualificazione, con un solo punto di vantaggio sull’Ucraina.

Bobby Charlton, uno dei più grandi giocatori dell'Inghilterra.

Bobby Charlton, uno dei più grandi giocatori dell’Inghilterra.

LA STORIA – Per l’Inghilterra si tratterà della 14a partecipazione ad una fase finale dei Mondiali. Giustamente considerati gli inventori del calcio moderno, codificato nei college britannici a metà del XIX secolo, gli inglesi hanno snobbato fino al 1950 i Campionati del Mondo, ritendendosi superiori rispetto agli altri paesi. La loro prima apparizione, guarda caso proprio in Brasile, si rivelò essere una dolorosissima doccia fredda. I – non troppo – Leoni vennero sconfitti infatti dalla Spagna e, clamorosamente, dagli Stati Uniti d’America, all’epoca (ma non siamo andati tanto lontani) poco più che carneadi. La gloria, dopo anni di fallimenti contro squadre comunque di gran livello (come Uruguay, Urss e Brasile), arrivò solo nel 1966, con il Mondiale organizzato in casa. In una finale dai contenuti epici si trovarono di fronte i rivali di sempre della Germania Ovest, a soli vent’anni dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. In campo per gli inglesi giocatori dalla classe immensa come Geoff Hurst, Bobby Moore, Martin Peters e, soprattutto, Bobby Charlton. La finale passerà alla storia per il gol fantasma di Hurst, un cui tiro nei tempi supplementari colpì la traversa rimbalzando poi a cavallo della riga di porta. Dopo un conciliabolo tra l’arbitro – lo svizzero Dienst – e l’assistente azero Bahramov, il gol venne convalidato tra le polemiche tedesche. Dopo il trionfo – in ogni caso meritato – del 1966, iniziarono anni bui per il calcio d’oltremanica, che nonostante i ripetuti successi delle proprie squadre di club fu incapace di costruire una nazionale competitiva, fallendo qualificazioni o cogliendo immediate eliminazioni. Nel 1986 gli inglesi, nuovamente sulla cresta dell’onda, furono fermati ai quarti di finale dall’Argentina, con i due gol più famosi della storia del calcio. Parliamo ovviamente della doppietta di Diego Armando Maradona, che prima battè Shilton toccando di mano, e poi realizzò la rete del secolo dribblando tutta l’Inghilterra. La Germania si prese la rivincita sui britannici nel 1990, eliminandoli in semifinale ai rigori. Questa è stata fin qui l’ultima semifinale per i Leoni, che negli successivi 24 anni, pur avendo avuto a disposizione autentici campioni come Beckham, Gerrard, Lampard o Michael Owen, non sono più riusciti ad arrivare in fondo alla competizione.

LA ROSA – Il credo tattico di mister Roy Hogdson è imperniato sul più classico dei 4-4-2. Difesa rocciosa, centrocampo dotato di ali veloci e offensive e un attacco composto da una prima punta di fisico e una seconda rapida e tecnica. In porta confermatissimo Joe Hart, non certo un fenomeno, ma comunque l’unico elemento affidabile in un ruolo che da anni è il cruccio di ogni ct. Indifesa mix di esperienza e freschezza, con il navigato Ashley Cole a sinistra (ma occhio al ballottaggio con Baines), Johnson a destra e i centrali Cahill e Jagielka, divenuti titolari – alternati a Lescott – dopo l’addio alla nazionale di John Terry. In mezzo alcampo detta legge il capitano Steven Gerrard, al fianco del quale sgomitano per una maglia Wilshere, Carrick e l’altro reds Henderson. Sulle fasce grande scelta, con l’affidabile Milner che dovrebbe partire titolare, e i giovani Townsend e Chamberlain a contendere una maglia a Young e Lennon. In attacco il punto di riferimento è Wayne Rooney, l’unica superstar dell’Inghilterra. Accanto a lui potrebbe trovare spazio il compagno di club Welbeck. Attenzione però anche al sempreverde Jermain Defoe e al giovane Jay Rodriguez.

Simone Viscardi 

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