Enrico Steidler
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Malagò: “Facciamo come la Thatcher con gli hooligans”. Sì, ma il “ferro” dov’è?

Mentre Genny ‘a carogna si becca il Daspo per la maglietta pro-Speziale e in tutto il Paese infuria la polemica sulla Caporetto dell’Olimpico, il presidente del Coni ("inaccettabile la trattativa con il tifoso") detta la linea dura e riscopre l’acqua calda

Malagò: “Facciamo come la Thatcher con gli hooligans”. Sì, ma il “ferro” dov’è?
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Sono anni che dopo i disastri provocati dagli ultrà dobbiamo mestamente annotare le indignate prese di posizione e i ferrei pronunciamenti dei rappresentanti delle istituzioni: così non si può più andare avanti, è necessario dare un “giro di vite”, è in gioco la nostra credibilità, tolleranza zero e così via ciclostilando. Anni. Queste belle parole non sono irritanti in sé, naturalmente, ma per il fatto di essere sistematicamente tradite. Chi abbaia è costretto a mordere prima o poi (meglio prima), perché altrimenti chi è abituato a farlo e a lasciare il segno (vedi alla voce ultrà) ha vita troppo facile e “sale di livello”. E’ così che ci si gioca la credibilità, che ci si “degrada sul campo”, e se Genny è stato prefetto per una notte è perchè abbiamo fatto un sacco di promesse senza mantenerne neppure una.

Margaret Thatcher

Margaret Thatcher

MAGGIE, WE NEED YOU – Sono anni, poi, che fra le cure proposte per debellare il male una volta per tutte rispunta immancabilmente il “rimedio inglese”, quell’amara pillola che la “Lady di ferro” Margaret Thatcher – primo ministro britannico – fece ingurgitare a suo tempo a migliaia di pericolosi teppisti (i famigerati hooligans) ottenendo altrettante guarigioni “miracolose”. E’ il caso, questa volta, last but not least, del presidente del coni Giovanni Malagò, che rispolvera l’esempio di Iron Maggie e lo eleva a modello da seguire: “Bisogna fare come la Thatcher con gli hooligans. Io non legifero, quindi auspico che questo avvenga. Più che di pene certe – aggiunge il numero uno dello sport tricolore – è indispensabile avere la certezza immediata della pena senza possibilità che l’argomento sia rivisitabile da parte della persona colta in flagranza. Non credo che lo stadio del Villarreal sia tecnologicamente più avanzato dell’Olimpico – spiega Malagò facendo riferimento all’episodio di razzismo di cui è stato vittima il giocatore brasiliano del Barça Dani Alves – Ma lì la persona che ha tirato la banana è stata interdetta dallo stadio a vita e arrestata, punto. Questo bisogna fare”.

PALLONI E PALLE – Già, questo (condanna a vita – palesemente eccessiva – a parte) e altro. Le soluzioni non ci mancano, insomma, e i vari provvedimenti adottati dagli inglesi in materia di fauna curvaiola (dal Public Order Act del 1986 al Football Disorder Act del 2000) sono lì per essere imitati sul serio e, perché no, perfezionati. Il nostro problema, semmai, è un altro: sappiamo cosa fare, ma non sappiamo con chi. L’esempio della Lady lo abbiamo, ma è il ferro che scarseggia, a partire dalla volontà. La Thatcher, infatti, quando metteva un obiettivo al centro del mirino, torto o ragione che avesse premeva il grilletto e non faceva prigionieri. Oltre agli attributi, era la sua determinazione ad essere di ferro, e in un mondo del calcio che trabocca d’oro la mancanza di questo metallo, meno nobile ma altrettanto utile, è sotto gli occhi di tutti. Dove sono gli uomini che dovrebbero fare come la Thatcher? Sono forse gli stessi che ci hanno condotto a tutto ciò? Sono loro che devono “premere il grilletto”? E’ questo che vorremmo sapere da Malagò, ed è questo che ci induce al pessimismo.

Enrico Steidler

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