Jacopo Gino
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Javier Zanetti, un ritiro amaro come il veleno

Una vita dedicata ai colori nerazzurri: tanto lavoro, tante delusioni prima della gloria eterna. Il Capitano resterà all'Inter come dirigente sportivo

Javier Zanetti, un ritiro amaro come il veleno
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“Lo sai per un gol, io darei la vita….la mia vita. Che in fondo lo so, sara’ una partita infinita…” Qualsiasi tifoso interista sentendo l’incipit di quello che è e resterà per sempre il vero inno dell’Inter (con buona pace di “C’è solo l’Inter”, scritta da Elio e cantata da Graziano Romani) sentirà i brividi correre lungo la schiena. La voce del Capitano risuona nelle menti di tutti i nerazzurri, così come le sue prodigiose sgroppate resteranno per sempre impresse negli occhi degli amanti della Beneamata. E’ giunto il momento di dire la parola fine al calcio giocato, si sapeva che quest’ora sarebbe arrivata ma comunque la notizia desta scalpore e suscita una struggente malinconia. Il più grande simbolo della storia nerazzurra, pari solo a Giacinto Facchetti, appende gli scarpini al chiodo. Un campione sul campo ma anche nella vita, simbolo di onestà, correttezza e professionalità, senza dimenticare l’impegno decennale nel sociale con la Fundacion Pupi.

Javier Zanetti con in mano la Champions League, sogno di una vita

Javier Zanetti con in mano la Champions League, sogno di una vita

UN CARRIERA DEDICATA AI COLORI NERAZZURRI – 19 anni all’Inter, i colori nerazzurri tatuati a vita sulla pelle. Pupi arrivò nel capoluogo milanese da semisconosciuto nell’estate del 1995, uno dei primissimi acquisti dell’era Moratti, destinato a vivere la Beneamata fianco a fianco con il presidente Massimo quasi tutta la sua esperienza. Subito EL Tractor, così soprannominato per le sue famose cavalcate palla al piede sulla fascia, diventa titolare inamovibile: la prima gioia arriva dopo tre anni, nel maggio del 1998, con la Coppa Uefa conquistata ai danni della Lazio, a riscattare la finale persa la stagione precedente nella stessa competizione contro lo Schalke 04. Proprio in quella finale persa è andata in scena la sola sfuriata che io si ricordi del Capitano: Hodgson lo sostituì nei tempi supplementari e lui la prese malissimo, salvo poi scusarsi successivamente.

Il 28 ottobre del 1998 la prima partita con la fascia da capitano alla guida della formazione nerazzurra, l’anno successivo la definitiva consacrazione: dopo il ritiro di Bergomi e Pagliuca è proprio Zanetti a diventare capitano ufficiale dell’Inter, a soli 26 anni. Nei due anni successivi alcune delusioni, tra cui la sconfitta nella semifinale di Coppa Italia del 2000, ma è il 5 maggio 2002 la beffa più grande: l’Inter dice addio allo scudetto perdendo contro la Lazio e lasciando la strada spianata alla Juventus. Dopo due anni di transizione, lo scandalo di Calciopoli e l’arrivo di Mancini nel 2004, Zanetti e i suoi conquisteranno 2 Coppe Italia, due Supercoppe Italiane e soprattutto 3 scudetti; con Mourinho, arrivato nel 2008, la striscia vincente continuò: subito la Supercoppa italiana, poi lo scudetto e nella stagione successiva il mitico Triplete (scudetto, Coppa Italia e Champions League) a coronare il sogno di una carriera. Con Benitez poi la Supercoppa italiana e il mondiale per club in cui Zanetti segnò anche un gol in semifinale; con Leonardo, sostituto dello spagnolo da gennaio, la Coppa Italia, ultimo trofeo alzato dai nerazzurri fino ad oggi.

NUMERI DI UNA LEGGENDA VIVENTE – 856 presenze con la maglia nerazzurra, 613 in serie A, secondo nel record dietro solo a Maldini (647), 97 in Champions League di cui 82 con la fascia al braccio, che ne fanno il capitano con più presenze della storia in questa competizione. E’ il giocatore con più presenze nel derby di Milano (47), nonché il primatista nella classifica di presenze con la maglia argentina a quota 145. 

UN ADDIO AMARO E IL FUTURO GIA’ SCRITTO – Zanetti non ha preso parte al suo ultimo derby per scelta tecnica, decisione di Mazzarri che ha fatto infuriare i tifosi interisti e ultima a San Siro contro la Lazio con le curve chiuse. E’ pronto però per il Capitano un ruolo nella dirigenza nerazzurra, da decidere ancora con il presidente Thohir: il matrimonio tra Pupi e l’Inter non si scioglierà, né ora né mai.

Mancherà il Capitano, non solo agli interisti ma al calcio di tutto il mondo…

Jacopo Gino @jacopogino

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